Gaslighting sul lavoro: una forma di manipolazione psicologica da cui stare lontani

gaslighting

gaslighting

Nel mondo del lavoro, oggi più che mai, la manipolazione psicologica è un tema sempre più discusso che non dovrebbe essere sottovalutato perché può rivelarsi particolarmente dannoso per la salute mentale di chi la subisce. Tra le varie forme di abuso emotivo, come il narcisismo, il gaslighting si sta rivelando particolarmente insidioso negli ambienti professionali, è una forma subdola di manipolazione psicologica da cui stare lontani.

Letteralmente gaslighting significa “oscurare”. Questo fenomeno, infatti, mira ad oscurare l’altro, a far dubitare una persona delle proprie capacità e di conseguenza a sentirsi una nullità. Chi subisce gaslighting da un datore di lavoro e più in generale da chi occupa una posizione di potere, tende ad alterare la percezione della realtà. La vittima arriva a dubitare di tutto ciò che le ruota intorno, partendo dalle sue capacità.

Le vittime di manipolazione psicologica sul lavoro spesso si sentono incapaci di affrontare la propria situazione, con effetti che si ripercuotono non solo sulla loro vita professionale, ma inevitabilmente anche su quella personale. Difficoltà relazionali, ansia, paura e diminuzione dell’autostima sono alcune delle conseguenze a cui una vittima di gaslighting va in contro.

È fondamentale che i datori di lavoro promuovano un ambiente professionale sano, in cui la comunicazione aperta e il rispetto reciproco siano valori fondamentali. Purtroppo, non è sempre così e per alcuni lavoratori svegliarsi ogni mattina e andare in ufficio può diventare un vero e proprio incubo.

Dalla manipolazione psicologica di coppia a quella lavorativa

«Il gaslighting è una forma manipolatoria che è riscontrabile in tante forme di relazione – ci spiega la psicologa Ilaria Terrone alla quale abbiamo posto alcune domande per conoscere meglio il fenomeno -. Quella di coppia è molto molto diffusa, ma non solo.

Dove c’è un gruppo di persone vuol dire che ci sono situazioni dinamiche che vengono a crearsi e quindi è inevitabile che differenti tipi di personalità si intreccino. In queste circostanze si possono verificare forme di manipolazione».

Quando le prestazioni di un lavoratore vengono costantemente sminuite, anche quando sono valide; vengono diffuse informazioni false o distorte sia riguardo al lavoro che alla sua vita privata; viene allontanato dai colleghi ed emarginato dal gruppo, quest’ultimo finisce con il dubitare delle proprie competenze e del valore del proprio lavoro.

Il gaslighting è una manipolazione che mina l’autostima

«Questa dinamica serve proprio a minare la sicurezza, presente o meno, della persona verso cui è rivolta l’azione di manipolazione – aggiunge la psicologa -. Il gaslighting può avere degli effetti devastanti. Se la persona è già insicura di sé, mette in discussione sé stessa, le azioni e i pensieri. Di conseguenza, comincia a dubitare delle proprie capacità».

Critiche e pettegolezzi: strumenti di gaslighting sul lavoro

Ci sono diversi segnali che possono metterci in guardia se pensiamo di trovarci di fronte ad una situazione di gaslighting sul lavoro. La psicologa Terrone ha condiviso con noi alcuni campanelli d’allarme da tenere bene a mente quando notiamo che determinate azioni da parte del datore di lavoro o di un gruppo di colleghi si ripetono nel tempo.

«Le persone che subiscono gaslighting vengono spesso sottoposte a feedback negativi, esagerati o del tutto infondati. Queste critiche non si limitano all’ambito lavorativo, ma si estendono spesso alla vita privata della vittima – afferma la psicologa -. I pettegolezzi, veri o falsi che siano, giocano un ruolo fondamentale in questo meccanismo di manipolazione. Vengono diffusi commenti negativi sulla persona, sulla sua personalità e sul suo carattere, con l’obiettivo di screditarla agli occhi dei colleghi».

Il gaslighter, quindi, sminuisce le qualità della vittima facendola sentire inadeguata. La vittima viene emarginata e allontanata dal gruppo e di conseguenza si ritroverà a vedere minate possibili opportunità di crescita lavorativa che meriterebbe.

