Il suggestivo Succorpo della Cattedrale di Bari nasconde ancora molti segreti

Succorpo (10)

Succorpo (10)

Accompagnati dallo storico dell’arte Maurizio Triggiani, abbiamo visitato uno dei luoghi più suggestivi della Bari sotterranea: il Succorpo della Cattedrale, finalmente restaurato e musealizzato completamente nel 2009. Ma il ventre sotterraneo della Cattedrale nasconde ancora molti segreti. In questo articolo, Triggiani ci rivela le tracce che attendono di essere esplorate dagli archeologi.


Questa è una storia che inizia all’incirca cinquecento anni fa e non è ancora terminata.

È ormai noto a tutti che la Cattedrale di Bari conservi un luogo di grande importanza storica e dal grande fascino: il Succorpo. Recentemente restaurato e restituito alla fruizione con un percorso musealizzato, il Succorpo della Cattedrale di Bari è stato, a partire dal ‘500 e poi per i secoli successivi, utilizzato come luogo di sepoltura delle famiglie più in vista della città, prima, e poi come sepolcreto nel corso del ‘600 e fino all’ ‘800.

Il Succorpo della Cattedrale di Bari…
… è un luogo di grande importanza storica

Poi se ne è persa la memoria, un luogo che appariva inaccessibile e misterioso, oggetto di racconti e testimonianze, molte delle quali fondate sui ricordi di storici e cronisti, ma senza che nessuno riuscisse davvero ad accedervi. Il primo che in qualche modo provò a calarsi nelle “radici della Cattedrale” di Bari fu un ingegnere, Pasquale Fantasia, che, sul finire dell’800, esplorò gli ambienti sotterranei del Succorpo per realizzare una serie di rilievi e osservazioni che poi riportò nelle pagine dedicate a Il Duomo di Bari, edite nell’ “Annuario del R. Ist. Tecnico e Nautico di Bari”, nel 1890.

Appariva…
… inaccessibile e misterioso

La testimonianza dell’ing. Pasquale Fantasia riguardo al Succorpo

Le testimonianze dell’ingegnere, corroborate da una serie di tavole e sezioni che riportavano in modo quasi del tutto puntuale lo sviluppo e le caratteristiche delle strutture sotterranee della Cattedrale di Bari, sottolineavano anche la difficoltà di accesso a tali ambienti completamente occupati da resti umani disposti in modo non ordinato, accatastati gli uni sugli altri.

Planimetria chiesa con gli ambienti del Succorpo realizzata da P. Fantasia
Sezione chiesa con gli ambienti del Succorpo realizzata da P. Fantasia

Scriveva Fantasia: 

(…) l’intradosso delle volte è ancora imbrattato di una terra rossa che servì per la forma delle medesime. I conci sono ruvidi e non disposti con simmetria. I diversi campi coperti dalle volte, quasi da un metro a partire dall’intradosso sono ripieni di terra, resa limacciosa e bianchiccia dalla putrefazione dei cadaveri; quà e là avanzi di casse sepolcrali, qualche frammento di fusto di colonna o di marmo, ossami fracidi, e sotto l’atrio qualche teschio ancora in putrefazione. Non potrei dire la profondità di tale fanghiglia. Per mezzo di palline dell’altezza complessiva di tre metri non si è riuscito a toccare il fondo, né è stato più possibile estrarle da quella densa massa. 

(P. Fantasia)

Il fondo doveva essere a cinque metri dalle volte, infatti.

Le rivelazioni di Padre Raffaele D’Addosio

Da dove l’ingegnere Fantasia sia potuto accedere a questi ambienti, in realtà, ce lo rivela Raffaele D’Addosio che nel 1884 – ossia qualche anno prima che Fantasia realizzasse i suoi studi – riportava la seguente descrizione:

Hanno fatto aprire il coverchio di una sepoltura e vi hanno spinto giù un becchino, cui dietro, spinti da curiosità sono andati un sagrestano, due Parroci […] ci han raccontato aver camminato sopra ossami fracidi e limacciosi che covrono tutto intero il suolo ampio quanto quello di tutta la gran chiesa superiore; che le ossa occupano tutto la spazio fino a tale altezza, che appena vi lascian sotto le volte posto da camminar un uomo molto curvato; non vedersi altro che volte di tufo grezzo; su teste di pilastri pure grezzi tra quali si vedon muri divisori […] Se così fosse direste voi, dunque l’antica chiesa era ampia tanto e né più né meno quanto l’attuale colle stesse tre navate.

(R. D’Addosio, Il Duomo di Bari. Le sue vicende. Lettere di Padre Raffaele D’Addosio, Bari 1884).

Tutto questo è stato ampiamente studiato, scavato e analizzato a partire dagli anni ’60 e ’70 del secolo scorso quando si cominciò a indagare il Succorpo della Cattedrale di Bari, venne svuotato da tutte quelle ossa e tali lavori furono documentati da relazioni e da alcune fotografie scattate dall’ingegner Baldassarre, conservate nell’archivio fotografico della Soprintendenza di Bari.

Foto del sepolcreto anni ’50 (Archivio Fotografico Soprintendenza)

Lavori recenti

I lavori più recenti hanno ulteriormente puntualizzato l’utilizzo di questi ambienti, come fossero stati suddivisi, come funzionasse il sistema delle botole e come i resti organici avessero in qualche modo alterato i muri, i pilastri e intaccato anche le tessere del mosaico di Timoteo. Di tutto questo il volume curato da Pina Belli D’Elia e Emilia Pellegrino dal titolo Le radici della Cattedrale, edito da Edipuglia nel 2009 ne dà ampio riscontro, anche attraverso i contributi di chi scrive.

Una storia che dunque sembra conclusa, eppure rimane una parte ancora da scrivere e indagare.

Una famosa foto, conservata nell’Archivio Fotografico della Soprintendenza, mostra la zona antistante la facciata della Cattedrale durante i lavori di risistemazione della scalinata settecentesca avvenuti intorno al 1927.

foto interventi del sagrato della chiesa. (Archivio Fotografico della Soprintendenza)
Interventi di scavo del Succorpo (Archivio Fotografico della Soprintendenza)

Si notano alcune strutture murarie delle quali parlava anche un articolo della Gazzetta della Puglia del 27 novembre 1927 che riportava come 

sotto la scalea settecentesca è stata anche messa in luce la botola che copriva l’accesso alla necropoli sotterranea della cattedrale. La necropoli che è stata sommariamente visitata è piena di numerose casse contenenti salme di canonici e di notabilità baresi ed è ricolma di mucchi di ossa umane. Com’è noto soltanto nel 1860 fu abolita la sepoltura delle salme nelle chiese. Le ossa rinvenute sono quindi i residui mortali di cittadini baresi sepolti fino a quell’epoca nei sotterranei della cattedrale. 

Del resto una delle sezioni realizzate dall’ing. Pasquale Fantasia rilevava ambienti sotterranei che si sviluppavano ben oltre la facciata della Cattedrale. Probabilmente si tratta di strutture realizzate in continuità con quelle oggi visitabili nell’area del Succorpo. 

Tutto ciò giace ancora inesplorato sotto l’attuale scalinata. Si tratta di un piccolo scrigno di storia ancora da scoprire e indagare che potrebbe fornire ulteriori informazioni sulla storia della Cattedrale di Bari.

Foto del Succorpo, l’ambiente voltato

Link per info sulla Cattedrale:

https://www.arcidiocesibaribitonto.it/

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Maurizio Triggiani

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