Storie di Puglia – L’antica Università degli Studi di Altamura
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La nostra rubrica di tradizioni, leggende e storie pugliese oggi ci porta a alla riscoperta di un importante istituzione che per oltre sessant’anni dal 1748 è stata “fucina di talenti” d’importanti uomini di cultura del XVIII secolo: la Regia Università di Altamura.
L’Università degli Studi della “Leonessa di Puglia”
Sì, è proprio così, anche Altamura, il fiero e combattivo comune pugliese che durante la rivoluzione altamurana del 1799 ha guadagnato il soprannome di “Leonessa di Puglia”, ha avuto una sua Università degli Studi.

L’università fu istituita da Carlo di Borbone nel 1748, su suggerimento dell’arciprete della Chiesa locale Marcello Papiniano Cusani. I finanziamenti provenivano da un fondo Monte a Moltiplico inizialmente nato per la creazione di un Vescovato ad Altamura.
Quando questa proposta nel 1724 fu rifiutata dal Regio Consiglio Collaterale del Vicereame austriaco, i fondi restarono per lungo tempo inoperosi, così più di un ventennio dopo il nuovo arciprete Cusani pensò bene di chiedere al re, facendosi portavoce della volontà dei cittadini altamurani, di utilizzare quel denaro per la creazione di un piccolo ateneo nel palazzo prelatizio. A queste rendite si affiancarono anche i fondi ricavati dalle congrue della Cappella dell’Assunta, della SS. Trinità, del Rosario e di san Biagio.
Lo studioso Leonardo Giustiniani nel dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli del 1797, specifica rispetto a questa università che:
Vi è un’università di studj, cioè vi si insegnano le scienze e le belle lettere, ma senza dare gradi di dottorato.

Inizio delle attività
La nuova istituzione, con a capo in qualità di rettore lo stesso Cusani, iniziò con le sole cattedre di Letteratura umana, Eloquenza latina e greca alle quali negli anni successivi si affiancarono le cattedre di Geometria, Filosofia, Sacra teologia, Medicina, Giurisprudenza.
Non tutti i rettori successivi furono però all’altezza di Cusani, tanto che negli anni ‘70 del XVIII secolo l’università subì un lungo periodo di decadenza, superato solo nel decennio successivo grazie all’arrivo dell’arciprete Gioacchino de’ Gemmis che come riportano gli storici Barbara Raucci e Massimo Capaccioli nel loro scritto “L’Università di Altamura (1747-1821)”:
Il nuovo rettore si propose, anzi, di fare qualcosa di più ambizioso di un semplice salvataggio: rendere l’università di Altamura un centro di studi moderno, un luogo dove alla teoria seguisse la pratica, dove alla nozione s’associasse l’esperimento. Un tale progetto presupponeva che si desse all’università un nuovo indirizzo di carattere tecnico-scientifico.
I corsi di Fisica sperimentale, Chimica, Botanica, Mineralogia e addirittura un gabinetto scientifico promosso dal professore Luca de Samuele Cagnazzi si aggiunsero ai precedenti.
Il destino dell’università
Il destino dell’ateneo fu però drasticamente segnato dagli eventi della rivoluzione altamurana del 1799 e dalla successiva repressione da parte dei Sanfedisti. A causa delle razzie e dei tanti arresti, non solo vennero a mancare i docenti ma anche i già modesti fondi e a nulla servirono negli anni successivi le richieste al governo di nuovi finanziamenti del rettore de’ Gemmis.
Il temporaneo cambio di regime con l’arrivo di Gioacchino Murat al posto dei Borboni, vide l’inesorabile declino dell’università, fino all’ufficiale chiusura dei corsi nel 1812 per scarsità di fondi.
Dai documenti dell’epoca pare che alcuni professori spinti più dalla voglia di insegnare che dallo stipendio assolutamente simbolico, continuarono a insegnare fino al 1821, ma ormai l’università aveva chiuso i battenti ed era entrata nella storia.

Ad Altamura, sul muro di un palazzo resta una targa ormai consunta dal tempo che con queste parole ricorda l’istituzione:
Qui nel Palazzo Prelatizio ebbe sede dal 1748 al 1811 la Università degli Studi di Altamura

Foto Altamura: Emma Squicciarini
Link Wikipedia Università di Altamura:
https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_degli_Studi_di_Altamura
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.