Sulle tracce degli antichi mestieri per le vie di Lecce

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Con il continuo evolversi della tecnologia, il mondo del lavoro è cambiato notevolmente, dando vita a grandi trasformazioni e a nuove figure professionali. Lavoro e tecnologia sono due elementi interconnessi tra di loro e oggi, anche i mestieri più tradizionali come quelli degli artigiani, si appoggiano sempre più ai benefici dell’informatica e di moderne tecniche di produzione. Eppure i paesi pugliesi conservano gli indelebili segni di “antichi mestieri” che hanno contribuito a rendere unica la storia della nostra terra, colma di tradizione, semplicità e raffinatezza. Segni che possiamo riscoprire passeggiando per le vie del centro.

Siamo a Lecce e oggi vogliamo parlarvi di mestieri “perduti” che continuano a testimoniare la loro secolare presenza nei nomi delle strade del centro storico. 

Porta San Biagio (foto: Teresa De Robertis)

Partendo da Porta San Biagio, una delle porte di accesso al centro storico di Lecce, ci imbattiamo immediatamente in una piccola traversa che porta il nome di “via delle Beccherie Vecchie”, luogo in cui erano ubicate le principali macellerie della città e in cui era stata realizzata una rete di canali di scolo ad uso delle botteghe, che confluivano in una cloaca. 

Targa via delle Becchiere Vecchie

Percorrendo poi via dei Perroni, oggi famosa per la sua movida, birrerie e ristoranti, ci incamminiamo verso la meravigliosa Chiesa di Santa Chiara, barocca nella facciata e custode di un prezioso tesoro al suo interno. I lavori di realizzazione iniziarono nel 1429 per opera dell’architetto Giuseppe Cino e fu quasi completamente ristrutturata tra il 1687 e il 1691, anni in cui in Salento così come in tutta Italia, l’arte barocca si manifestava nel suo massimo splendore.

Chiesa Santa Chiara
Particolare del portone

Il sorprendente e singolare controsoffitto della Chiesa di Santa Chiara è un’opera unica in Puglia. Progettato e realizzato dall’architetto leccese Mauro Manieri, imitando i contemporanei esemplari in legno, fu completamente realizzato in cartapesta.

Soffitto in cartapesta della chiesa

É costituito da 300 moduli in cartapesta per una superficie totale di 300 mq. Lavorarono all’importante opera numerose botteghe posizionate nella via che affianca la chiesa e che porta proprio il nome di “via Arte della Cartapesta”.

Via Arte della Cartapesta

Molte inoltre le preziose testimonianze in cartapesta anche al suo interno, come il busto del Cristo e la Statua di Santa Lucia

Busto del Cristo
Statua di Santa Lucia

L’arte della cartapesta fu importata intorno all’anno 1000 dagli Arabi in Spagna e da qui si diffuse in tutta Italia intorno al XV secolo. Il successo di questa particolare arte si diffuse in Salento molto rapidamente diventando un prodotto “alla moda”, in quanto di rapida esecuzione e capace di imitare materiali preziosi e conferire ad oggetti di grandi dimensioni, come le statue sacre, una leggerezza tale da sostituire progressivamente le pesanti statue lignee.

Ma non ci fermiamo qui e continuiamo la nostra passeggiata inoltrandoci infine tra gli ingarbugliati viottoli del centro storico leccese, in direzione della Basilica del Rosario, ci imbattiamo in via dei Figuli. 

Targa via dei Figuli

Nell’antichità “figulo” era il nome dei maestri vasai e artigiani della terracotta, che hanno rappresentato e continuano e rappresentare tuttora un’eccellenza dell’artigianato salentino. 

Via dei Figuli ha ospitato fino ai primi anni del 1800 le botteghe dei grandi maestri vasai leccesi. Molteplici erano le forme e gli utilizzi di vasi e terracotte: potevano essere usati per conservare fichi secchi, olive, legumi. Semplici o con motivi floreali potevano contenere piante e abbellire balconi e terrazze.

Contenitori di terracotta
Impasto di argilla lavorato con i piedi

Molte altre professioni artigiane sono invece destinate a scomparire senza lasciare traccia, portando con sé parte delle nostre radici storiche-culturali, a meno che le realtà locali, grazie all’azione di associazioni e magari di istituti scolastici, e attraverso la promozione di laboratori e incontri didattici, non inizino a coinvolgere anziani maestri artigiani, per far conoscere ai giovani professioni ormai quasi del tutto dimenticate quali ad esempio: lo stagnino in grado di riparare i vecchi oggetti in metallo, lo scarparo, un tempo l’unica possibilità di riparare vecchie scarpe anziché comprarne nuove, l’ombrellaro e le tessitrici con i loro enormi telai in legno d’ulivo o i panari che intrecciavano giunchi per realizzare pratici e pregevoli cestini.

Venditore di cesti di inizi ‘900
Scuola di tessitura di inizi ‘900

Fotografie d’epoca tratte dal libro: Arti e Mestieri nell’area della “Cupa” a cura del Crsec Le/39 di San Cesario di Lecce

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Nata a Canosa di Puglia, vive a Bari da circa 30 anni dopo una Laurea in Informatica e Comunicazione Digitale presso l'Università degli Studi di Bari.
Ha iniziato la sua carriera lavorativa come Web Developer per poi spostarsi nel settore geospaziale grazie al ruolo di Product Specialist per il mercato dei dati satellitari presso la società Planetek Italia.
Appassionata di enigmistica, faidate (ogni oggetto abbandonato, nelle sue mani riprende vita), natura, Spagna e Cammino di Santiago.

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