Museo della macchina da scrivere: una tappa imperdibile per gli amanti della scrittura
Il museo della macchina da scrivere22
Sorge a pochi passi dal mare, come a voler “stampare” in modo immortale la bellezza del luogo, avvolto dall’azzurro e sormontato dallo sguardo della “Regina delle Cattedrali di Puglia”: siamo a Trani e oggi vi portiamo nel Museo della Macchina da Scrivere.
Il luogo è una diramazione del Polo Museale Diocesano Trani, sito in Piazza Duomo, e alberga nel Palazzo Lodispoto. L’allestimento dedicato alle macchine da scrivere si dirama su due livelli: il primo piano e il piano interrato, secondo un circuito inverso per cui si parte dal primo per poi scendere nel nucleo del museo, un vero e proprio impero sotterraneo della scrittura.
Giunti sulla soglia della prima esposizione, la sensazione è quella di respirare l’anima di un’altra epoca: tutt’intorno, delicatamente riposte su piedistalli e in teche di vetro, decine e decine di macchine da scrivere di ogni era possibile.
“La macchina con la pallina da golf”
Ad impatto, arrivati nel salone che ripercorre la storia della scrittura meccanica dalla nascita all’evoluzione, uno dei primi modelli che attira l’attenzione è una IBM Selectric Model 1 color rosso vivo. Se questo nome non pungola la vostra memoria, probabilmente la ricorderete meglio col nome di “macchina con la pallina da golf”.

Presentato per la prima volta nel 1961 dalla International Business Machines di New York, il marchingegno sin da subito si distingue per la sua innovatività rispetto alle macchine da scrivere del passato, poiché riusciva a condensare tutti i caratteri utili su un singolo piano e in unico elemento meccanico.
Quest’ultimo, attraverso movimenti di rotazione, giungeva fino al nastro di fronte al carattere interessato, imprimendolo sulla carta posta al di sotto.
Un suo grande merito fu quello di poter stampare una vasta gamma di simboli e contrassegni, compresi quelli legati al mondo della scienza e delle scienze matematiche.
La concorrente della Olivetti
Proseguendo fra tasti e tastiere, ci imbattiamo in una Invicta Model 60, con la denominazione di “degna concorrente della Olivetti”. Siamo negli anni del primo dopoguerra, poco prima del divampo della Seconda guerra mondiale e a Torino era già stata inaugurata la prima macchina da scrivere targata Invicta.

A distanza di un quindicennio l’azienda aveva riproposto un modello sulla falsa riga del precedente, ma molto più emancipato. Progettata dall’ingegner Giuseppe Giachero fu commercializzata anche (e soprattutto) col nome di Electa.
La finta meridiana
Un esemplare che colpisce in modo singolare per la forma inconsueta è una American Model 2 Index. Ciò che catalizza l’interesse è sicuramente l’aspetto apparentemente poco affine a quello di una macchina da scrivere: questo modello ricorda molto di più una meridiana.

La sua produzione fu di lauta portata, ad opera di un’azienda tedesca – la Bernhard Stoewer A.G. – che produceva già da diversi anni macchine da cucire.
Riposta in un piccolo container di legno per renderne agevole il trasporto, la Index era costituita da 30 tasti disposti su tre file a doppia commutazione (o terza tastiera) e consentiva la stampa di 90 caratteri.
Le più eleganti
Ma veniamo alle due più sofisticate ed eleganti del salone. Sita in una teca di vetro, bellissima, superba e imperante, c’è la Royal Quiet De Luxe (Gold Edition). Siamo nel 1948 e viene commercializzata una macchina da scrivere, disegnata da Henry Dreyfuss, placcata d’oro.

