Niccolò Piccinni, perché le sue spoglie non sono a Bari? Il mistero di Passy
Piccinni
La città di Bari può vantare i “natali “di importanti personaggi della cultura e della musica, uno dei più conosciuti e amati è sicuramente il compositore Niccolò Piccinni (1728-1800). A questo “figlio” di Bari è stato dedicato il teatro, il conservatorio, una strada, c’è una targa a Bari vecchia che ricorda dove ha abitato da giovane e una statua sul corso, nonostante ciò nel cimitero cittadino della città non ci sono le sue spoglie mortali.
Dove sono le spoglie di Piccinni?
Viene da chiedersi come mai? La risposta potrebbe essere semplice: il compositore è morto in Francia. Ma a dire il vero, la realtà è un po’ più complicata.
C’è da ricordare che il compositore visse gli ultimi anni della sua vita a Passy, villaggio vicino a Parigi, annesso alla città nel 1860, dove visse in maniera dignitosa ma non certo agiata, grazie ad una modesta pensione elargitagli dal governo francese. Era infatti caduto in disgrazia perché inviso ai Borboni. I regnanti di Napoli non vedevano di buon occhio il matrimonio di sua figlia con un diplomatico francese e le sue amicizie parigine.
Il celebre musicista alla sua morte, avvenuta il 7 maggio del 1800, fu seppellito nel piccolo cimitero pubblico di Passy.

Ora, ci sarebbe da chiedersi: possibile che il Comune di Bari non abbia mai richiesto le sue spoglie per dargli una sepoltura degna del suo lustro?
Le rivelazioni di Armando Perotti
Come ci rivela lo storico Armando Perotti (1865-1924) questo è avvenuto:
Il Consiglio comunale stanziava il 3 maggio del 1887, la somma di lire 2.500 per le spese necessarie al trasporto degli avanzi mortali del compositore; e nel seguente anno furono iniziate le pratiche per la ricerca della tomba a Passy.
A quanto pare però le indagini non andarono a buon fine.
La salma del Piccinni era stata deposta prima in una cappella privata e poi con l’acquisto del terreno da parte di privati (dopo un precedente passaggio da una congregazione religiosa al comune), il suolo fu “occupato da strade e case” come riferisce, all’ambasciatore italiano, Eugène Poubelle, prefetto della Senna, che aveva coordinato le ricerche della salma.

Le ossa di Niccolò furono, quindi, deposte in una fossa comune di cui non si conosce il luogo esatto e ogni documentazione o riferimento successivo pare essere scomparso per sempre:
Aggiungo che la distruzione degli Archivi dell’Hôtel de Ville, nel 1871, fa perdere la speranza di trovare qualunque notizia ufficiale del disseppellimento autorizzato dal Sindaco di Passy.
Le iscrizioni sulla lapide
Sul luogo dell’ultima dimora di Piccinni esisteva però una lapide voluta da Neveu amico e discepolo del celebre compositore:
Ici Repose
Nicolas Piccinni
maitre de chappelle Napolitan
celebre
in Italie
in France
in Europe
cher aux Arts et à l’Amiteiè
né à Bari dans l’Etat napolitain
en 1728 mort à Passy en mois Floréal
de la R. F.
7 mai 1800
Il testo tradotto in italiano:
Qui riposa
Niccolò Piccinni
maestro di cappella napoletano
celebre in Italia
in Francia
in Europa
caro alle arti e all’amicizia
nato a Bari nello stato napoletano
il 1728 morto a Passy nel mese di fiorile
della Repubblica Francese
7 maggio 1800
Precisiamo che il mese di Floréal, in italiano fiorile o floreale, si riferisce all’ottavo mese del calendario rivoluzionario francese in vigore dal 1793 al 1806 (anno della sua abolizione).
Le rivelazioni di Franco Casavola
Tornando a noi e alla nostra ricerca, sembra che non tutti si arresero a questo triste esito e come scrive il compositore, direttore d’orchestra e scrittore Franco Casavola (1891-1955), dopo poco più di un cinquantennio, ci fu un nuovo tentativo di rintracciare le ossa:
Nel 150° anniversario della morte, un barese domiciliato a Parigi, il dott. Giuseppe Caloro, aveva deciso di recuperare a sue spese la salma di Piccinni, per farne dono alla patria comune.
Vana ricerca
Purtroppo, sembra che anche questo tentativo si dimostrò infruttuoso.

E dire che, per ironia del destino, durante i lavori di restauro del teatro a lui intitolato, il Teatro Piccinni, sono stati ritrovati due volte resti umani nel 2013 e nel 2015, risalenti però al medioevo e che nulla avevano a che fare con il compositore.
Insomma, non vedremo mai una cappella monumentale nel cimitero di Bari a nome di Niccolò Piccinni, ma nonostante il luogo esatto dove riposino i suoi resti mortali sia ormai dimenticato, le sue opere immortali resteranno per sempre nella musica e nella memoria dell’umanità.
Bibliografia:
- Armando Perotti, Bari ignota, Editori Laterza, 1958, Bari.
- Franco Casavola, Archivio storico Pugliese, 1951
Link Treccani Niccolò Piccinni:
https://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-piccinni
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.