Contro la violenza: a Bari la G.I.R.A.F.F.A. onlus assiste le donne in difficoltà

giraffa

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In questi ultimi anni si è posta molta attenzione al tema della violenza sulle donne un problema atavico e vergognoso del quale, pur considerandoci una società evoluta, non ci siamo liberati completamente. È stata anche istituita una giornata di sensibilizzazione al riguardo che ricorre il 25 novembre. Anche la redazione di “Bari e…” si è fortemente motivata a far conoscere l’argomento. Proprio per questa ragione abbiamo intervistato Maria Pia Vigilante, presidente dell’associazione di promozione sociale “G.I.R.A.F.F.A. onlus” con sede a Bari che si occupa da anni di questa orrenda piaga sociale.

Nome e scopo dell’associazione G.I.R.A.F.F.A. onlus

Come mai avete dato il nome “G.I.R.A.F.F.A.” onlus all’associazione e di cosa vi occupate in particolare?

Abbiamo deciso di chiamare l’associazione “G.I.R.A.F.F.A” onlus dall’acronimo “Gruppo Indagine Resistenza Alla Follia Femminile”, perché aiutiamo le donne che subiscono violenza maschile ad evitare i disagi di natura psicologica e fisica che ne conseguono. G.I.R.A.F.F.A. è nata nel 1998 e si occupa di varie forme di violenza, tra cui la violenza economica, fisica, psicologica, maltrattamento in famiglia, stalking, la tratta delle donne ai fini di sfruttamento sessuale e le mutilazioni genitali femminili.

Vi siete occupate anche di assistere donne straniere?

All’inizio, in realtà, sono capitate molte donne italiane, perché l’associazione è nata da un gruppo di autostima tra donne, le quali si sono rese conto che bisognava lavorare su un aspetto culturale per modificare un certo tipo di mentalità che produceva dei danni alla psiche della donna. Partendo da questi gruppi di autostima siamo giunte ad aprire un primo centro per donne maltrattate. Però proprio in quegli anni sulle nostre coste approdavano donne dai Paesi dell’Est, costrette a prostituirsi. Questo evento ci ha fatto capire che dovevamo misurarci anche con questo fenomeno.

Un’associazione che non ha limiti territoriali

Siete un’associazione che agisce a livello locale o anche internazionale?

Non abbiamo un limite territoriale, agiamo anche a livello internazionale. Recentemente infatti si è rivolta a noi una donna dall’Iran che voleva sfuggire dalle violenze esercitate dal marito e quando è arrivata in Italia l’abbiamo accolta. Spesso ci contattano persone dai paesi in provincia di Bari, che preferiscono rivolgersi ad un centro in città ed evitare che si diffonda la voce nel loro paesino. Queste donne si vergognano, in quanto temono di aver fatto qualcosa per produrre la violenza ai propri danni, non partono dal presupposto che la violenza è frutto dell’uomo e di una mentalità patriarcale.

Quindi le donne ancora pensano che la colpa parta da loro?

Diciamo che oggi avviene un po’ meno grazie ai centri antiviolenza, ma in passato le donne non denunciavano, in primo luogo perché è difficile denunciare un uomo con il quale si è sposati e che spesso è anche il padre dei propri figli. Insomma entrano in gioco una serie di sentimenti e dinamiche sociali in quel momento.

Troppi casi di violenza…

Ha qualche caso in particolare da raccontare?

I casi sono numerosi e possono sembrare tutti uguali, ma in realtà ogni caso conserva una sua specificità, perché dipende dal vissuto delle donne. Molte di loro continuano a subire delle manipolazioni; nonostante abbiano interrotto il circuito della violenza, si portano dietro la propria ambivalenza e ricadono nella coazione a ripetere. Questo indica che una donna deve continuare a lavorare su se stessa per evitare di scegliere lo stesso uomo che utilizza quelle modalità di rapporto. Molto spesso pensano che quelle modalità siano normali perché hanno vissuto la violenza sin da bambine e che sia l’unico modo di rapportarsi. In questo caso si parla di violenza assistita perché hanno assistito alla violenza agita ai danni di un proprio familiare. Si dovrebbe iniziare a capire che la violenza non è l’unico linguaggio possibile, i linguaggi possono e devono essere diversi.

Progetti futuri della G.I.R.A.F.F.A. onlus

Quali sono i vostri progetti futuri?

Abbiamo numerosi progetti, recentemente abbiamo vinto il bando “Fondazione con il Sud”, con il quale speriamo di aumentare gli sportelli antiviolenza e curare la rete antiviolenza territoriale, collaborando sempre di più con le forze dell’ordine, i medici, gli insegnanti e le autorità giudiziarie. È importante avere una rete sempre forte per parlare un linguaggio univoco, per evitare la vittimizzazione secondaria, per capire quali sono le modalità di accoglienza per far sentire la donna a proprio agio.

Per quanto riguarda i progetti nello specifico, uno particolare è “Adotta un calendario”, giunto alla terza edizione quest’anno e realizzato in collaborazione con il centro “Librexpressione”, il centro di satira politica della Fondazione Di Vagno. Il calendario, denominato “Femme Battue”, è realizzato da illustratori e illustratrici di tutto il mondo, i quali regalano delle tavole che rappresentano la violenza agita sul corpo delle donne. La vendita di questo calendario servirà a sostenere le donne nella ricerca di una casa, a pagare borse per inserimenti lavorativi e ristrutturazioni della casa per le donne vittime della tratta.

Alcune immagini del calendario: Fadi Toon (Norvegia)-STOP Violence against Women worldwide
Vladimir Kazanevsky (Ukraine)-war refugee
Andrea Arroyo-Mahsa Amini_Iran

Sito:

https://www.giraffaonlus.it/

Pagina FB:

https://www.facebook.com/www.giraffaonlus.it

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Martina
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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