Bari raccontata a partire dal suo mare – il libro di Antonio Dammacco
Antonio-Dammacco-Bari-storia
“La Storia – secondo Georges Duby – non esiste che attraverso il discorso, e perché sia valida occorre quindi che sia valido il discorso”; essa deve “non solo descrivere, ma risolvere, o perlomeno porsi, dei problemi”. Non è esente da queste regole la storia di una città, che può essere letta in vari modi, a seconda del punto di vista dell’osservatore: sicché avremo una storia urbana, sociale, economica, religiosa etc. In tal senso, è difficile inquadrare sotto una precisa etichetta questo studio di
ANTONIO DAMMACCO, Bari e la sua storia di mare, di terra, di acqua, di fuoco, Schena Editore, Fasano (Brindisi) 2021.
L’Autore infatti descrive il mutamento di un luogo nel corso dei millenni – in rapporto ai processi antropici – dai primi insediamenti risalenti all’Età del ferro fino ai giorni nostri.
E il luogo è la città di Bari – città nella duplice accezione di “urbs” e di “civitas” – vista in rapporto al contesto geografico: il nesso tra Storia e Geografia, sicché la prima non sarebbe concepibile senza la seconda, vero e proprio palcoscenico su cui si svolgono gli eventi storici, è imprescindibile, ed è altrettanto imprescindibile il rapporto di Bari con il Mar Adriatico, rapporto su cui è imperniata la trattazione. Sin dalla premessa tale rapporto viene rimarcato dall’Autore:
“Questo libro ci racconta la storia di Bari e dell’Adriatico, dall’antichità a oggi: la storia millenaria dei popoli che vi si sono affacciati, che hanno commerciato e navigato, di rotte e traffici, guerre e convivenze, di mercenari, avventurieri, cavalieri, duchi, imperatori, santi e mercanti, marinai, pescatori e imprenditori. Il mare di Bari ha per lunghi periodi modellato la storia della città e del suo entroterra. E la storia della città si è per lunghi tratti plasmata sul suo mare, in un processo di interazione non sempre continuo e serrato, ma che tuttavia ha solcato i millenni”.
Il millenario rapporto città/mare è peraltro attestato da testimonianze materiali assolutamente eloquenti: “Non è casuale, dunque, che, intorno al III-II secolo a.C., alcune monete in bronzo, con legenda greca BARIN o BARINON, presentino in effigie la prua di una nave”.
E non è casuale che nel logo della Fiera del Levante vi sia analoga iconografia, reminiscenza di tale rapporto millenario. Non possono ovviamente mancare i riferimenti ad illustri predecessori, come Padre Antonio Beatillo (Bari 1570 – Napoli 1642) ed Armando Perotti (Bari 1865 – Cassano Murge 1924). Quest’ultimo, con la sua “stringata logica” elaborò un’ingegnosa teoria sull’origine del nome “Bari”, problema che tuttora arrovella i cervelli dei nostri storici locali: “Allo stato delle cose, i baresi ancora non conoscono per quale ragione la loro città si chiami Bari”. E forse non lo sapremo mai. Ma, come disse Shakespeare, “Che cos’è un nome?”.
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Simone de Bartolo – Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. È Socio Fondatore del Centro Studi “Araldo Di Crollalanza” di Bari.