Qual è la vittima “ideale” del gaslighter?

«Le persone più soggette a manipolazione sono quelle che oltre ad avere avuto un vissuto nella primissima infanzia di natura manipolatoria, anche se assolutamente inconsapevole da sia da parte di chi l’ha esercitato sia da parte della stessa persona vittima che l’ha subito, sono di base insicure – spiega la psicologa Terrone -. Si tratta di persone che dubitano molto spesso delle proprie risorse, delle proprie capacità e del proprio operato».

La psicologa ha poi aggiunto: «Sono proprio queste situazioni che ci danno l’opportunità di cominciare a vedere ciò che fino a questo momento non abbiamo visto e compreso di noi, quindi tutte quelle risorse di cui disponiamo e che possiamo cominciare a far crescere. In questo modo, aiuteremo a far crescere il nostro livello di autostima, ma anche il nostro livello di potere personale, inteso proprio come consapevolezza delle risorse e delle capacità che abbiamo».

Perché un datore di lavoro si trasforma in manipolatore?

Riconoscere e contrastare il gaslighting sul lavoro è fondamentale per creare ambienti di lavoro sani e rispettosi. Ma cosa spinge un datore di lavoro a “vestire i panni” di manipolatore? L’insicurezza. Proprio così, la stessa insicurezza che caratterizza la vittima. «Quello che cambia tra vittima e carnefice è la reazione comportamentale che i due hanno sviluppato nei confronti di questa insicurezza che parte sempre da una ferita emotiva – spiega la psicologa -.

Un datore di lavoro che mette in atto delle tecniche di gaslighting è una persona che, per quanto possa sembrare una persona sicura di sé, in realtà, nel momento in cui mette in atto azioni di questo genere, vuol dire che così sicura di sé non lo è. Se arriva a manipolare un dipendente è perché vede in lui delle cose che non riesce ad accettare, magari delle capacità che lui sa di non avere.

Quindi, il datore di lavoro carnefice riconosce nella vittima che poi diventa bersaglio della sua manipolazione, delle capacità che non ha e che deve sminuire. In questo modo, si sentirà migliore del suo dipendente. Un datore di lavoro diventa manipolatore perché ha bisogno di cambiare le carte in tavola per uscirne vincente».

Qual è il modo migliore per chiedere aiuto se siamo vittime di gaslighting?

«La cosa fondamentale per poterlo fare è prendere coscienza di quella che è la situazione e del fatto dell’esistenza del fenomeno stesso – precisa la psicologa -. Bisogna riconoscere quello che sta avvenendo intorno a noi, cominciando a riporre meno fiducia nei confronti del carnefice. Questo fenomeno, infatti, avviene quando ci fidiamo tanto dell’altra persona, quando l’altra persona, il nostro capo in questo caso, è diventata un riferimento importante. La vittima, se si trova di fronte a comportamenti manipolatori, deve iniziare a dubitare di ciò che il datore di lavoro dice».

Infine, la psicologa aggiunge: «Si può cercare anche supporto nell’ambiente di lavoro, se ci sono delle persone fidate fra colleghi o altri collaboratori. Queste persone possono diventare dei punti fermi con cui confrontarsi e con cui valutare la percezione avuta dopo alcuni episodi per capire se la loro percezione sia allineata con la nostra».

Riuscire a riconoscere situazioni “tossiche”, quindi, non è sempre facile, soprattutto in ambito professionale perché per emergere si tende a sottostare spesso a comportamenti poco corretti che possono sfociare in una vera e propria manipolazione psicologica. Sta a noi avere gli strumenti a disposizione per individuare un possibile gaslighter e starne alla larga.


Immagini: Image Creator, ChatGPT – rielaborazioni grafiche Annarita Correra, Nicola Antonio Imperiale

Link Wikipedia gaslighting:

https://it.wikipedia.org/wiki/Gaslighting

© 2024 Tutti i diritti riservati

+ posts

Giornalista pubblicista, insegnante di discipline letterarie, copywriter e content creator originaria di Foggia. Ama raccontare la sua terra e non rifiuta mai un pezzo di focaccia da mangiare rigorosamente sul lungomare di Bari, città che le ha rubato il cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *