La mafia raccontata dalla parte di chi la combatte – Gli alunni dello “Scacchi” dialogano con l’autrice di “Mano Mozza”

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«Un’arma uccide ma non viene uccisa. Che fine faranno le armi che stiamo mandando in Ucraina dopo che la guerra (speriamo presto) sarà finita?» Con questa spiazzante domanda, Emma Barbaro ha aperto questa mattina, al Liceo Scientifico “A. Scacchi” di Bari, il dialogo con gli alunni sul tema della criminalità organizzata in Puglia.

L’occasione, la presentazione del libro che la Barbaro ha scritto a quattro mani con Valentina Maria Drago, Mano mozza. Genesi e sviluppo di una mafia pugliese, Edizioni Radici Future, svoltasi nell’ambito delle iniziative “Legalitria 2022”, dal titolo “Donne, istruzione e legalità”.

Il libro “Mano mozza”

Un libro scritto da due giornaliste d’inchiesta, due donne. E tutte donne sono state a condurre il dialogo con i ragazzi: ad accompagnare l’autrice, la giornalista Francesca Sorrentino, l’assessore alla politiche giovanili del Comune di Bari, Paola Romano e la Dirigente scolastica, prof.ssa Chiara Conte.

Nella foto in ordine da sx a destra: (in piedi) l’assessore alla politiche giovanili del Comune di Bari, P. Romano, la Dirigente scolastica, prof.ssa C. Conte, F. Sorrentino e l’autrice E. Barbaro

Quello del mercato delle armi gestito dalle mafie è solo uno dei tanti temi trattati in “Mano Mozza”. Ma è stato un ottimo argomento per portare gli alunni alla cocente attualità. Tutto è collegato, quello che succede a migliaia di chilometri da noi ha delle ricadute dirette a casa nostra, nella nostra città, nel nostro quartiere.

Le mafie si nutrono di indifferenza e spesso di ipocrisia. Siamo ad esempio un  Paese che si è impegnato esplicitamente in un trattato internazionale a non produrre le micidiali mine antiuomo, ma di fatto continuiamo a produrre la componentistica per fabbricarle altrove. Inviamo armi per la difesa di un popolo ingiustamente aggredito, ma non possiamo controllare in che mani vanno a finire appena escono dal nostro territorio. 

I ragazzi si sono interrogati seriamente anche sui loro atteggiamenti di indifferenza davanti a quello che spesso vedono nei loro quartieri. A volte si gira la testa dall’altra parte perché si ha paura e ci si sente impotenti. Cosa fare per cambiare le cose? Una risposta è partecipare alle tante iniziative di solidarietà messe in campo da tante associazioni pro-legalità presenti in città. Il segreto è fare corpo e non agire mai da soli

Alunni dello Scacchi

Una domanda alla fine ha focalizzato l’attenzione di tutti: la narrazione che la fiction ci propina da alcuni anni sulla criminalità organizzata, aiuta a capire davvero il fenomeno e a contrastarlo, o piuttosto alimenta, in alcuni ambiti di fragilità culturale, i modelli sbagliati di successo e realizzazione?

«Il giornalismo d’inchiesta oggi deve interrogarsi seriamente sulla sua forma di narrazione dei fatti di magia. Per questo  – ha concluso Emma Barbaro – in questo libro abbiamo fatto una scelta precisa, non abbiamo dato voce ai protagonisti negativi, partendo da Salvatore Annacondia, ad esempio, ma a quelli positivi, ai magistrati, agli investigatori e alle verità emerse dalle sentenze giudiziarie, alla voce dello Stato, insomma, ai  veri eroi, a chi combatte le mafie rischiando la propria vita».

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