Storie di Puglia – La leggenda di Pizzomunno e Cristalda
Pizzomunno
Oggi ci spostiamo sulle meravigliose spiagge del Gargano per parlare non di un evento storico bensì di una delle leggende più romantiche della Puglia: l’amore fra Pizzomunno e Cristalda.
Qualche mese fa, quando visitammo l’incantevole Vieste, abbiamo accennato a questa storia e in questo periodo di tensioni e guerre vogliamo dedicare, per allietare i nostri cuori pesanti, qualche riga in più a questa meravigliosa leggenda che da sempre ispira poeti e cantori.

L’amore fra Pizzomunno e Cristalda
Tutto parte dal forte legame che unisce due giovani innamorati: Pizzomunno e Cristalda.
Il ragazzo era un pescatore alto e robusto che di giorno solcava le acque cristalline che bagnavano il litorale della “perla del Gargano”: Vieste.
Da quanto narra la leggenda, le acque dell’Adriatico, così cristalline da sembrare magiche, erano all’epoca abitate dalle capricciose sirene che, invaghitosi del giovane Pizzomunno, salivano in superficie per sedurlo con le loro voluttuose fattezze e l’ipnotico canto.
Ma l’amore, se è vero e sincero, riesce a rendere sordi e ciechi gli uomini, così nonostante le mille tentazioni, il giovane aveva occhi solo per la sua bella Cristalda e non accettava minimamente le lusinghe delle sirene.
Ma come diceva il drammaturgo e poeta William Congreve (1670-1729):
Il cielo non conosce ira pari all’amore che si trasforma in odio, né l’inferno una furia pari a una donna respinta
Così le sirene, indispettite dalla riluttanza del giovane, ordiscono un osceno piano: rapire la giovane Cristalda e portarla con loro negli abissi profondi.
La sirene rapiscono la giovane
Attendono il momento giusto, spiando da lontano le passeggiate della coppia e quando i giovani in una malaugurata notte, vinti dal sonno si assopiscono, su una piccola isola posta di fronte alla riva, cullati dal rilassante ondeggiare del mare, le perfide sirene emergono fulminee dalle acque e trascinano con loro Cristalda in catene.
Il destino di Pizzomunno
A nulla servono le urla dell’innamorato e il suo inseguimento nelle buie spire del mare, la giovane è ormai perduta.
Al mattino gli abitanti del luogo, scesi in spiaggia, trovano una terribile sorpresa: il giovane affranto dal dolore si è trasformato in un enorme megalito di pietra bianca.

Dunque finisce così? Due cuori spezzati? No, questa una storia ha un lieto fine, perché tradizione vuole che le tremende sirene si commuovano e consentono a Cristalda ogni cento anni di emergere dagli abissi marini per riabbracciare per poche ore il suo antico amore.
Una versione della leggenda è riportata dallo scrittore e giornalista Beltramelli Antonio (1879-1930) nel libro Il Gargano del 1907:
Una volta viveva a Vieste una fanciulla come non se n’eran vedute mai; la sua bellezza superava il sole, era come l’occhio del Signore; le sirene in gelosia e un giorno in cui ella andava sola attendendo il suo amico, la rapirono.
Ora vive in fondo al mare, incatenata agli scogli. Il suo amico piange eternamente e la sospira e l’attende su la spiaggia. Una volta ogni cent’anni, le sirene si commuovono e gli amanti possono avere un giorno d’amore, ma verso sera, allorché, illusi dalla loro libertà, fanno per andarsene, le sirene tirano la catena alla quale la fanciulla è avvinta ed ella ripiomba nel mare e per altri cento anni il pianto dell’amato, simile al gemere delle onde, corre la tempesta ed il sereno
Oltre chiaramente alla splendida e struggente canzone di Max Gazzè.
Copertina: John W. Waterhouse, Sirena, 1900, Olio su tela, Londra, Royal Academy of Arts
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.