La statua di Sant’Eufemia: un unicum dell’arte nella suggestiva Basilicata
Sant'Eufemia
Nelle nostre gite fuoriporta, abbiamo avuto occasione di visitare il comune di Irsina, in provincia di Matera, e abbiamo avuto modo di conoscere un tesoro nascosto: la statua di Sant’Eufemia, la santa patrona del comune. La statua è oggetto di diatribe per la sua attribuzione: da una parte c’è chi sostiene che possa essere di Pietro Lombardo (1435-1515), scultore cinquecentesco molto attivo in Veneto, in particolare a Padova, dall’altra chi indica come suo creatore Andrea Mantegna (1431-1506), uno dei più importanti pittori del Rinascimento, che ha lavorato principalmente nel territorio della Repubblica di Venezia.
Irsina
Arriviamo nella cittadina di Irsina, il borgo conta circa 4500 abitanti, ma è il secondo per estensione nella provincia di Matera. La sua posizione sopraelevata domina la valle del fiume Bradano e regala dei paesaggi mozzafiato.
Fino al 1895 il paese era chiamato Montepeloso e nel Medioevo è protagonista di una serie di vicende travagliate: nell’895 fu assediato dai Saraceni, che lo distrussero nel 988. In seguito, ricostruito dal principe Giovanni II di Salerno e conteso da bizantini e normanni nella battaglia di Montepeloso, combattuta il 3 settembre 1041, vicino al fiume Bradano.
La statua di Sant’Eufemia
Passeggiando per la città e ammirando i vicoletti, entriamo nella cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita nel XIII secolo e ricostruita nel 1777. La chiesa si caratterizza per la facciata barocca e il campanile a bifore di stile gotico.
Al suo interno è presente un fonte battesimale in marmo rosso di Verona e di forma ottagonale, a simboleggiare l’ottavo giorno, quello della rinascita, e diverse tele di scuola napoletana del XVIII secolo.
Accanto all’altare maggiore, troviamo la statua marmorea di Sant’Eufemia, che, come abbiamo accennato poc’anzi, è oggetto di diatribe per la sua attribuzione tra Pietro Lombardo e Andrea Mantegna.

Problemi di attribuzione
In particolare, sostenitrice di quest’ultima ipotesi, è la direttrice della Pinacoteca di Bari, Clara Gelao, la quale ha scritto un saggio in merito (Studi in onore di Michele D’Elia, 1996), e anche il famoso critico d’arte Vittorio Sgarbi. Sarebbe un’ipotesi interessante, poiché si tratterebbe dell’unica testimonianza di una scultura di Mantegna, infatti l’autore è ricordato principalmente per i suoi dipinti. Secondo la storia, la statua è giunta nel comune lucano intorno al 1454 da Padova, per volontà del presbitero Roberto de Mabilia, originario di Irsina e rettore della chiesa padovana di San Daniele, il quale aveva fatto una cospicua donazione alla sua città di origine.
Descrizione della statua
La statua è alta 172 cm e raffigura la martire con la bocca semiaperta, in cui si possono anche intravedere i denti, peculiarità non comune per una statua.

Sant’Eufemia viene raffigurata con una mano nelle fauci del leone, a simboleggiare il martirio subito il 16 settembre 303 d.C. La santa, originaria di Calcedonia in Bitinia, fu arrestata a soli quindici anni, durante le persecuzioni dell’imperatore romano Diocleziano, perché si rifiutò di immolare una vittima ad una divinità pagana e per questo fu gettata nell’arena di Calcedonia tra i leoni. Secondo la tradizione, gli animali la uccisero senza sbranarla, ma mangiando solo la mano destra, e mantennero quindi integro il suo corpo e la sua santità.
Questa peculiarità è raffigurata anche nella mano destra della statua, mentre l’altra mano sostiene un triplice monte con un castello a indicare l’antica Montepeloso.
La statua si distingue per un elevato livello artistico: il materiale utilizzato è la pietra di Nanto, reperibile nella zona di Vicenza, che si caratterizza per colorazioni tendenzialmente chiare, che vanno dall’avorio, al paglierino, al grigio, fino al marrone più scuro. Le fattezze della statua sono quelle di una nobildonna, come si può desumere dal portamento, dalle mani affusolate e ben plasmate e dai capelli che si possono ammirare anche da dietro, lunghi e ricci, che sembrano fondersi con la criniera del leone.

La “duplice espressione” di Sant’Eufemia
Un’altra particolarità del volto è la “duplice espressione” che sembra assumere grazie al talento del suo scultore; chiaramente il risultato di un gioco di ombre: è più arcigna e fiera a luci spente, mentre pare più serena quando è maggiormente illuminata.
Un unicum artistico che vale la pena ammirare in un contesto particolare come quello del paesino di Irsina dalle bellissime viuzze e viste paesaggistiche.
Link Wikipedia Eufemia di Calcedonia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Eufemia_di_Calcedonia
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.








