L’abbazia di San Leone e i suoi segreti: nel libro curato da Marcello Mignozzi

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Un monumento nel tempo”: così è definito il complesso abbaziale di San Leone di Bitonto nel volume curato dallo storico dell’arte Marcello Mignozzi:

L’abbazia di San Leone di Bitonto

Un monumento nel tempo

a cura di Marcello Mignozzi, Quorumedizioni 2023

Il libro è arricchito da nomi importanti che firmano sedici capitoli, tutti dedicati a quest’antica e pregevole struttura monastica bitontina e alla sua storia nascosta.

La storiografia dell’abbazia di San Leone

L’abbazia ha dalla sua un lungo percorso storiografico, riportato con estrema precisione nel primo e nel secondo capitolo del volume.

Si tratta di un bene architettonico sul quale la critica ha da sempre puntato la sua attenzione, traendone molteplici saggi e pubblicazioni divulgative, ma ancora non ben definito e, purtroppo, poco conosciuto.

Interni della chiesa

Nei pressi della Villa Comunale, a nord-est, verso il mare di Santo Spirito, svetta tuttora un grazioso campanile, senza molte pretese. È lì, nel cuore della struttura monastica monumentale, sin dal lontano Medioevo; ha subito qualche ritocco, ma continua ad essere la torretta campanaria della chiesa abbaziale dedicata a San Leone Magno.

Nell’ottavo capitolo del volume vi sono due preziosi bozzetti che lo ritraggono, osservato da due diverse angolazioni. Furono realizzati dall’architetto romano Ettore Bernich nel corso di un sopralluogo da lui effettuato a Bitonto nel 1894. Il campanile, insieme con gli affreschi del coro della chiesa e il chiostro rinascimentale, rimane la più viva testimonianza del multiforme passato dell’abbazia.

Marcello Mignozzi, professore associato presso il dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università di Bari, ha messo a punto una raccolta organica ed estremamente raffinata di studi accademici sugli aspetti architettonici, storici e iconografici della struttura monastica.  

Lo scopo dell’opera

È lo stesso Mignozzi a chiarire lo scopo fondante dell’opera: “provare a chiudere il cerchio”, puntualizzando “il contesto, le opere e i punti saldi” degli studi effettuati sino ad ora sul monumento e sugli Ordini monastici che l’hanno vissuto.

Il lavoro, in cui si mescolano documentazione storica, analisi artistica e osservazioni ambientali, tende a risolvere i quesiti più importanti relativi all’abbazia di San Leone di Bitonto, attraverso gli scritti espositivi di competenti tecnici dei vari settori.

Questi professionisti, oltre allo stesso Mignozzi, curatore dell’opera e anche autore dell’introduzione, delle conclusioni e di due studi sulla decorazione pittorica in San Leone di Bitonto, sono nell’ordine definito dai capitoli: Antonella Ventura, Michele Colaianni, Chiara Cannito, Francesco De Nicolo, Liliana Tangorra, Gioia Bertelli e Francesco Calò.

La divisione dei capitoli

I capitoli sono raggruppati in tre sezioni:

1) Letteratura e Storia, dal I al IV;

2) Architettura, Scultura e Restauri, dal V al IX;

3) La decorazione pittorica, dall’X al XVI.

Importante la lettura dell’introduzione dello stesso Mignozzi, dal significativo titolo: “Saldare un debito: l’abbazia di San Leone a Bitonto e le premesse per un’indagine ad ampio spettro”.

Il terzo e il quarto capitolo del volume parlano della vivacissima e rinomata fiera di San Leone che fece la fortuna del Monastero sin dal Medioevo.

[…]e con donno Gianni insieme n’andò alla fiera di Bitonto, né più di tal servigio il richiese”; è con questa breve citazione, riportata in quarta di copertina del libro, che Giovanni Boccaccio nel Decameron (IX, 10) fa riferimento alla storica fiera bitontina.

La decorazione pittorica

Ma la parte più corposa del libro è la terza sezione dedicata per intero alla complessa decorazione pittorica del coro della chiesa, databile tra gli anni Trenta e Quaranta del Trecento. La sua scoperta è dovuta all’intuizione di Bernich, presente a Bitonto per il restauro della Cattedrale.

L’architetto volle dare un’occhiata a quello che rimaneva in quel momento del noto monastero e, per “ventura”, in punto in cui lo scialbo, la calce si era staccata, rinvenne traccia degli affreschi che adornavano l’ambiente e che, restaurati nel corso degli anni, ora campeggiano riportati finalmente alla luce.

Sono “intrisi di suggestioni pittoriche rivenienti dall’ambito napoletano e specificatamente di quei contesti in cui avevano operato Pietro Cavallini e Giotto”.

La descrizione degli affreschi dell’abbazia

Sulla parete di fondo del coro è illustrato il tema del Giudizio Universale con il Cristo giudice tra gli angeli. Nel registro sottostante è il tribunale celeste, con gli apostoli aureolati, vestiti con tuniche e mantelli dai colori vivaci. Nei quattro pannelli inferiori sono raffigurate scene del Paradiso e dell’Inferno. Sulla parete settentrionale, fu invece affrescata l’immagine dell’Albero della vita, tema sviluppato dalla tradizione ebraico-cristiana e che acquisì grande notorietà grazie al trattato “Lignum vitae” redatto nel 1260 da san Bonaventura di Bagnoregio.

Sulla parete meridionale c’è la raffigurazione degli Evangelisti, ritratti nell’atto di redigere i propri vangeli, e un santo vescovo che benedice alla greca con la mano destra, mentre con la sinistra sorregge un codice, probabilmente san Nicola di Myra. Il santo all’estrema sinistra, abbigliato con un lungo abito di colore scuro, foderato in rosso, sembra essere invece san Nicola da Tolentino.

San Nicola di Myra e san Nicola da Tolentino

E ancora, immagini e scene di vita di Santa Caterina d’Alessandria.

Tutto quanto fin qui descritto in maniera molto riduttiva è corredato nel volume da numerose illustrazioni fotografiche nelle quali è documentato ogni minimo particolare degli affreschi e delle architetture. Ampia e corposa, dunque, la lettura.

Certamente “il contesto, le opere e i punti saldi” previsti alla partenza come scopo fondante dell’opera sono stati puntualizzati con estrema accuratezza nelle singole monografie, così com’era nelle aspettative. Ora alla squadra tocca chiudere il cerchio.

Alla prossima, dunque! San Leone di Bitonto aspetta di essere del tutto svelato.

Altare della chiesa

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Angela Campanella
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.

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