“Pater familias” o “privilegiato”: scopriamo il vero volto del sindaco di Noicattaro

sindaconoicattaro3

sindaconoicattaro3

NOICATTARO – Ha fatto discutere di sé fin dal principio della pandemia, delineandosi come uno dei primi cittadini più rigidi della provincia di Bari, grazie alle restrizioni estreme adottate per arginare i contagi. Recentemente è stato al centro di polemiche per essersi inaspettatamente sottoposto alla vaccinazione contro il Covid-19, lo scorso 6 gennaio.

Parliamo del 38enne Raimondo Innamorato sindaco di Noicattaro, esponente del Movimento 5 Stelle, che è in carica dal 2016, anno in cui ha conquistato circa il 70% dei consensi avviando così la sua prima esperienza politica.

Lo abbiamo intervistato per comprendere le ragioni delle scelte intraprese negli ultimi dieci mesi.

Dall’inizio della pandemia ad oggi, cosa pensi ti abbia differenziato dagli altri sindaci della provincia di Bari?

«Mi ha sempre mosso il buonsenso del “pater familias”, ed ho agito in maniera rigida per il bene dei “figli”. Le mie scelte sono state più severe anche rispetto ai DPCM e alla linea del Governo. Faccio un esempio, se nei paesi limitrofi le giostrine dei parchi venivano semplicemente coperte, io le rimuovevo. A luglio spostai l’area mercatale creando, con i tecnici, un progetto ad hoc. A novembre s’iniziarono a festeggiare i sacramenti; erano previsti 30 invitati al massimo. I miei concittadini trovavano stratagemmi per invitarne 90. Allora feci chiudere i ristoranti, come da DPCM. Quando presero a radunarsi in casa, introdussi il coprifuoco. I nojani non hanno rispettato le raccomandazioni governative e ci siamo ritrovati ad affrontarne le tragiche conseguenze con l’impennata della diffusione del virus e i primi decessi già durante il lockdown».

Queste decisioni estreme sono servite a contenere i contagi?

«Sì, come comunicatomi dal Dipartimento di Prevenzione. Quando l’indice Rt (media delle persone che rischiano di essere contagiate da un solo individuo) in Puglia era 1, a Noicattaro era 1,3. Nettamente più alto della media regionale. Questo richiedeva un intervento che ha portato i suoi frutti: Noicattaro è tornata in linea con il resto dei paesi».

Durante il lockdown sei stato uno dei sindaci più presenti su Facebook con dirette quotidiane, cariche di emozioni. Come è stata percepita la cosa?

«Non sono capace di nascondere quello che provo. I cittadini a marzo erano spaventati. Ho sentito il dovere di aggiornarli, di responsabilizzarli, di gestire la loro paura. Le dirette sono da sempre il mio strumento di comunicazione, ma durante il lockdown sono stati i nojani stessi a sollecitarle per trovare conforto. “Ormai Raimondo è di casa, in serata. Apparecchiamo anche per lui”, scrisse sui social un concittadino in quella fase. Per i bambini, la mia presenza divenne un diversivo, li invitavo a realizzare e a inviarmi i loro lavoretti. Io stesso vivevo un momento difficile. A marzo abbandonai i miei parenti per non mettere in pericolo i soggetti a rischio a me vicini. Ho effettuato vari traslochi ritrovandomi solo».

«Per i bambini, la mia presenza divenne un diversivo, li invitavo a realizzare e a inviarmi i loro lavoretti»

Qual è stata la fase più complicata?

«L’esplosione del focolaio nella RSSA “Nuova fenice”, qui a Noicattaro, tra marzo e aprile. Ho dovuto gestire problematiche inaspettate come la ricerca di operatori sanitari che sostituissero quelli contagiati. La cosa ci ha spiazzati, eravamo a inizio pandemia, impreparati. Ho dovuto avvertire le famiglie dei deceduti e non avrei mai immaginato di dover far fronte a una realtà così tragica».

Arriviamo a novembre con l’ordinanza del coprifuoco. Perché questa decisione dissonante rispetto a quelle degli altri sindaci?

«Emanai l’ordinanza il 18 novembre, prorogandola fino al 5 dicembre. Imposi il coprifuoco dal lunedì al sabato a partire dalle ore 19 e la domenica per tutto l’arco delle 24 ore. In quel periodo avevo due pattuglie di Polizia locale e una di Carabinieri sparse per il paese a fermare gente. Le famiglie si riunivano in casa per festeggiare i sacramenti e le ricorrenze, soprattutto di domenica. Questo fece aumentare l’indice Rt a Noicattaro. Gli spostamenti erano un rischio pericolosissimo, come mi comunicava il Dipartimento di Prevenzione. Gli avversari politici mi definirono, a quel punto, “sceriffo” e alcuni miei concittadini si unirono al coro. Ci furono giorni in cui ebbi paura di essere malmenato, ma fu una scelta necessaria e salvifica. Ho dovuto anteporre la salute all’economia e i commercianti non hanno gradito. Ho anche chiuso tutte le scuole. Inizialmente, alcune mamme mi criticarono, ma quando le mie decisioni hanno contenuto la diffusione del virus quelle stesse mamme si sono ravvedute».

Sei stato, quindi, “pater familias”, poi “sceriffo”. A gennaio ti hanno inaspettatamente vaccinato suscitando clamore. Cos’è accaduto?

«Il 6 gennaio, alla Asl di Noicattaro, erano in corso le vaccinazioni per gli operatori sanitari. Due di loro non si presentarono. Il vaccino scongelato deve essere somministrato entro un tot di ore, altrimenti è da buttare. Molti festeggiavano l’Epifania, io ero a casa da solo e alle tre del pomeriggio fui contattato dai dipendenti della Asl per sostituire uno dei due assenti. Prima di me erano state chiamate altre persone che non accettarono di vaccinarsi. A quel punto corsi in struttura. Uno dei primi pensieri fu questo: “se non mi presentassi, passerei per il sindaco che rifiuta la vaccinazione e lascia che una dose venga sprecata”. Qualche giorno dopo, gli avversari politici diffusero la notizia definendomi “privilegiato” e accusandomi di aver scavalcato i soggetti a rischio. I Carabinieri del NAS, però, hanno condotto indagini accurate, portando alla luce la verità: tutto è stato assolutamente regolare e ho solo evitato che una dose andasse sprecata. Oltretutto, le dichiarazioni rilasciate da Pier Luigi Lopalco, responsabile del Coordinamento Regionale Emergenze Epidemiologiche, hanno comunicato che non vi fosse nulla di illecito ad agire in questo senso, coinvolgendo in extremis i sindaci».

Hai comunicato ogni azione tramite i social.  Perché in questo caso non hai annunciato la notizia della vaccinazione personalmente?

«Non ci ho pensato, è accaduto tutto troppo velocemente. Sono stato travolto da molteplici emozioni. Immaginavo di vaccinarmi in modo ufficiale, pubblicando una foto del gesto, ma la fretta lo ha impedito. A quel punto non ho più pensato di creare un post».

Per il futuro hai in programma altre iniziative “estreme”?

«Facendo gli scongiuri dovuti, se la situazione precipitasse nuovamente, adotterei ancora misure drastiche. Devo tutelare i miei concittadini anche a costo di riattivare le critiche dei miei avversari politici che, a mio avviso, non hanno mai condannato le scelte “paterne” incontestabili ma solo il colore dello schieramento politico a cui appartengo».

+ posts

Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *