La Grande Guerra mette in ginocchio il Paese, ma a Bari quattro sale cinematografiche resistono
Bari, margherita, posilllipo e lungomare fine anni 20 del 900 copia
Finita la Grande Guerra, la città riprende la sua vita sociale, sia pure immiserita dalle conseguenze belliche. La Puglia, come tutto il Paese, oltre a pagare in termini di vite umane, ha sacrificato al conflitto l’intera flotta della Società di Navigazione Puglia, costituita da 22 navi, requisite dallo Stato e adibite a operazioni militari. Diverse vennero affondate, altre vendute. Le rimanenti continuarono a fare servizi commerciali e postali nell’Egeo, ma l’avvento del Fascismo finì per distruggere definitivamente ciò che restava della prestigiosa ‘Società Puglia’, impoverendo ulteriormente il sistema commerciale della regione.

L’Italia stessa, pur essendo fra le nazioni vincitrici del conflitto, ne esce disfatta, disastrata più della stessa Francia e Inghilterra. Il sistema produttivo, l’industria meccanica e tessile, è a pezzi e l’agricoltura, la maggiore industria del Paese, non è pronta né disposta ad impiegare le centinaia di migliaia di reduci tornati a casa. Basterebbe distribuire le terre incolte o anche parte dell’immenso patrimonio demaniale, ma i latifondisti non vogliono saperne e lo Stato è assente.
Quanti sono addirittura tornati dall’estero per salvare le sorti della Patria per sottrarla agli artigli dell’odiata ‘aquila austriaca’ non hanno scelta: insieme a migliaia di altri disperati riprendono quelle navi per ‘terre assai luntane’ e tornano a emigrare.
Bari piomba in una crisi economica e sociale spaventosa che fa piazza pulita di tutti i piccoli ritrovi più o meno stabili, più o meno economici di piazza Cavour o di vari altri locali di fortuna. Addio, allora, Sala Olimpia, addio Sala Roma, cinema Lux, Savoia, Umberto e Modernissimo o quanto meno arrivederci a tempi migliori.
Ma la vita continua, deve continuare. L’impiegato, i dipendenti pubblici, i commercianti, gli artigiani, i manovali tornano al cinema, mentre l’imprenditore, il latifondista, la borghesia e gli amministratori vanno al cinema e al teatro. Gli unici locali rimasti in attività sono il Petruzzelli, Margherita, Cavour e Trianon.
Il 28 dicembre 1918 inizia al Petruzzelli la stagione lirica 1918/19…
la grande stagione del nostro Massimo – scrive il Corriere il 29 – non poteva iniziarsi in un modo migliore sia per il magnifico colpo d’occhio che presentava il teatro che per la splendida esecuzione della Tosca. Dire che il teatro era esaurito, è troppo poco. Il pubblico volle rivedere il grande tempio artistico di cui Bari giustamente si onora nel suo sfolgorio di luci e di toilette come in altri tempi.
Quella stessa sera il Margherita presentava una commedia napoletana, il Trianon, altra commedia della compagnia ‘La partenopea’, mentre al cinema Cavour davano il film Ercole, un lungometraggio in 5 atti interpretato dalla stella del cinema Gigetta Morano.
Il 3 maggio 1919 poi, nella solita, immensa piazza Cavour, il cav. Michele Marroccoli inaugura l’Arena Eden, il primo cinema-varietà all’aperto della città con la stessa insegna di quel cinema dei coniugi Dacome nel 1902.
Al nuovo locale è stato concesso un recinto assai ampio dove il proprietario ha potuto allestire 1.600 posti a sedere con platea e distinti a prezzi non proprio modici: 40 centesimo per i primi, 55 per i secondi. Nella serata inaugurale si proietta un lungometraggio di avventure poliziesche dal titolo Il triangolo giallo, diviso in quattro parti con una pellicola di 2.500 metri ciascuno. Ogni parte ha il suo titolo: Il cavaliere del triangolo, L’acqua che parla, Il mattone insanguinato e La rivincita di Za.
Sembra inverosimile – commenta il cronista – ma l’intera pellicola è di una lunghezza sterminata: 10mila metri. Interpreti di questo poderoso lavoro sono Emilio Ghione e Arturo Sambriccini. Per l’avant-spettacolo l’impresa ha ingaggiato una sceltissima orchestra composta di venticinque elementi che eseguono brani scelti di ottima musica. Naturalmente, è superfluo aggiungere, che per tutte le quattro serate il pubblico è accorso numeroso.
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.