Santa Maria del Buon Consiglio: la chiesa che racconta la storia della città di Bari

Buon Consiglio

Buon Consiglio

Passeggiando per Bari Vecchia è facile incrociare scorci e luoghi suggestivi, una delle zone più interessanti del quartiere è la strada di Santa Maria del Buon Consiglio dove si trovano i resti della omonima chiesa, situata a meno di 100 metri da piazza San Pietro. Della chiesa abbattuta degli anni ’30 restano solo le colonne e il pavimento musivo ma anche così è da considerare la zona un vero e proprio museo a cielo aperto, molto apprezzato dai turisti e amato dai baresi.

Strada Santa Maria del Buon Consiglio
I resti dell’antica chiesa

“La Madonna del Popolo” diventa del “Buon Consiglio”

Parliamo di una chiesa antichissima, lo storico Beatillo scrive che già esisteva nell’anno 946 anche se era “nominata allora la Madonna del Popolo” e fu teatro di un violento scontro fra i baresi e i nobili bizantini. Questi ultimi si erano arrogati il diritto di portare le novelle spose all’altare e la cosa non andava a genio ai padri baresi che si sentivano fortemente offesi da quest’atto. Questa controversia si trasformò presto in uno scontro armato che portò a parecchie perdite da ambo le parti. La Chiesa decise allora di abolire questa usanza, e secondo la tradizione, è per questo che all’edificio fu cambiato nome.

Questi dunque furono gli homicidij che accadettero in Bari e furon causa che si levasse del tutto quella pessima usanza e che il popolo Barese, per la risolutione fatta nella Chiesa accennata, le mutasse l’antico nome, chiamandola, come ancor hoggi si appella, Santa Maria del Buon Consiglio.

Come riportato nella Historia di Bari di padre Antonio Beatillo.

Dell’antica chiesa…
… resta poco…
… ma nella piazzetta svettano le colonne

Le notizie storiche

Sulla chiesa ci sono poche notizie certe. Risale alla fine del IX e doveva essere costituita da una struttura a tre navate. Nel XI e XII secolo fu sottoposta a ristrutturazione e i pilastri originali furono sostituite con colonne romane di spoglio. Altre notizie risalgono al 1560 quando fino al 1824, fu trasformata in un monastero per l’assistenza di giovani orfane, dalle monache che seguivano la regola di S. Agostino conosciute come “Rocchettine”. Nel 1939 dopo un lungo periodo di abbandono, l’edificio fu demolito.

La zona dopo l’abbattimento dell’edificio e prima del 1985 (ph Schena Editore)

Il risultato dei lavori

Nel 1985 dopo 3 anni di lavoro sul sito dove sorgeva l’antica chiesa, il professore e archeologo Nino Lavermicocca in collaborazione con la Soprintendenza dei monumenti e dell’archeologia, oltre ad una capanna di forma circolare dell’età del bronzo dietro l’abside, portò alla luce tre livelli di pavimentazione che segnavano le diverse epoche dell’edificio.

Il sito durante i lavori (ph Schena Editore)

Il primo a soli 50 cm dal piano stradale era dell’edificio del XVIII secolo. Il secondo apparteneva invece a quello dell’XI-XII secolo ed era tassellato con diversi motivi decorativi (scacchiere, fiori, rombi). Al di sotto di quest’ultimo è stato trovato il terzo strato, un frammento musivo risalente al IX-X sec., composto da formelle policrome di marmo combinate in figure geometriche.

Il frammento musivo

La chiesa era stata edificata su un sepolcreto altomedioevale le cui tombe erano state danneggiate dalla costruzione di una galleria-cisterna. Un secondo sepolcreto a due livelli, fu trovato nella zona retrostante l’abside. All’interno di queste tombe furono recuperate brocchette di ceramiche, pendagli e monete bizantine che testimoniano la ricchezza dell’insediamento dell’epoca.  

I capitelli corinzi sulle colonne

Quello che resta della chiesa

Nell’agosto del 1938, durante le operazioni di demolizione del tempio, fu rinvenuto su un pilastro un dipinto una Madonna con il bambino dell’700, la sua riproduzione è ancora presente nella piazza.

Il dipinto originale (ph Schena Editore)
Nella piazzetta ora c’è…
… una sua riproduzione

Della chiesa e dei suoi interni non sono facilmente reperibili disegni o documentazione fotografica, però oltre alle colonne con capitelli corinzi che ancora svettano nella piazza, all’epigrafe posta sul muro perimetrale della chiesa quasi coperta dall’erbaccia e alla targa che celebra il ritrovamento delle colonne nel 1939, sembra sia sopravvissuto anche l’altare maggiore del XVIII secolo che attualmente è nella chiesa di San Pasquale nel quartiere omonimo, come riportato in una apposita epigrafe.

Iscrizione sul muro perimetrale
… targa celebrativa
Epigrafe e…
… altare nella chiesa di San Pasquale

Insomma, un angolo di Bari che racconta tanto della storia della città e che sicuramente andrebbe meglio preservato dall’incuria e dai vandalismi.


Foto moderne: Nicola Antonio Imperiale

Foto d’epoca: Schena Editore

Bibliografia:

  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 28 agosto 1938
  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 gennaio 1985
  • Nino Lavermicocca, Bari sotto chiave, Schena Editore, Bari, 1991
  • Nino Lavermicocca, Bari Vecchia, Adda Editore, Bari, 2001
  • Pio Corbo, La Chiesa di S. Pasquale in Bari. Note e documenti storici inediti dalla istituzione della Parrocchia al 1994, Levante Editori, Bari 1996

Link Catalogo Beni Culturali:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1600007308

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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