Insieme per la pace: intervista all’ideatore della “Marcia dei Bruchi”

Marcia dei Bruchi (1)

Marcia dei Bruchi (1)

In una fase storica molto delicata, caratterizzata da una pandemia che ha causato forti danni psicologici e sociali e da ingiuste guerre sanguinose che ogni giorno mietono numerosi morti, la tentazione di molti è quella di accusare le amministrazioni per qualunque problema, si preferisce restare semplici testimoni di quello che succede, invece di cercare soluzioni o di far “sentire la propria voce” magari organizzando manifestazioni che celebrino la pace.

Chiaramente, non per tutti è così, c’è anche chi ha preso la situazione “nelle mani” e ha pensato di poter fare nel proprio piccolo “la differenza”.

È questo l’intento di John Mpaliza, ingegnere informatico di provenienza congolese, che dallo scorso anno ha iniziato a organizzare la cosiddetta “Marcia dei Bruchi”, una serie di marce locali per cambiare il globale, indirizzata principalmente agli studenti delle scuole, per contribuire a formare la loro coscienza e motivarli ad impegnarsi affinché migliorino il futuro delle loro comunità e di sé stessi.

Quest’anno John ha organizzato la marcia proprio in Puglia e in tal occasione la redazione di Bari e… lo ha incontrato e intervistato.  

La storia di John Mpaliza, ideatore della “Marcia dei Bruchi” 

Parlaci un po’ della tua storia: chi sei, che lavoro svolgi e come mai sei arrivato in Italia?

Mi chiamo John Mpaliza, sono un cittadino italocongolese, provengo dalla Repubblica democratica del Congo, ex Congo belga, e sono nato nel 1969. A fine 1991 sono stato costretto a lasciare il mio Paese per questioni politiche e ho iniziato a studiare ingegneria elettronica in Algeria.

Sono capitato in Italia per caso, non per questioni migratorie. Ero in viaggio e avevo perso l’aereo che mi doveva riportare in Algeria. Dato che c’era anche stato un attentato, decisi di rimanere in Italia. I primi tempi sono stati molto difficili, soprattutto per la questione della richiesta di asilo politico, ma finalmente nel 1999 sono riuscito a ricominciare gli studi a Parma in ingegneria informatica. Dopo la laurea ho lavorato tredici anni come programmatore per il comune di Reggio Emilia e nel 2014 mi sono licenziato perché già dal 2010 avevo iniziato ad organizzare delle marce per la pace.

John Mpaliza ideatore della “Marcia dei Bruchi”

“Rompere il silenzio”

È un gesto forte quello di lasciare un lavoro del genere per organizzare delle marce per la pace, qual è il motivo scatenante per il quale hai deciso di intraprendere queste iniziative?

Ho deciso di iniziare le marce perché in primo luogo volevo rompere il silenzio sulla questione del mio Paese. Il Congo è molto ricco, ci sono numerosi minerali, oro, cobalto, stagno, manganese, piombo, zinco, uranio e petrolio, ma soprattutto c’è il coltan (diminutivo per columbite-tantalite), un minerale fondamentale per la fabbricazione dei dispositivi elettronici. Per tutta questa ricchezza il Congo dovrebbe essere un Paese ricco, ma in realtà è povero e ci sono numerose guerre perché tutte le nazioni hanno interessi economici in questa zona.

Dal 1996 sino ad oggi è iniziato il conflitto più sanguinoso dopo la Seconda guerra mondiale che ha come obiettivo lo sfruttamento illegale del minerale del coltan. Quasi 10 milioni di persone hanno perso la vita, tra cui mio padre. Per questo ho iniziato ad organizzare marce in tutta Italia, per attirare l’attenzione delle istituzioni europee come il Parlamento europeo e del papa al quale ho anche raccontato cosa succede in Africa.

L’origine della “Marcia dei Bruchi”

Da dove nasce nello specifico la “Marcia dei Bruchi” e a chi è rivolta? E perché hai deciso di darle questo nome?

Nel 2021 ero stato chiamato dalla dirigente di un istituto superiore di Bressanone per fare delle conferenze in presenza a scuola riguardo i costi umani e ambientali della tecnologia; in questa occasione alcuni studenti mi hanno suggerito l’idea di una marcia per i giovani. Lo stesso anno sono andato in Val Camonica in provincia di Brescia per fare una camminata con dei ragazzi e i loro educatori.

Un bambino di nove anni venne a conoscenza della marcia che avevo deciso di organizzare per l’anno successivo in Trentino Alto Adige e, dato che l’iniziativa non aveva un nome, mi propose di chiamarla “Marcia dei Bruchi”, a simbolo del fatto che camminiamo insieme come bruchi che poi si trasformano in farfalle per cambiare il mondo.

L’organizzazione delle marce

Com’è organizzata di solito una marcia? Vi sono dei requisiti per parteciparvi?

I docenti che vogliono partecipare alla marcia coinvolgono la propria scuola e capiscono quanti studenti aderiscono per poi comunicarne il numero alla questura.

Di solito i ragazzi non partecipano tutti insieme alla marcia sin dall’inizio, ma si aggiungono per alcuni tratti, di solito nei territori delle loro città.

La condizione affinché la classe partecipi è quella di lavorare su alcuni argomenti proposti, cioè pace, giustizia, diritti umani, consumo critico, lotta contro i cambiamenti climatici o argomenti di interesse locale, per esempio lo scorso anno in Trentino alcune scuole hanno lavorato sul tema dei pesticidi adoperati nelle coltivazioni delle mele.

Di solito, dopo la ricerca, gli studenti elaborano dei cartelloni che vengono portati in marcia quando si arriva in città. In questi casi si fa una camminata che dura un’oretta da una piazza ad un’altra con musiche gioiose e fermandosi per fare delle letture.

Mpaliza organizza marce in tutta Italia

La “Marcia dei Bruchi” in Puglia

Recentemente sei venuto in Puglia per la “Marcia dei Bruchi”: raccontaci un po’ questa esperienza. Che partecipazione e riscontri hai avuto?

La marcia in Puglia è stata richiesta in particolare da una scuola di Grottaglie. È partita il 25 febbraio da San Severo e ha attraversato tutte le sei province della Puglia per poi arrivare a Bari il primo aprile. Poi il 5 aprile abbiamo marciato con gli studenti da piazza Garibaldi a piazza del Ferrarese. Questa marcia, alla sua seconda edizione dopo quella in Trentino, ha avuto un buon successo e la partecipazione di 12mila studenti, circa cinquecento o mille per ogni città; nel complesso sono molto soddisfatto anche per i contenuti che sono stati esposti.

Quali sono le tue aspettative e i tuoi progetti per il futuro?

Da europeo non sono molto positivo, da africano vedo un’Africa che piano piano si sta emancipando. Da cittadino del mondo non posso che sperare, soprattutto se devo parlare con i giovani. Per quanto riguarda i progetti futuri continuerò a svolgere la “Marcia dei Bruchi” una volta all’anno solo in Italia, di solito una quarantina dei giorni prima delle vacanze di Pasqua. Il prossimo anno sarà in Piemonte.

Mentre in autunno tornerò in Puglia perché terrò delle conferenze presso le scuole che hanno partecipato alla marcia. Spero davvero che queste iniziative aiutino i giovani a prendere coscienza del proprio presente per essere cittadini consapevoli del futuro.


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Martina
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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