Mentre il Paese è in piena crisi politica, nel 1921 si inaugura a Bari il Cinema-teatro “Il Sociale”

Quando andavamo al Cinema - 1

Quando andavamo al Cinema - 1

Come annunciato, eccoci all’avvio della nuova stagione della Rubrica, “Quando andavamo al cinema” , curata di Nicola Mascellaro . Si riparte dagli inquieti e contraddittori anni che precedono l’ascesa del Fascismo, caratterizzati dalla drammatica situazione ecumenica del Dopoguerra e dalla voglia comunque di vivere e divertirsi con nuovi spettacoli e il nascente “nuovo teatro”: il cinema.


Il 17 novembre 1919 s’inaugura un altro locale con una vecchia insegna: il cinema Varietà Italia «con la filma I morti ritornano, un dramma di avventure emozionanti interpretato da Fede Sedino, Angelo Raruffi e Luigi Cavallini. Segue brillantissima scena comica», si legge nella locandina.

Un anno dopo, il 24 novembre 1920, il varietà Trianon annuncia un breve periodo di chiusura per lavori di restauro e rinnovo di addobbi e decorazioni «in modo che diventi un ritrovo di prim’ordine per tutta la famiglia», indicando la data di riapertura e inaugurazione per il 4 dicembre 1920. Ma nel corso dei lavori il Varietà cambia di mano e diventa Varietà Modernissimo:

risorge in una festa di luce ed eleganza e s’inaugura questa sera il Modernissimo – scrive il Corriere – con un programma di varietà scelto con cura sagace allo scopo di richiamare a un divertimento sano le nostre migliori famiglie e il nostro migliore pubblico.

Nel programma inaugurale ci sono i nomi dei più acclamati artisti di varietà d’Italia e fuori: la Diavolina, chiamata per la sua verve ‘il folletto in marsina’; il rinomato Duo Colombo, uno dei più versatili duetti per eleganza e vastità del loro repertorio; la Lina Resal, detta ‘Perla di Granada’, viene dalla nativa Madrid ricca di un repertorio di danze spagnole; Romano Romani, un’attrazione strepitosa nel suo numero di Mefistofele al trapezio volante… e una comica esilarantissima.

Data la bellezza degli spettacoli siamo certi che il pubblico affollerà la sala divenuta più ricca e accogliente per la quale l’impresa ha dovuto coraggiosamente affrontare spese fortissime, 

continua il Corriere che elenca i prezzi: 35 lire per i palchi di prima e seconda fila; 8 lire per una poltrona, 5 per la poltroncina, 3 lire per un posto in platea e 2 lire pagano i ‘militari di bassa forza’ e bambini.

La guerra, come tutte le guerre, e il traumatico Dopoguerra, ha stravolto il sistema economico e produttivo del Paese, l’aumento delle materie prime ha prodotto un aumento della disoccupazione, dell’inflazione e delle proteste: la promessa della distribuzione delle terre demaniali e incolte è rimasta una promessa e i latifondisti piuttosto che investire in agricoltura hanno preferito puntare alla richiesta di liquidità delle banche e delle società del Nord per riconvertire l’industria bellica in quella civile.

Cinema e teatri in legno…
… accanto al Petruzzelli

Eppure, nonostante il clima generale sia altamente surriscaldato, il 10 febbraio 1921 si annuncia l’apertura di un nuovo Cinema-teatro, il Sociale in via XXIV Maggio: una grande sala con un secondo ingresso in via Bozzi «un locale magnifico con una comoda platea, palchi spaziosi, decorazioni ricche, semplici e profusione di luci. Tutto è stato disposto perché Bari abbia un nuovo splendido teatro degno di una capitale» scrive e conclude il Corriere delle Puglie.

Il Sociale è inaugurato la sera del 12 febbraio con uno spettacolo del Balletto Classico del Teatro Imperiale di Mosca. Di seguito si esibiscono: 

Zara, prima stella lirica D’Auterville; le quattro sorelle Merkel, celebri contorsioniste; molto ammirati gli equilibristi The Torkids, i giocolieri Lison e Partierin, il bravo pittore con stracci Dixon; gli acrobati musicali The Pulos e le divette Werner e Ninon Mavel» uno spettacolo di tre ore con prezzi non proprio modici. Ma il ritrovo è elegante come pochi e, commenta il cronista, «si sentiva in Bari il bisogno di una sala per società che riunisse i pregi dell’ampiezza e dell’eleganza intonata alla modernità.

Sembra che i baresi non avessero altro per la testa che pensare a divertirsi, ad andare a teatro, al cinema. Ma così non era: tutto il Paese è in preda a scontri sindacali e politici gravi, con morti e feriti ovunque. La tensione sociale è al limite della guerra civile. Il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti si è dimesso, non è riuscito a mantenere l’ordine pubblico quotidianamente turbato dalla sedizione socialista e dalla reazione dei fascisti. E l’anno termina con l’assassinio del deputato socialista Giuseppe Di Vagno il 26 settembre a Mola.

Il presidente Giovanni Giolitti
Il deputato socialista Giuseppe Di Vagno

Bibliografia

  • Nicola Mascellaro, Una finestra sulla storia, Edisud spa, vol. 1 -2
  • Nicola Mascellaro, Quando andavamo al cinema, Di Marsico Libri
  • U Cenematògrefe di Gigi De Santis del Centro Studi Don Dialetto

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Nicola-Mascellaro
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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