Spesso concesso in omaggio come premio aziendale e prodotto in edizione limitata per il giubileo della Royal Typewriter Co., l’aureo oggetto fu anche di proprietà del romanziere Ian Fleming, colui che diede “anima” al celeberrimo James Bond o Agente 007.
Speculare, situata di fronte, è poi esposta la Sholes & Glidden, una ricercata macchina da scrivere rivestita di una trama che potremmo definire in stile Liberty, floreale su fondo nero lucido, dalla silhouette sui generis. La Sholes & Glidden, attribuita a C. Sholes e S. Glidden, fu la prima macchina da scrivere ad essere commercializzata, nel 1873.
Il finanziamento che avviò la sua produzione si deve a James Densmore e alla sua concertazione con la società Remington, azienda di punta nella produzione di macchine da cucire.
Ebbene sì, la nostra macchina ricorda proprio una macchina da cucire, per la paternità del suo sovvenzionatore, che ne commissionò la costruzione di 1000 modelli. Dotata di pedale che regolava il ritorno del carrello, la Sholes & Glidden fu costruita con i materiali utilizzati dalla Remington: una macchina da cucire… ma per scrivere (e fortunatamente non coi piedi, verrebbe da dire).
Il settore “Olivetti”
Scendiamo adesso nel settore “Olivetti”, situato al piano interrato: un’intera sezione che la fondazione S.E.C.A ha voluto dedicare all’omonimo imprenditore, forse il più famoso della storia della carta stampata, noto soprattutto per aver lanciato la prima macchina da scrivere portatile chiamata MP1.

Ad accoglierci, sita sulla soglia, la macchina prediletta proprio da Adriano Olivetti e dal “mito del giornalismo” Indro Montanelli, una Olivetti Lettera 22 color verde militare del 1950. Prodotta dal designer Marcello Nizzoli, miglior compasso d’oro nel 1954, questa macchina da scrivere è diventata nel tempo un’icona indiscutibile, il simbolo del rinnovamento del Paese, che stava via via adattandosi al progresso.

Rimase in commercio per molto tempo, almeno fino agli anni Sessanta, raggiungendo le 20mila unità.
L’esposizione è un oblò di pareti subissate da modelli di ogni tipo, colore e dimensione della produzione Olivetti, dalla canonica forma rettangolare, sobria e professionale, che rese queste macchine da scrivere un vero e proprio prototipo per studi e uffici, eppure la bacheca che probabilmente non ci si aspetterebbe è quella dedicata ai modelli “toys”.

Le macchine da scrivere “toys”
Colorate e fantasiose, le due slovene targate “barbie” e “bang on the door” sono tra le prime ad essere notate.
La prima, una Barbie Typewriter del 1988, fu progettata da Vid Bratasevec e prodotta dall’azienda slovena Mehano, che deteneva il primato nella commercializzazione di giochi. Non a caso questa macchina da scrivere era destinata alle piccole aspiranti scrittrici, a scopo prettamente ludico, ma permetteva comunque di scrivere realmente. Lo strumento è infatti dotato di 27 tasti in grado di riprodurre 54 caratteri e di un tasto di ritorno del carrello.

La seconda, la Bang On the Door Fairy Girl, prodotta nel 2005 dalla medesima azienda slovena, era una macchina da scrivere manuale giocattolo. La sua tastiera contava 30 tasti siti su tre file orientamento QWERTY e anche in questo caso era possibile scrivere 54 caratteri diversi. Intento pedagogico e ludico andavano ancora una volta di pari passo.

Proseguendo, cleptomani di dettagli inaspettati, incontriamo una GSN Junior che richiama lo sguardo per le sembianze particolari. Prodotta nel 1924, di paternità dei fratelli Schimdt di Norimberga, questa macchina da scrivere giocattolo era costituita da un cilindro (con lettere maiuscole e minuscole) che bisognava far roteare manualmente per scegliere il carattere che si voleva.

Pigiando la leva, in grado di far muovere il cilindro interamente, si riusciva ad imprimere la lettera scelta sulla carta.
La disposizione dei caratteri sulla tastiera era casuale, in quanto lo strumento era una macchina da scrivere ad indice. Ebbe un clamoroso successo soprattutto in Germania e in America durante gli anni Trenta.
Lo studio di Adriano Olivetti
Potremmo scrivere molto altro di questo caleidoscopico portagioie, ma non vogliamo correre il rischio di incappare in qualche lapsus calami che possa annoiarvi e che ci depisti dall’intento di attrarvi. Possiamo però concludere affermando che, a salutare lo spettatore, intriso in fiumi di inchiostro e nell’odore della carta stampata, c’è proprio l’angolo/studio di Adriano Olivetti.

Una riproduzione realistica della sua scrivania al centro della stanza, in legno massiccio, con pile di libri pronti ad essere sfogliati, manuali e vergatine fini per dattilografia. Ovviamente, protagonista indiscussa, la sua compagna più fedele: una macchina da scrivere pronta a rendere eterne le parole.
Link:
http://www.fondazioneseca.it/home/polomusealetrani.html
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.








