Musica in periferia: torna la scuola napoletana a Bari grazie ai concerti dell’EurOrchestra

concerto (1)

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Le città di Bari e Napoli sono da sempre state legate a livello musicale dalla cosiddetta “Scuola napoletana”, che si è sviluppata dalla seconda metà del Seicento sino all’inizio dell’Ottocento a Napoli, grazie alla presenza di quattro principali conservatori che hanno attirato un cospicuo numero di musicisti, tra cui molti baresi. La fama di tale scuola è legata soprattutto allo sviluppo dell’Opera, che ha dominato la scena musicale a partire dagli anni Venti del XVIII sec. fino al primo Novecento. Proprio per omaggiare la sua importanza, l’EurOrchestra di Bari ha iniziato una serie di concerti.

L’orchestra – diretta dal maestro Francesco Lentini e composta principalmente da giovani musicisti locali – ha messo in luce il legame tra le due città con il Piccolo Festival “Barisien-Parisien-Napolitain” che presenta dieci concerti dal 31 luglio a metà novembre, in sei aree periferiche della città di Bari.

Questa rassegna fa parte de “Le Due Bari”, un progetto finanziato dalla direzione generale dello Spettacolo del Ministero della Cultura (MiC) per la realizzazione di attività di spettacolo dal vivo nelle aree periferiche della città di Bari. Le prime date dei concerti sono state ad agosto alla chiesa di San Giorgio Martire a Loseto e la chiesa di San Marco a Japigia. L’8 settembre invece si è tenuto un concerto presso la chiesa Stella Maris a Palese. I prossimi concerti saranno il 25 settembre presso San Giacomo a Bari Vecchia; il 9 e 16 ottobre a San Carlo Borromeo al Libertà; il 22 ottobre presso San Pio X al quartiere Stanic; il 6 e 13 novembre presso San Carlo Borromeo al Libertà.

I concerti si sono tenuti…
… in aree periferiche della città

L’obiettivo di questi eventi è far ascoltare in prima mondiale testi inediti di musicisti baresi che hanno fatto parte della scuola napoletana. Questo lavoro di riscoperta è stato possibile grazie all’intervento di Angela Montemurro – compositrice e docente di pianoforte del conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, nonché membro dell’EurOrchestra – che ha ritrovato i manoscritti originali di questi brani e li ha trascritti e reinterpretati.

Abbiamo avuto modo di approfondire l’iter di tale lavoro intervistando la studiosa: «Ho iniziato volendo approfondire il lavoro di Piccinni – compositore barese che ha operato a Napoli – e poi ho scoperto altri musicisti come Nicola De Giosa, servendomi di archivi anche digitali». E continua: «La trascrizione di questi testi non è stata semplice, perché implica anche modifiche e reinterpretazioni senza tradire però il testo originale di partenza». Spiega: «Spesso mi sono ritrovata a riadattare per orchestra testi che in origine erano concepiti per uno strumento solo e canto. Inoltre i manoscritti erano pieni di errori poiché i copisti dell’epoca non erano attenti ai dettagli e non ricontrollavano il lavoro dopo averlo copiato, quindi ha avuto una grande importanza nella trascrizione la correzione di questi errori».

I brani ritrovati sono stati eseguiti dall’EurOrchestra, con il contributo di musicisti solisti, come i cantanti Gianni Leccese, Angela Cuoccio, Antonio Stragapede, Antonia Giove, Sara Visini, Simona Lega, Caterina Pietracito, Guo Tong, la pianista e musicologa Fiorella Sassanelli, il pianista Francesco Nicolosi, il flautista Francesco Scoditti, il violinista Davide Alogna e l’attore Leo Lestingi.

L’EurOrchestra in concerto

La serata di solito si articola in una prima parte laboratoriale-formativa, volta a spiegare le peculiarità dei pezzi presentati e a valorizzare il patrimonio del nostro territorio. Dopodiché inizia il concerto vero e proprio in cui sono presentati brani inediti dei compositori della scuola napoletana, tra cui quelli dei baresi Niccolò Piccinni, Nicola De Giosa, Gaetano Latilla, Pomponio Nenna, Giovanni de Antiquis e del sanvitese Leonardo Leo.

Tra i brani inediti più particolari vi è Uocchie belle sapurite, una canzone composta da Piccinni in lingua napoletana, ritrovata in un manoscritto del famoso copista del Settecento Michelangelo Cuoco, conservato nella Biblioteca Albino di Campobasso. Mentre tra le trascrizioni riadattate da Angela Montemurro vi è il Concerto per 4 violini e basso continuo di Leonardo Leo, rimodulato per quattro violini e orchestra.

Questo festival è anche l’occasione per una riscoperta di autori più sconosciuti come Gaetano Latilla, che visse nel Settecento e fu cantore tra le voci bianche della Cattedrale di San Sabino. Di lui è messa in musica la bellissima aria dal tono tragico Tu mi credi infedel, tratta dall’opera seria Siroe che parla del dolore di un figlio che ha perso la fiducia del genitore. Oltre alla scoperta di autori sconosciuti, sono stati riportati alla luce anche dei generi musicali, come quello delle villanelle, composizioni di musica popolare napoletana sviluppatesi a partire dalla fine del XV sec. fino al XVII sec., antenate della canzonetta e del madrigale. In particolare sono state riprodotte le villanelle dei “musici baresi” del Seicento Giovanni De Antiquis e Pomponio Nenna.

Dopo questa prima parte classica, il concerto di solito continua con una selezione di canzoni napoletane, come Santa Lucia, Te vurria vasà, Reginella, Voce ‘e notte, Monastero e Santa Chiara e si conclude con musiche più contemporanee tratte da autori come Astor Piazzolla, Domenico Modugno e Lucio Dalla.

Il festival “Barisien-Parisien-Napolitain” è un’occasione non solo per conoscere brani di musicisti della scuola napoletana presentati in prima mondiale, ma anche per ridare vita a luoghi più dimessi come le periferie che divengono spazi di scambio culturale.

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Martina
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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