Superstizione e gesti scaramantici: credenze che si tramandano nei secoli

superstizione

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Capaci di allontanare le negatività frutto delle paure più inconsce, gesti e azioni figli della superstizione ci accompagnano ancor oggi, tramandati da generazione in generazione. La superstizione o superstitio era interpretata dai Romani come un eccesso di devozione. Se Cicerone si riferisce al fenomeno alludendo ai contemporanei esagerati nella devozione, Lattanzio ne parla in relazione ai culti antichi ben distinti dalle pratiche cristiane. Oggi per superstizione intendiamo tutto ciò che spiega il razionale con teorie soprannaturali, capaci di influire sul pensiero e sulla condotta umana.  

L’azione dell’illuminismo e della Chiesa contro la superstizione

Contro queste credenze si è battuta la ragione illuminista e, nonostante questo, gesti, detti e pratiche superstiziose sono giunte a noi. Ad esempio, ancor oggi, specie se in casa c’è un ammalato, il sale caduto per terra è pronostico di sventura. Il motivo è semplice: questo ingrediente era raro e dal costo elevato. Prezioso e ambivalente, era utilizzato nella benedizione domenicale e nelle pratiche battesimali. Ma il sale era anche ricercato per pratiche oscure, osteggiate dalla Chiesa in diversi Sinodi tra cui quello di Gravina del 1569.

Il sale, i nodi e gli specchi

Come i Romani, anche i cristiani strofinavano il sale sulle labbra dei neonati per allontanare il male. Il folklore suggerisce di gettarlo per tre volte dietro le spalle per esorcizzare gli effetti pericolosi dell’olio versato in terra.

E poi ci sono i nodi capaci di bloccare gesti ed azioni. A causa di questa credenza, di origine romana, le gestanti non devono lavorare a maglia, dipanare matasse o portare collane. Di nodi e legamenti devono essere privi i defunti, perfino le camicie devono essere rigorosamente trattenute con un nastro.

Alle credenze sui morti si legano gli specchi i quali, nelle case a lutto, devono essere coperti o capovolti per non trattenere l’anima del defunto. Se invece si rompe uno specchio, gli anni di sventura sono sette, numero sfortunato come il tredici (da Giuda, il tredicesimo apostolo), il diciassette e il 666, simbolo dell’Anticristo e numero del Maligno.

Mai con la mano sinistra!

In ambito religioso, al male e al bene è legato il dualismo destra-sinistra: se ciò che è a destra è abile e capace, a sinistra è oscuro e turpe. Per questo, i mancini, un tempo, erano ritenuti figli del Demonio. Tale dicotomia è presente sin dall’antica Mesopotamia e nelle società etrusca e romana, ed è sopravvissuta in alcune credenze contadine. Era per esempio ritenuto indice di tradimento versare vino con la sinistra, oppure, secondo un antico retaggio greco-romano, era considerato sinonimo di sventura muoversi a manca in processione.

Le armi contro la sfortuna

Per combattere la sfortuna, il folklore consiglia di armarsi di ferri di cavallo, o di dotarsi di corni appuntiti. Spesso decorati con il numero tredici e l’immagine beneaugurante di un gobbo. Inoltre i corni vanno custoditi in luoghi segreti e funzionano solo se regalati o rinvenuti occasionalmente.

Cornetti portafortuna

Collane e orecchini

Insieme al legno e al metallo, corni e cornetti sono disponibili in corallo, materiale a prova di iella, presente nel tema iconografico dei fanciulli con collane protettive di corallo rosso. Esemplari del Quattrocento sono il Ritratto di giovane donna del Ghirlandaio e il Bambinello della Pala di Brera di Piero della Francesca, entrambi ritratti con collane di questo materiale.

Ritratto di giovane donna, D. Ghirlandaio, Museo Calouste Gulbenkian, Lisbona, 1490 circa
Pala di Brera, Pietro della Francesca, Pinacoteca di Brera, Milano, 1472-1474
Dettaglio del Bambinello con collana di corallo

Ma non solo: contro il male, san Giovanni Crisostomo consigliava di tracciare il segno della croce sulla fronte dei piccini incapaci di farlo da soli.

Altra pratica a prova di forze oscure consisteva nel dotare i bambini di orecchini cruciformi come quello portato dal piccolo Gesù nell’affresco del XIII secolo ad Ugento, nella Cripta del Crocifisso affrescata con simboli e segni apotropaici contro il male annidato negli antri oscuri.

Madonna e Gesù con orecchino, Cripta del Crocifisso, Ugento, Lecce

I gesti e i simboli della superstizione si tramandano

Simboli, azioni e gesti della superstizione, tramandati da generazione in generazione, nel perpetuo tentativo di esorcizzare le paure più ancestrali dell’uomo sulle quali, ancora oggi, si fanno le corna.


Bibliografia:

  • Alfonso Maria Di Nola, Lo specchio e l’olio. Le superstizioni degli italiani, Laterza, 2018
  • Andrea De Jorio, Della mimica degli antichi, Napoli, 1832
  • Cicerone, De natura deorum, Ester, 2018
  • Ernesto De Martino, Sud e Magia, Feltrinelli, 2016
  • Lattanzio, Institutiones divinae
  • James George Frazer, Il Ramo d’Oro, Bollati Boringhieri, 2013
  • Jean-Claude Schmitt, Medioevo “superstizioso”, Laterza, 2005
  • Maria Rosaria Marchionibus, “Demoni, magia e amuleti nelle grotte pugliesi” in Puglia rupestre inedita. Archeologia, Arte, Devozione, Marcello Mignozzi, Roberto Rotondo (a cura di), Adda, 2017
  • Voltaire, Dizionario filosofico, D. Felice, R. Campi (a cura di), Bompiani, 2013 

Link Treccani superstizione:

https://www.treccani.it/enciclopedia/superstizione

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Claudia Babudri
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É laureata in Storia dell'Arte ed abilitata alla professione di guida turistica per la regione Puglia. Cura il blog Babustoria, arte, storia e archeologia medievale, per il quale ha ricevuto l'attestato di merito in qualità di «Ambasciatore della Lettura – Categoria Divulgatori» dal Centro per il Libro e la Lettura il 26 luglio del 2021. Collabora con varie testate locali e nazionali e scrive recensioni di romanzi storici. È socia della sezione pugliese Giscel e del Circolo delle Comunicazioni Sociali Vito Maurogiovanni.

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