Intervista ad Andrea Gullotta: presidente di Memorial Italia

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Si è concluso venerdì 11 novembre il festival Pagine di Russia. La manifestazione, organizzata dalla casa editrice Stilo, in concertazione con la cattedra di russo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha veicolato un esperimento sociale ottimamente riuscito, aprendo squarci di dibattito, riflessione e confronto durante una serie di incontri in cui l’osmosi tra cultura, dissertazione, indagine, dialogo, complicità e sentimento l’ha fatta da padrona.

 24 febbraio. La Russia con gli occhi aperti nella notte triste il titolo dell’edizione di quest’anno, inderogabilmente concatenato alle vicende geopolitiche che oggigiorno si raggrumano nei notiziari e che gli organizzatori hanno provato a trasferire alle più giovani generazioni attraverso un canale innovativo, A lezione di Memorial, ideato da Marianna Carabellese (Stilo Editrice).

Il festival Pagine di Russia…
… organizzato dall’editrice Stilo e dall’Università

Indicativa la coinvolta partecipazione degli studenti del Liceo Linguistico ‘Marco Polo’ e del Liceo ‘G. Bianchi Dottula’, che dopo i primi accenni di timidezza hanno esposto insaziabilmente curiosità, quesiti e perplessità, un vero e proprio attestato che rimarca quanto sia al giorno d’oggi necessario continuare a sensibilizzare ed educare le giovani menti alla cronaca e all’attualità.

Tantissimi gli ospiti, a partire dal regista di Processo alla memoria Konstantin Goldenzweig in diretta streaming, e ancora Andrea Gullotta, presidente di Memorial Italia (la Memorial Society quest’anno ha vinto il Premio Nobel per la Pace), insieme ad altri insigni studiosi di disparate università italiane, da Simone Guagnelli, Giulia De Florio, a Claudia Criveller e Massimo Maurizio. Tutti sono stati protagonisti di incontri diversi ma da un unico trait d’union: permettere alla Storia una riemersione a sostegno del presente, per provare a debellare quella rincorsa anellare di orrore che ancora oggi attanaglia la Russia contemporanea.

In occasione di uno degli incontri del festival, abbiamo avuto appunto l’occasione di conversare con Andrea Gullotta (Università degli Studi di Palermo), presidente di Memorial Italia, che ci ha fornito alcuni spunti di riflessione sul conflitto tra Russia e Ucraina.

Durante gli incontri, abbiamo intervistato Andrea Gullotta

Partirei innanzitutto con Avtobiografiя (Autobiografia), titolo del primo incontro del Festival e soprattutto nome della rivista di cui lei e Claudia Criveller detenete la direzione scientifica: come mai “auto/biografia”?

«Quando si parla di testi legati al gulag, molto spesso si parla di testi con un forte sostrato autobiografico. In realtà però c’è anche una forte necessità, dovuta al contesto storico, di ricezione, di testimoniare la biografia di altre persone, per cui capita molto spesso che chi scrive la propria autobiografia poi scriva anche le biografie di persone che sono state condannate come loro. In generale, anche se lo guardiamo in una prospettiva cronologica più ampia, pensando anche a quello che sta succedendo tutt’oggi con la letteratura russa contemporanea, c’è ancora la necessità di raccontare la biografia delle persone. È rimasta questa doppia tendenza: da un lato è una scrittura autobiografica, basata sulle esperienze personali, ma che ha anche una forte componente biografica per testimoniare cose che non è stato possibile testimoniare per tanti anni o che adesso è assolutamente necessario testimoniare e far conoscere».

E per far conoscere, il Festival Pagine di Russia è un megafono innegabile. Secondo lei in che modo questa manifestazione è in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi così scottanti?

