Il cinema e i suoi cambiamenti: il secondo volume di “Il cinema nei cinema di Bari” di Mascellaro

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Il secondo volume dedicato al cinema di Bari di Nicola Mascellaro somiglia molto a quel nastrino d’argento che automatizzava i comandi di macchina nelle cabine di proiezioni. L’autore ci parla di un cambio di prospettive, inquadrandolo in un preciso periodo storico e documentandolo in modo certosino, quando l’arte cinematografica si trovò ed essere soggetto e oggetto di riforme essenziali.

Il cinema del secondo dopoguerra

Difatti, negli anni successivi al secondo dopoguerra, la settima Arte si trovò a doversi reinventare nelle tecniche e nei contenuti. Mascellaro dà un focus preciso: dal 1954 al 1960; esamina sei anni densissimi, offrendoci un racconto appassionante e mai noioso, capace d’essere al contempo approfondimento e narrazione, informazione e ricordo, cronaca e poesia, dramma e commedia.

Le modalità di proiezione

Ciò che arrivò, tra le poltrone dei cinema baresi fu il risultato di due sfide. Una, raccolta dagli Stati Uniti e concentratasi prevalentemente, sulla τέχνη, ovvero sulle modalità di proiezione, forse le uniche in grado, di poter disinnescare la rivoluzione portata, nelle case e nella società, dalla diffusione della TV.

La televisione in un cinema

In questi anni, gli studi di produzione, riprendono e valutano diversi progetti, per innovare la proiezione, dal 3D agli schermi per il Cinerama (costosissimi), fino ad arrivare al più esportabile e conosciuto CinemaScope.

L’attrice Marilyn Monroe

Il prodotto filmico, anche grazie alle innovazioni nel campo del suono, è proposto come esperienza immersiva; lo spettatore è circondato, dall’azione cinematografica. Ora disperso nelle sterminate praterie del western alla John Wayne, ricondotto nei luoghi della Bibbia e della Passione di Cristo (I dieci comandamenti – 1956, il Re dei re – 1961, La Tunica – 1954, Ben Hur – 1959 ecc.), o stupefatto nel classicismo dei cicli sword and sandal (Cleopatra – 1963, Elena di Troia – 1956 e altri). Non solo, il cinema americano ricomincia a rinvestire nelle pellicole a colori, impegnando cifre considerevoli, per lo sviluppo delle pellicole, in Technicolor.

Circa la ricerca dei contenuti, tutto è ancora rallentato dai sospetti del maccartismo.

L’unica speranza proviene dalla scoperta di un nuovo fruitore della cinematografia: il teenager che fino ad allora, era stata una figura di sfondo, sia nelle trame, che nel business di Hollywood. Se vogliamo, la nascita dei primi drive in, guardano alle esigenze dei giovani, una generazione splendidamente raccontata in “Gioventù bruciata” di Ray (1955), film che fu analisi e manifesto di quella ribellione che coinvolse le imposizioni soggiacenti nella famiglia americana tradizionale.

Le recensioni di Virgintino

Fedele al modello del primo volume di questa saga, Mascellaro impreziosisce il consistente materiale storico e narrativo, con le recensioni di Piero Virgintino, il cui acume e capacità di sintesi dovrebbero essere un faro, per lo stuolo di critici cinematografici che, grazie ai social, risulta essere più corposo degli stessi spettatori che convengono in sala.

Virgintino recensisce “Il tetto” di Vittorio De Sica (1956), con queste parole:

Il regista arriva alla polemica in modo indiretto, ma senza acrimonia, con un senso di accettazione che non raggiunge mai la disperata situazione di Umberto D., né la solitudine di Ladri di biciclette dove la solidarietà era negata. De Sica con la sua ispirazione calda e vibrante è tornato alla prima fonte del neorealismo che sembrava essersi esaurita ed invece, ha ritrovato nuove poetiche espressioni.

I contenuti

La seconda sfida riguarda i contenuti. Pur avendo adeguato un gran numero di sale, con i nuovi standard provenienti dall’America, il cinema in Italia sembra non saper più parlare ai suoi spettatori. Il neorealismo ha perso mordente e lo spettatore è stanco di vedere rappresentate le privazioni e i disastri dell’ultimo conflitto mondiale. Vuole ricostruirsi, assieme alla sua nazione. Da noi, l’inaugurazione delle trasmissioni televisive e il benessere del boom economico sono complici in questa revisione d’identità. Il cinema e le sue “nuove poetiche espressioni”, si propongono di sottrarre alla televisione (cfr. Carosello) l’egemonia sulla formazione dei gusti e del carattere dei cittadini.

“Dopo il neorealismo il cinema italiano stenta a trovare un nuovo genere” (pag.423), gli stenti finiranno con la nascita della cosiddetta Commedia all’Italiana che tralascia la formazione caratteriale dell’italiano e si dedica alla descrizione dei suoi vizi e delle sue virtù.

Attori e registi

Le figure del cinema, siano esse attori o registi, divengono punti di riferimento. Il pubblico va al cinema, per “vedere” Alberto Sordi, Totò, Vittorio Gassman, Monica Vitti, Marcello Mastroianni, e così via, oltre il richiamo dei nuovi titoli. Lo stesso fenomeno vale, per quelli che sono dietro la macchina da presa, ormai definitisi “autori”, nonché creatori onnipresenti, nella realizzazione della loro opera, si pensi a Fellini, Risi, Visconti, Antonioni, il primo Pasolini il cui stile è rinvenibile, fin nei primi fotogrammi dei loro film.

L’attore Alberto Sordi

L’opera di Mascellaro ci mostra, tra le trame dei film e le biografie dei divi, come si muove il pubblico, nello specifico quello barese, in questa ridefinizione. Le sale cinematografiche iniziano ad essere luoghi di intrattenimento ma anche di discussione, di critica e di confronto. La forza immersiva voluta e promossa in America, in Europa e in Italia si espande in atto coesivo.

Dal neorealismo rosa dei “Pane, amore e…”, all’esistenzialismo di Antonioni (Il grido, 1957; L’avventura, 1960) passando per l’incanto felliniano (La dolce vita, 1960), alla drammatica attualità di Visconti (Rocco e i suoi fratelli 1960), alla denuncia pasoliniana (Accattone, 1961; Mamma Roma, 1962) e senza tralasciare alcuna intuizione autoriale, il cinema riesce a non esser solo un fatto di costume ma viene trasformato, dai suoi stessi fruitori, in ποίησις ovvero in arte che veicola contenuti e forgia personalità e ideologie.

Il finale del volume

Nel primo volume, in appendice abbiamo l’elenco, curato da Gigi De Santis, delle sale di Bari con relativa data di apertura, nel secondo troviamo, con non poca tristezza, immagini e nomi di cinema oramai chiusi o soppiantati da condomini modernissimi.

Il risvolto di copertina riporta che questo è l’ultimo capitolo della storia, speriamo non sia così. Il cinema ci ha raccontato ed è necessario raccontarlo. Un’operazione storico letteraria, come questa non può esser letta come un revival nostalgico. Ogni singola pagina è un biglietto d’ingresso, per entrare a vedere un luogo unico e che va sempre difeso. Forse uno dei pochi luoghi dove oggi è ancora lecito sognare, incontrarsi e provare a formarsi.


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Luca Anaclerio (Bari 1978), dopo la maturità classica, intraprende gli studi umanistici presso l’Università di Bari. Dal 2010 entra a far parte della Direzione del Cinema Splendor di Bari dove attualmente è impiegato.

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