Storie di Puglia – Sant’Ippazio, il santo che protegge la virilità maschile

Sant'Ippazio

Nei nostri articoli abbiamo parlato spesso di santi, protettori delle cose più disparate dai fulmini agli ubriachi, dai gatti agli allevatori dei bachi da seta, ma sicuramente il primato del santo protettore più “sui generis” lo detiene Sant’Ippazio il patrono di Tiggiano nel leccese. Perché? Questo santo è, secondo la tradizione popolare, il protettore della virilità maschile e dell’apparato genitale.

Ma qual è la storia di questo santo e soprattutto il suo legame con il Salento?

Come spesso capita con la vita dei santi, non ci sono molte notizie e quelle disponibili si confondono fra realtà storica e leggenda.

Le poche notizie di Sant’Ippazio fra storia e leggenda

Ippazio (o Ipazio) nacque in Cilicia probabilmente intorno al 300 d.C. e divenne vescovo di Gangra, una città della Paflagonia, nell’Asia Minore settentrionale. Durante il suo ministero, lottò con forza contro i pagani e i loro templi, mentre nel contempo fondava chiese e un ospizio aperto ai bisognosi. Scrisse diverse opere di carattere spirituale e, secondo la leggenda, sconfisse un pericoloso drago alle porte di Costantinopoli, all’epoca sotto il governo dell’imperatore Costanzo II.

Dipinto di Sant’Ippazio del XIX secolo

È scritto che ha partecipato al Concilio di Nicea nel 325 d.C. e al Concilio di Gangra nel 340. Qualche anno dopo quest’ultimo concilio, all’incirca intorno al 345 d.C., il 14 novembre fu aggredito e lapidato nei pressi di Luziana da alcuni novaziani, seguaci dello scisma novaziano.

Il suo strano protettorato, secondo la tradizione, deriverebbe dall’aver subito un violento calcio nel basso ventre da parte di un eretico oppositore, durante un’accesa discussione presso il Concilio di Nicea.

Il protettorato

Visto che Ippazio per tutta la vita dovette convivere con le dolorose conseguenze di quella violenza, la tradizione popolare (fateci aggiungere con una perversa ironia!) lo ha elevato a protettore dell’apparato genitale, dell’ernia inguinale e della virilità maschile.

In passato, gli uomini bisognosi di guarigione, si recavano in chiesa invocando l’intervento del “Santu Pati”, come lo chiamano affettuosamente a Tiggiano, e dove anche le madri invocavano l’intervento del patrono affinché i propri figli maschi fossero fecondi.

Il culto di Sant’Ippazio, molto diffuso presso la Chiesa bizantina, è probabilmente arrivato nell’Italia Meridionale grazie ai frati basiliani, monaci che seguivano la Regola di s. Basilio il Grande (329-379 d.C.), anche se il culto ricevette un forte impulso solo nel XVII secolo quando il feudo di Tiggiano fu venduto dal barone Don Stefano Gallone ad Angelo Serafini da Morciano (la famiglia Serafini dopo un matrimonio nobiliare ha guadagnato il titolo di barone, diventando: Serafini-Sauli).

Il culto del santo è arrivato probabilmente grazie ai frati basiliani

La sagra

Il santo si festeggia il 19 gennaio, nella ricorrenza dell’arrivo delle sue reliquie nella chiesa madre del paese e in concomitanza con la Sagra della Pestanaca, una carota giallo-viola che si coltiva solo in zona e che proprio in quel periodo arriva alla sua piena maturazione.

Le reliquie del santo sono custodite a Tiggiano

Inutile dire che la forma dell’ortaggio, che ricorda un organo maschile, richiama inevitabilmente simbolismi legati alla fertilità, almeno secondo l’interpretazione di antropologi e studiosi del folklore.

La pestenaca salentina

Come se non bastasse durante la processione, c’è il peculiare rito dello “starnaddhu”: la corsa dello stendardo di Sant’Ippazio.

Il rito dello stendardo di Sant’Ippazio

Per partecipare a questo rito, si partecipa inizialmente a un’asta, il vincitore dell’asta ha l’onore di innalzare lo starnaddhu, un bastone lungo sette metri avvolto in un panno rosso che termina con una sfera di ghisa del peso di cinque chili e dei fiori.

Prima che la statua del santo venga portata in processione, l’intrepido partecipante solleva l’asta e parte di corsa dal portone della chiesa madre attraversando il sagrato e tenendo il bastone sempre in parallelo alla strada, affrontando l’ovvia difficoltà di tenere questo lungo bastone, pesante e sbilanciato in punta, sempre in equilibrio per non fargli toccare terra. Arrivato davanti alla cappella di Madonna Assunta, posta a circa una cinquantina di metri dal punto di partenza, con uno strappo deciso inalza lo stendardo.

Il rito della corsa dello stendardo di Sant’Ippazio

Un tempo si pensava che se il rito funzionava senza intoppi sarebbe stata una buona annata per l’agricoltura, se al contrario, il fedele non riusciva nel suo intento, ci si aspettava un cattivo raccolto.

È superfluo spiegare che anche questo rito può essere interpretato come un’allegoria della virilità maschile, probabilmente ciò che resta di antichi riti della fertilità.

E chissà quanti altri santi, leggende e riti insoliti attendono ancora di essere riscoperti fra i borghi della nostra Puglia. Perché è proprio nelle storie meno conosciute, tramandate dalla devozione popolare e dalle tradizioni locali, che si nasconde l’anima più autentica della nostra terra.


Copertina: Gemini Google rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale

Link Wikipedia Tiggiano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Tiggiano

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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