Da convento a Palazzo del Governo: la Prefettura di Bari racconta tre secoli di storia
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Convento dei Domenicani, palazzo dell’Intendenza, palazzo della Prefettura, palazzo del Governo. L’immobile sito in corso Vittorio Emanuele II (piazza della Libertà) a Bari è sempre lo stesso, ma dopo aver attraversato qualche secolo ha cambiato denominazione.
Il palazzo c’era prima che venisse inaugurato il “dirimpettaio” teatro Piccinni nel 1854; c’era prima del vicino palazzo Diana (1855), l’edificio rosso con le colonne a destra della statua di Piccinni, sede dal 1923 della Federazione Provinciale Fascista; c’era prima di qualunque altro palazzo pubblico o privato del borgo murattiano e c’era quando la città vecchia era ancora trattenuta entro le mura e circondata da un fossato.
L’edificio non nasce come Prefettura ma come convento
La sua costruzione è opera dei padri Domenicani presenti a Bari fin dal 1286 nella chiesa di San Leonardo, appena fuori le mura, corrispondente all’odierna piazza Massari.
Siccome erano oggetto d’attenzione di scherani e soldataglia, chiesero al decurionato dell’epoca di permutare la loro chiesa con quella dei SS. Simone e Giuda che si trovava all’interno delle mura cittadine e che molti anni dopo dedicarono al loro fondatore, San Domenico.
Volendo poi edificare un convento accanto alla chiesa, nel 1704 chiesero e ottennero il consenso dell’amministrazione cittadina.
Era una piccola cosa, che col tempo divenne sempre più grande.
Al convento si entrava sia dalla chiesa sia da un ingresso adiacente che si trovava in un vicolo oggi noto come strada palazzo dell’Intendenza. Alle spalle era protetto dal muro di cinta della città e dal fossato.
Questa situazione resta immutata fino al 1806 quando i francesi scacciarono i Borbone e Napoleone affidò a suo fratello Giuseppe il regno di Napoli.
Il primo atto del nuovo re è un decreto che assegna a Bari il capoluogo di provincia detenuto dalla città di Trani fin dal Cinquecento. Era opinione dei francesi che Bari avesse una maggiore vivacità economica e un più alto dinamismo sociale.
Ma anche Giuseppe Bonaparte deve lasciare Napoli per il trono di Spagna. Gli succede Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, che entra a Napoli il 6 settembre 1808.
Il palazzo è concesso al Comune di Bari
Il 7 agosto dell’anno successivo Murat abolisce l’ordine dei domenicani e con decreto del 10 ottobre 1810 concede l’ex convento al Comune di Bari.
Intanto, alla municipalità barese si pone un problema serio: dove trovare una sede adatta per ospitare l’Intendente?
E quando cominciano ad abbattere le mura che cingevano il borgo antico e colmato il fossato, ecco apparire il palazzo in tutta la sua maestosità: il Municipio aveva trovato la sede dell’Intendenza.
Conversione dell’edificio
I lavori per l’adeguamento e la conversione dell’edificio vengono affidati, nel 1815, all’architetto di Polignano Giuseppe Gimma che nel 1812 aveva ricevuto anche l’incarico di elaborare un progetto per la fondazione del nuovo borgo.
Gimma lavorò alla nuova disposizione degli ambienti nell’edificio e al prospetto che avrebbe avuto l’ingresso principale rivolto al nascente borgo, fino al 1829 anno della sua morte.
Il prosieguo, lavori di rifinitura e arredamento, è affidato a Vincenzo Capirri, assistente di Gimma, che consegna l’immobile nel 1846 quando cioè la ‘scacchiera’ del borgo murattiano cominciava a prendere forma.
Ma erano tornati i Borbone che non commisero l’errore di abrogare i decreti francesi. Tredici anni dopo la consegna del Palazzo giunge a Bari re Ferdinando II per il matrimonio del figlio Francesco con la granduchessa Maria Sofia di Baviera, giunta a Bari con la fregata Fulminante.
La carovana di Ferdinando arriva in città il 27 gennaio 1859 e si ferma fino al 7 marzo con grande dispendio delle casse comunali.
Franceschiello e Maria Sofia si sposano il 3 febbraio nella Cattedrale di San Nicola, dove è assente il Sovrano che è arrivato a Bari gravemente malato e torna a Napoli quasi morente. Si spegne nella reggia di Caserta il 22 maggio 1859.
Ma ormai anche il tempo dei Borbone è finito.
Caduta dei Borboni e avvenimenti politici
Il 7 settembre 1860, Giuseppe Garibaldi entra trionfalmente a Napoli e pone fine al Regno dei Borbone. Il 17 marzo 1861 i Savoia, proclamano l’Unità d’Italia.
Così, corso Ferdinandeo diventa corso Vittorio Emanuele II e il palazzo dell’Intendenza, Prefettura.
Nel frattempo, Puglia e Calabria in particolare, diventano terre di briganti e bisogna aspettare fino al 25 agosto 1889 per rivedere a Bari un altro sovrano, re Umberto I, assassinato il 29 luglio 1900 a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci.
Il 21 ottobre 1896 re Nicola di Montenegro porta la figlia Elena a Bari, per il rito di conversione alla religione cattolica, prima di sposare a Roma il principe di Napoli, futuro Vittorio Emanuele III. Fastoso il ricevimento offerto dal Principe agli ospiti e alle autorità locali.

In seguito all’assassinio di re Umberto, la città di Bari decide di far erigere di fronte all’Università una statua equestre del ‘Gran Re’.
La commessa è affidata ad un famoso scultore di Molfetta, Filippo Cifariello. Il grandioso monumento che darà poi il nome alla piazza è inaugurato l’11 giugno 1905 da re Vittorio Emanuele III e dalla regina Elena.
I Sovrani si fermano a Bari solo 12 ore, ma dopo l’inaugurazione daranno, in Prefettura, un ricevimento: il più memorabile della lunga storia di questo storico Palazzo.

Bibliografia:
Michele Cristallo, Il Palazzo della Prefettura, Mario Adda Editore, Bari 1994
Link Prefettura:
http://www.prefettura.it/bari/multidip/index.htm
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.




Interessanti questi studi divulgativi. Così il “volgo” comprende un pò meglio la storia della propria città o in cui vive da tanti anni. Grazie.DECIO