Le alterne vicende dei lampioni sul Lungomare barese: abbattuti per la guerra ma salvati dai cittadini
lampioni sul Lungomare di Bari2
Lo scorso ottobre 2022, l’Amministrazione comunale di Bari ha completato l’installazione di altri 30 lampioni sul Lungomare di Bari, nella zona dell’entrata monumentale della Fiera del Levante, portando il numero complessivo a ben 227 elementi. Nicola Mascellaro, attingendo alle memorie del Podestà Michele Viterbo, ci ricorda il momento più difficile della loro storia, quando rischiarono di scomparire definitivamente, e la successiva rinascita grazie alla generosa sottoscrizione popolare.
Mi sono sempre chiesto se nel 1939, durante la campagna della raccolta dei metalli – oro, argento, ferro, acciaio, rame, zinco e altro – si fosse sacrificata anche la lunga fila di lampioni sul lungomare. Ho cercato di avere qualche notizia, ma nessuno, ormai, conserva ricordi in tal senso. Poi leggo, sul Diario 1943-1945 di Michele Viterbo, che ci è andata molto vicina.
Una sera di novembre del 1940 – scrive Viterbo – Mussolini venne a Bari, teatro delle operazioni per la campagna militare greco-albanese, per vedere di persona le manovre d’imbarco. La sera precedente aveva percorso il lungomare cittadino insieme al Prefetto che il mattino successivo mi telefonò al Municipio per dirmi che occorreva offrire come rottami in ferro anche i lampioni che erano sul lungomare, ha detto il Duce!
L’indecisione del Podestà sul destino dei lampioni sul Lungomare
Michele Viterbo, che era Podestà di Bari, cerca di prendere tempo, disse che sarebbe necessaria una delibera, ma il Prefetto non volle sentire ragioni… l’ordine viene dall’alto, si tratta di dare ferro alla Patria e i lampioni di Bari possono e devono essere sacrificati.
A quel punto non c’era più da discutere. Ma un insperato aiuto venne al Podestà dall’ufficio tecnico comunale: i lampioni non erano in ferro, ma di una lega mista a ghisa.
Chiamai il Prefetto – scrive ancora Viterbo – e riferii il risultato della mia indagine. Questi rimase incerto.
Senonché il mattino successivo ricevette una telefonata dal ministro Galeazzo Ciano che era col Duce e, senza giri di parole, disse:
… Mussolini è sorpreso che i lampioni non siano stati rimossi… non c’è più da esitare, per ordine del Duce i lampioni dovranno cadere al suolo nella stessa giornata ‘fossero anche di solo legno’.
Se vennero veramente smantellati tutti, non è dato sapere. Mussolini torna a Bari il 13 gennaio 1941 e il 10 luglio successivo per passare in rivista la brigata alpina tridentina in partenza per l’Albania. Ma i lampioni erano ancora lì, le sorti della guerra peggioravano di giorno in giorno e il Duce aveva ben altro per la testa. Dei lampioni sul lungomare non fece più cenno. Era incavolato nero e sfogava la sua ira con gli alti ranghi dell’Esercito che sostituiva come pedine su una scacchiera.

Quella campagna, la prima dell’Esercito Italiano, che il ministro degli Esteri, nonché genero del Duce, Galeazzo Ciano, aveva assicurato sarebbe stata una passeggiata: vantava di aver foraggiato accortamente gran parte dello stato maggiore greco.
Perciò il Duce si era lanciato in una delle sue frasi celebri… spezzeremo le reni alla Grecia… e se non fossero intervenuti i tedeschi i greci ci avrebbero inseguito fin sulla spiaggia di San Cataldo.
Con il continuo sgretolarsi del Paese, nessuno badò più a quei… magnifici lampioni sul lungomare che facevano uno splendido effetto, scrive Viterbo. Ma dopo l’abolizione dell’oscuramento i lampioni rimasero spenti: il mare, l’incuria, la mancanza di manutenzione non consentirono di riaccenderli.
La richiesta dei baresi e l’appello del sindaco
Il 24 agosto 1948 un articolo di cronaca della Gazzetta risolleva la questione:
… i baresi amano il Lungomare. Da quando è sorto esso è il loro orgoglio e lo vorrebbero vedere sempre più bello, sempre più curato, sempre più luminoso. Ora che i giardini sono stati riordinati e la pavimentazione rifatta, i baresi chiedono che sia ripristinata la vecchia illuminazione ornamentale che gli conferiva, con la luce, maggiore fasto e prestigio.

Il Sindaco, Vitantonio Di Cagno, barese purosangue nonché poeta dialettale, risponde che sarebbe felice di accontentare i baresi… ma non rivestendo il problema carattere d’urgenza, la questione non può essere affrontata con le esauste finanze del Comune.
Ma un modo ci sarebbe e chiama all’appello tutte le persone volenterose, quei baresi che vogliono ‘offrire un fanale’ al loro Lungomare… non si tratta di una sottoscrizione pubblica, chiarisce, l’appello è diretto principalmente ai Circoli che sul mare vivono la loro vita, agli Enti ed ai cittadini.
La spesa? Tenuto conto che la Società Generale Pugliese di Elettricità ha fornito gratuitamente il cavo metallico, che già sono stati offerti 200 quintali di ghisa e che altri 500 si spera di averli allo stesso titolo, il prezzo di ogni fanale, compreso l’impianto e la messa in opera, è di 100mila lire.
Raccogliere l’appello rivolto dal Sindaco ai concittadini – commenta la Gazzetta – ci pare superfluo: sappiamo che i baresi amano la loro città e fidiamo nella dimostrazione che ne daranno i benestanti.

Il 29 marzo 2019 Salvatore Schirone scriveva su un’altra testata giornalistica che su 197 lampioni originari e ‘rimossi’, solo 21 furono fusi nuovi e installati. E gli altri? Erano in qualche magazzino o non furono mai rimossi come lascia supporre Michele Viterbo?
Di certo fu così che il Lungomare di Bari, grazie alla generosità dei suoi cittadini, risorse come prima splendente di luci!

Foto moderne: Salvatore Schirone
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.