Gea: esploro l’universo della mia voce. La cantautrice barese si racconta

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Gaia Daria Miolla, in arte Gea, è una ventenne cantautrice barese e seppur giovanissima vanta già una lunga serie di esperienze professionali nel campo della musica. «Suono quel che sono e sono quel che suono», esordisce.

Il suo percorso artistico inizia dall’infanzia, sin dall’età di cinque anni canta con la nonna e successivamente partecipa al Coro Polifonico di Voci Bianche “All’ottava” di Bari, girando i più importanti teatri, comuni e chiese della Puglia. «Un’esperienza incredibile che mi ha avvicinato a come lo chiamo io: l’universo della mia voce».

Studia in un’accademia di Jazz, al conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Viene selezionata dalla Berklee School of Boston per la partecipazione alle “Clinics di Batteria” di Umbria Jazz: «L’esperienza che mi ha cambiato la vita: ho conosciuto musicisti provenienti da tutto il mondo, ho passato nottate a suonare standard jazz e ad improvvisare ritmi funky insieme a sconosciuti che ora sono miei cari amici, ho visto l’alba e scritto canzoni davanti al meraviglioso paesaggio di Perugia».

Ha studiato al Conservatorio Piccinni di Bari

Partecipa ad uno dei contest più importanti della Russia, a Mosca, dal nome New Wave e lavora successivamente alla colonna sonora di una serie televisiva dal titolo Oltre la soglia firmata Mediaset. Gira in lungo e in largo solcando i palchi della Puglia e non solo, sino a giungere a quello prestigioso del programma televisivo: The Voice.

«L’esperienza di The Voice è stata molto formativa – racconta l’artista – mi ha aiutata a capire i meccanismi del mestiere, i retroscena, il “backstage” del mondo televisivo. In realtà vi svelerò un segreto: prima di salire sul palco ero in ansia totale, tremavo e volevo scappare via, poi ad un tratto ho smesso di pensare, sono salita su quel palco e tutta la paura, come un incantesimo, è sparita del tutto e ho iniziato a cantare e a guardare il pubblico », e chiosa: «mi sono sentita viva, mi sono sentita come se quel posto mi fosse mancato da una vita».

Sarebbe bello romanzare sulla nascita della sua passione per la musica, immaginare che nasca sin dal principio, dal grembo materno alimentato da dolci sinfonie. In realtà questo ardore è stato ispirato da un corteo storico con ritmi, rudimenti e marce che riprendono l’era medioevale: i timpanisti di San Nicola. Il suono dei loro tamburi le ha trasmesso energia: «Quella sensazione di adrenalina pura la sento ancora oggi, come fosse la prima volta, ogni volta che suono la batteria».

L’artista infatti, si è approcciata sin da subito a diversi strumenti: «Nel 2008 ho scoperto il pianoforte che mi ha dato la possibilità di conoscere le melodie e la musica classica. Anche se non era il mio strumento, ne ero consapevole! – ci dice – Avevo questo fuoco dentro di me che sono riuscita a placare solo quando decisi di approcciarmi per la prima volta alla batteria». Suona anche la chitarra, l’ufo drum e diverse percussioni, «qualsiasi cosa può trasformarsi in uno strumento, anche una bottiglia di vetro. Mi diverto con qualsiasi oggetto, è un po’ la mia fissa da batterista» ci racconta divertita.

Gaia ci svela l’origine del suo nome d’arte: «Nasce dalla mia passione nei confronti della storia dell’antica Grecia e della storia in generale. Passione che mi porta ad avvicinarmi a Gea, dea greca primordiale, potenza divina della terra da cui tutto è nato. Riprende in toto anche il mio legame con la natura e l’energia che sento verso essa».

Scrive, arrangia e produce tutti i suoi pezzi, con l’aiuto del suo produttore Vanni Antonicelli e tutti i musicisti del suo team, come Elvezio Fortunato e Gabriele Cannarozzo. «Tutti i brani che scrivo sono esperienze personali di vita attuale e passata, di sogni, di sventure, di amori, di delusioni, di vita vera. Trovo ispirazione da tutto ciò che mi circonda, una foglia che cade, un foglio di giornale accartocciato a terra, un sogno che mi ha lasciato sensazioni forti». E spiega: «La musica, l’illustrazione, i video che creo, le grafiche, i testi che scrivo, gli accordi che suono, sono parte del sangue che scorre nelle mie vene, dell’immaginazione che proviene dall’esperienza che vivo ogni giorno. Amo mettermi a nudo e non me ne vergogno, perché dovrei?».

Esperienze e avventure che l’hanno portata anche, nel corso degli anni, a rinunce e grandi sacrifici, così come ci racconta: «Nella mia vita ho rinunciato alla semplicità. La scuola mi è sempre andata contro, anche i professori, non hanno mai creduto in me, anzi, dicevano a mia madre “signora, basta musica” quando invitavo i miei insegnanti ai concerti. Ho rinunciato alle amicizie che non capivano il mio stile di vita e al sonno per suonare con le mie band nei locali e smontare alle 3 del mattino».

Copertina di “Resta” il singolo di Gea

Per affrontare l’ansia e la preoccupazione prima delle esibizioni, Gaia ci racconta dei suoi piccoli riti scaramantici: «quando suono la batteria mi metto sempre le bacchette o nelle scarpe o negli inserti dove mettere la cintura dei pantaloni, dopodiché devo camminare e stare in un luogo aperto per far respirare i pensieri. Spesso per sciogliermi ballo, ripeto i pezzi con le cuffie e mi isolo completamente dal mondo esterno». Poi, chiarisce: «Non voglio stare a contatto con nessuno se non con me stessa perché mi prendo del tempo per poter apprezzare ed interiorizzare quello che sto vivendo in quel momento».

Spesso però tutto questo non basta, capita a volte di lasciarsi prendere un po’dal panico e quando accade basta non farsi trovare impreparati, proprio come fa la nostra Gaia, che ci racconta divertita di essersi dimenticata i testi delle sue canzoni una volta sul palco ad un concerto del Cellamare music festival: «Ho suonato e improvvisato alla batteria, ringrazio i miei colleghi che erano lì pronti ad aiutarmi con la scaletta del concerto!».


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