«Io credo che sia un festival straordinario, unico, in Italia e al mondo e non lo dico falsamente. È un vero e proprio miracolo. È raro vedere un’università che instaura una collaborazione con una casa editrice, portando insieme anche gli studenti, la cittadinanza, e di questo bisogna essere orgogliosi. È un Festival che serve molto ad aumentare la conoscenza riguardo a quello che sta succedendo. Per noi di Memorial è una cosa fondamentale questa. Chiaramente il recente vinto Premio Nobel per la Pace ha dato molto in termini di visibilità, ma non è servito ad interrompere le repressioni, non è servito a bloccare certe situazioni. Proprio durante il secondo incontro del Festival abbiamo sentito che Jurij Dmitriev, storico e archeologo russo membro di Memorial, è stato nuovamente punito e messo in una cella di punizione, in una colonia penale lontano da casa. C’è ancora bisogno di informazione, momenti come questo sono molto importanti e quest’anno è stato proprio bello l’incontro con le scuole: è sempre bene incontrare i giovani ma non è scontato che ti ascoltino. La cosa bella di questo appuntamento con le scuole è che da parte degli studenti sono partite domande spontanee, poi dopo gli incontri sono rimasti a parlare a lungo insieme a noi: questa è una storia che finisce qua, bisogna continuare a tramandarla».

Parlando proprio di Memorial, ora che la sede di Mosca è stata ingiustamente liquidata per volere di Vladimir Putin, come crede che si muoveranno i membri dell’ONG? Siete in contatto?  

«Memorial continua ad operare nonostante tutto. Noi siamo sempre in contatto con i nostri colleghi sia in Russia sia negli altri Paesi. Molti di loro sono stati costretti ad emigrare o si sono accorpati ai vari Memorial che sono presenti nelle varie nazioni. È in atto un processo, un ragionamento su come proseguire in futuro, in quale forma. Nonostante la chiusura della sede di Mosca, che ancora non è stata confiscata ma noi ce lo aspettiamo purtroppo da un momento all’altro, sappiamo che il lavoro proseguirà. Ci sono i nostri colleghi ucraini che stanno continuando a lavorare attivamente e quindi siamo fiduciosi che nonostante le repressioni, la storia di Memorial non sia finita. Molti di loro rimarranno lì, hanno riformato il Centro per i Diritti Umani, che adesso sta dando assistenza a moltissimi prigionieri politici che sono stati arrestati perché protestano contro la guerra. Bisogna però cercare anche di ricreare le condizioni affinché Memorial possa continuare il suo lavoro all’estero, in un contesto internazionale, riprendendo le fila della sua mobilitazione internazionale bruscamente interrotta a dicembre scorso».

In conclusione: nel recente articolo di una rivista italiana online ho letto che l’obiettivo di Memorial è quello di ripristinare il rispetto verso il diritto internazionale, proteggendo gli ucraini e tutti i russi e i bielorussi che protestano contro il conflitto. Ovviamente riuscirete a farlo senza sfiorare controversie politiche? Mi dia un commento a riguardo.

«Questo discorso è arrivato alla vigilia della Marcia per la Pace, che si è tenuta sabato 5 novembre, durante la quale noi abbiamo sentito l’esigenza di spiegare quale fosse la posizione di Memorial, non solo di Memorial Italia ma anche di Memorial Internazionale. Se si deve parlare di Pace si deve parlare di Pace sono nel rispetto del diritto internazionale, quindi chiedere all’Ucraina di cedere un pezzo di territorio per raggiungere la Pace non è in nessun modo ammissibile, perché lo stato russo ha invaso uno stato straniero e la Pace potrà esserci solo quando l’esercito russo si ritrarrà completamente, quando i responsabili dei crimini verranno messi di fronte alla giustizia e solo a quel punto si potrò riparlare di Pace. Chiedere in questo momento una Pace basata sulla cessione di territori ad uno stato che ha visto i suoi cittadini stuprati, torturati, è inaccettabile e non possiamo in nessun modo lasciar passare questo messaggio. Per noi era molto importante ribadire questo concetto, senza il quale è inutile parlare di Pace».


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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

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