Storie di Puglia – Armida o Siffridina? Il fantasma con due nomi
Armida Siffridina
I nostri viaggi nella storia e nel folklore pugliese quest’oggi ci portano nella seducente città di Trani, in particolare nel suo castello edificato da quel Federico II di Svevia che già in passato ha attirato la nostra attenzione con la sua passione per Bianca Lancia e il suo incontro con san Francesco d’Assisi.
In questo caso però il protagonista della nostra storia non è l’imperatore tanto amato in Puglia bensì il fantasma di una donna o forse due…
Anche qui, come spesso capita, la leggenda si confonde con la storia.
La leggenda della bella Armida
Si racconta infatti che la bella Armida moglie del castellano si fosse innamorata di un attraente cavaliere e avesse iniziato con lui una relazione clandestina.
Il marito adultero, poco propenso a chiudere un occhio, per difendere il suo onore ferito, fa uccidere a coltellate l’amante e imprigiona sua moglie nelle segrete.
Qui, la donna venuta a conoscenza della fine del suo amante, muore per la disperazione.
Chiaramente, la donna nella credenza popolare sarebbe il misterioso fantasma che alcuni visitatori dicono di aver visto muoversi nelle stanze del castello.
Pur volendo credere per un attimo alla presenza di un fantasma, sembra però che non ci siano tracce documentali di questa nobildonna Armida e fra le tante ipotesi fatte in proposito, una delle più accreditate, è che il suo nome di fantasia sarebbe ispirato ad un personaggio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso:
D’abito o di beltà forme sì care.
D’auro ha la chioma; ed or dal bianco velo
Traluce involta, or discoperta appare.
Così la descrive Tasso nel IV Canto del suo capolavoro.
La storia della contessa Siffridina
Questa è la leggenda, ma ora veniamo alla storia. Nel 1279 all’interno delle mura del castello di Trani è effettivamente morta, dopo una lunga prigionia a pane e acqua iniziata nel 1268, la contessa di Caserta Siffridina Gentile.
La nobildonna sposa di Tommaso Sanseverino detto “il Vecchio”, conte di Caserta e Signore di Lauro, rimase fedele a Federico II e a suo figlio Manfredi fino al suo ultimo respiro e si oppose a Carlo d’Angiò quando questi ne conquistò le terre.
Per questo fu incarcerata nel castello di Trani e morì in prigionia ed esiliata dalla città di Caserta che tanto aveva amato.
È facile pensare, quindi, che ad una storia reale si siano sovrapposti elementi fantastici che abbiano abbellito la realtà dei fatti, ad esempio la sfortunata contessa morì ottantenne in prigionia, invece il fantasma inquieto è descritto come quello di una giovane donna.
C’è però un’altra piccola curiosità: se accettiamo l’esistenza dello spirito e se è vero che Armida e la contessa sono la stessa persona, il fantasma di Siffridina sembra avere il dono dell’ubiquità perché suol visitare spesso anche la Torre normanna del castello di Casertavecchia, borgo a nord-est dell’attuale Caserta.
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.