Poesia in tela: intervista a Fabio Cavalieri
Cavalieri
La pittura di Fabio Cavalieri si riconosce nelle venature della vernice, dove affiora e si custodisce la sensualità dei soggetti rappresentati: figure muliebri che non fanno dell’eccentrico la loro forza, ma del mistero. Artista siciliano profondamente innamorato delle gradazioni, delle saturazioni e delle infinite declinazioni del colore, Cavalieri vi scorge il reticolo segreto delle emozioni umane, che trasferisce sulla tela con uno sguardo quasi radiografico. Donne bellissime, volitive, dai tratti di raffinata grazia e di un erotismo sottile ma incisivo, emergono nell’elegante fluttuare di sguardi che catturano e interrogano lo spettatore, costringendolo a misurarsi con quesiti ineffabili.
Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, esperienza che ne ha plasmato e consolidato la caratura artistica, Cavalieri dedica alla figura femminile gran parte della sua produzione: talvolta con una resa più classica ed espressionista, altre volte attraverso la policromia e il dismorfismo della pop art. Anche quando si rivolge ad altri soggetti, come i paesaggi, resta la percezione di un presagio: nei chiaroscuri del cielo, nei rameggi dedalici, nei silenzi specchiati delle paludi.

Un pittore dei contrasti, capace di tradurre sulla tela le contraddizioni della condizione umana. La sua ricerca ha trovato riconoscimento anche nell’Agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori, dove figura con Un pizzico di sana follia, fine reinterpretazione del celebre dipinto di Johannes Vermeer La ragazza con l’orecchino di perla con alle spalle una metropoli non sua. Oggi ve lo raccontiamo su Sinestetiche, invitandovi ad addentrarvi nel suo universo intenso e magnetico.
La passione per l’arte e gli studi di Cavalieri
Chi è Fabio Cavalieri e come ha scoperto la sua passione per l’arte?
Fabio Cavalieri nasce nel quartiere di Ortigia a Siracusa, era il quartiere del popolo delle persone molto poco agiate.
Cosa l’ha spinta a trasferirsi da Siracusa a Milano e a frequentare la Libera Scuola di Figura all’Accademia di Belle Arti di Brera?
Per i motivi di cui sopra non mi era consentito frequentare da accademico Brera pertanto, quando per motivi di lavoro mi sono trasferito a Milano, oltre a varie scuole a cui ho diretto la mia attenzione, la priorità è stata Brera.

Quanto ha inciso l’esperienza a Brera sulla sua identità artistica e sul suo modo di esprimersi?
Ha inciso molto perché mi ha dato le basi per poter approfondire quella che successivamente sarebbe stata una parte indispensabile della mia esistenza.

L’importanza del colore
Il colore sembra avere un ruolo centrale nelle sue opere: cosa rappresenta per lei e come lo utilizza per comunicare emozioni?
Il colore “parla”, comunica non solamente stati d’animo ma dialoga con l’osservatore, ovviamente in funzione alla propria sensibilità: comunica a tutti, non distingue razze, età o sesso.
Come definirebbe il suo stile pittorico e quali sono i riferimenti o le fonti di ispirazione che sente più vicine?
Sono molto gestuale, tanto da avere difficoltà ad operare in spazi ristretti. La mia fonte di ispirazione è la figura umana, colore e gesto danno origine a quel dialogo di cui sopra.

Nei suoi lavori emerge una forte sensibilità artistica: qual è il messaggio o lo sguardo che desidera offrire al pubblico attraverso la sua arte?
Solo lo straordinario amore per il colore e per la materia, e tantissimo entusiasmo per la vita perché essa non è scontata.
Quali sono i temi ricorrenti nelle sue opere e cosa desidera che lo spettatore porti con sé dopo averle osservate?
Come dicevo, desidero che il colore avvolga l’osservatore tanto da trasportarlo, per quanto possibile, nel mondo che ho inventato.

Progetti futuri
Può raccontarci dei progetti futuri a cui sta lavorando e delle direzioni che vorrebbe esplorare nel suo percorso creativo?
Manterrò e approfondirò la mia tecnica attuale, come sempre sottolineo il fatto che un dipinto nasce dall’imprimitura, quindi do moltissima importanza al sottofondo che applico sul supporto. Tale fondo in genere lo preferisco molto assorbente in modo da fotografare il primo gesto, quello istintivo, per poi completare con più cura tutta l’opera.
L’opera di Cavalieri
È stato selezionato da LuoghInteriori per l’almanacco Luoghi della Bellezza, cui partecipa con una rivisitazione de La ragazza con l’orecchino di perla, proiettata in una metropoli non sua: cosa significava per lei questo accostamento e che riflessione voleva stimolare?
Una donna smarrita e sottratta al suo tempo: ha certo provato ad adattarsi a nuovi contesti, ha provato un nuovo look, ma il desiderio di tornare all’Aia della metà del ‘600 prevale, quando inizia il suo percorso per scomparire e ritrovarsi in una vita non agiata ma che conosce bene, alla sua vita ai suoi amori.

Con questa opera, cosa intendeva comunicare allo spettatore sul rapporto tra arte classica e contemporaneità, tra identità personale e contesto urbano globale?
Di vivere sempre nell’attuale quotidianità, di vivere bene l’oggi, con maturità, con apertura d’animo, e di essere sempre pragmatici, perché la vita ci cambia il proscenio improvvisamente e dobbiamo essere pronti ad adattarci.
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.