In giro tra i “gironi” del Dante barese

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Quale città non ha un monumento, una piazza, una via dedicata a Dante Alighieri? Ovviamente anche Bari ce l’ha, ed è la strada più lunga del centro cittadino. Francesco Quarto ci porta in giro per essa e ci trasporta idealmente tra i “gironi” della Commedia più famosa del mondo, mostrandoci gli antichi codici conservati nella sua, e nostra, amata Biblioteca Nazionale.


Percorro via Dante in questo plumbeo, triste, desolato e “distanziato” inverno, e ricordo che questo è l’anno dantesco, che celebra il settecentesimo anniversario della morte del “sommo poeta”.

Ho or ora terminato la lettura de Il Circolo Dante di Matthew Pearl, un noir americano ambientato nella Boston del 1865. Si è appena conclusa la guerra civile e celebri poeti d’oltreoceano, Longfellow e altri, sono impegnati nella traduzione della Commedia e nella salvaguardia di se stessi dalle minacce di un serial killer che si ispira ai gironi dell’Inferno e al contrappasso per compiere efferati omicidi rituali. Siamo calati in atmosfere dantesche, non c’è che dire! Provo allora a esorcizzare tutto il grigiore e il malumore con qualche considerazione leggera, se non ridanciana, a modo mio.

Libri e strade, recensioni e jogging, cosa scegliere? Recensire la Divina Commedia? Lungi da me, chi se li sente i nostri dantisti locali, gli amici Nino Gargano e Domenico Cofano, quelli mi inseguono fino alle Grotte di Castellana (location di Hell in the Cave) e mi seppelliscono nell’anfratto più profondo a testa in giù a farmi rodere il cranio. Recensire il giallo americano? Non ne vale la pena, a dire il vero un po’ barboso e con finale scontato.

E allora passo alla maratona su via Dante. Si, perché di maratone si tratta! Ho infatti scoperto che quella è la strada più lunga della città “intra moenia.

L’asse viario nasce nei pressi del Cimitero Monumentale sulla piazzetta Francesco Crispi, con la denominazione di via Mario Pagano (martire del 1799) per prendere il nome più noto dopo aver attraversato via Brigata (siamo al quartiere Libertà) e continua a lungo fino a corso Cavour (quartiere Murat), ma non termina qui, anzi, si riprende e sotto le mentite spoglie di via Imbriani (quartiere Madonnella) prosegue fino a “riveder … le onde” in riva al mare (piazza Diaz).

Fateci caso, è lunghissima, certo non compete con via Napoli o via Amendola, corso Alcide de Gasperi o via G. Petroni, che vanno oltre il circuito “storico” della città verso le ex frazioni, né tantomeno con via Capruzzi, poi Oberdan, che, appunto è la strada extramurale per antonomasia. Abbiamo calcolato la sua percorrenza: oltre due chilometri! Saranno gradite smentite.

Beh, una recensione mi tocca! E proprio alla Commedia, ma sarà fasulla, come le altre che già vi ho propinato con le mie digressioni.

Ai tempi in cui mi toccava dirigere mandrie di ragazzini, scolari, studenti, gruppi di lettura, ospiti di strutture di accoglienza delle più svariate disabilità, nei meandri della Biblioteca Nazionale di Bari, per guidarli nelle periodiche visite istruttive, terminavo spesso il tour con una sorta di sceneggiata per la quale dovevo ricorrere al supporto dei custodi nell’insolita mansione di facchini.

Dante incontra Brunetto Latini

“E per chiudere la vostra visita vi mostrerò il libro più grande e quello più piccolino conservato nei nostri smisurati depositi” – esordivo – e tiravo fuori le nostre “Divine Commedie”. Quella illustrata dal pittore Amos Nattini (Genova 1892 – Parma 1985) nel 1936, stampata a torchio su “carta a mano” e con caratteri ideati dall’illustratore. Alta ben ottantaquattro centimetri, per sollevarla e spostarla era necessario lo sforzo di almeno tre forzuti, tanto era il suo peso (mai calcolato naturalmente).

Amos Nattini, Divina Commedia, Purgatorio, canto XXVI. Nella settima ed ultima cornice, dalla schiera dei Lussuriosi si avvicina a Dante l’anima di Guido Guinizzelli

E mentre i curiosi visitatori ammiravano le eleganti, ma pur sempre raccapriccianti, raffigurazioni dell’Inferno dantesco rese dal pittore genovese, con un coup de theatre, andavo a estrarre dalla tasca il minuscolo volumetto della Galleria dantesca microscopica, trenta fotografie dei disegni di Scaramuzza, una sorprendente edizione della Hoepli del 1880, di ben sei centimetri di altezza e dell’irrisorio peso di pochi grammi. Applausi. Cala il sipario.

Cosa conta a questo punto raccontare ai visitatori che in quella biblioteca sono notificate ben quattrocentoquarantasette schede delle numerosissime edizioni del poema dantesco, di commenti, parafrasi, di tutti i tempi e di tutte le dimensioni, a partire da quella veneziana del 1596 curata dall’umanista Cristoforo Landino?


Bibliografia:

  • Galleria dantesca microscopica, 30 fotografie dei disegni di Francesco Scaramuzza, con il testo di Cesare Fenini Milano, Hoepli, 1880.
  • Dante Alighieri, La Divina Commedia. L’Inferno [immagini di Amos Nattini]. Milano, Officine dell’Istituto nazionale dantesco, 1936.

Francesco Quarto

Foto: Nicola Antonio Imperiale

Percorro via Dante in questo plumbeo, triste, desolato e “distanziato” inverno, e ricordo che questo è l’anno dantesco
Passo alla maratona su via Dante. Si, perché di maratone si tratta! Ho infatti scoperto che quella è la strada più lunga della città “intra moenia
Nasce con la denominazione di via Mario Pagano (martire del 1799) per prendere il nome più noto dopo aver attraversato via Brigata (siamo al quartiere Libertà) e continua a lungo fino a corso Cavour (quartiere Murat)
Abbiamo calcolato la sua percorrenza: oltre due chilometri!

Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari e l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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