Torre Sant’Eustachio: quel complesso dimenticato nelle campagne di Giovinazzo

Torre Sant'Eustachio

Torre Sant'Eustachio

Torniamo alle nostre esplorazioni nel cuore delle campagne pugliesi, alla ricerca di luoghi poco noti ma molto suggestivi. Oggi ci inoltriamo nell’agro di Giovinazzo al confine con Bitonto, località contrada “Vulgo S. Staso”, per riscoprire il dimenticato complesso abbandonato di Torre Sant’Eustachio risalente all’XI secolo.

Arriviamo a Torre Sant’Eustachio

Dopo aver percorso via S. Eustachio, lasciamo l’auto e percorriamo a piedi un piccolo viottolo di campagna. La costruzione pur possedendo una torre molto alta, non è facilmente visibile data la presenza di una folta vegetazione nei suoi pressi. Arriviamo alla nostra meta e ci fermiamo ad ammirare dall’esterno il complesso immerso fra gli ulivi rigogliosi.

La torre si vede da lontano…
… ma non è facile raggiungerla…
… perché nascosta dalla vegetazione

Osserviamo la cinta di mura risalente al XVII e non rileviamo alcun blasone sul portale d’ingresso. Superata la soglia siamo impressionati dall’altezza della vegetazione. Da molti anni il luogo è ormai in completo abbandono e la natura ha completamente preso il predominio tanto da rendere difficile ogni passo nella zona del cortile interno.

Arriviamo alle mura di cinta…
… non ci sono blasoni…
… e la vegetazione…
… ha preso possesso dell’ambiente

L’origine della chiesa

L’origine della chiesa presente nel casale un tempo noto come “Padula”, è ancora incerta, secondo lo storico giovinazzese Ludovico Paglia il tempio sarebbe stato consacrato nel 1906 da Elia vescovo di Bari e da Pietro vescovo di Giovinazzo. Secondo altre teorie la chiesa fu invece costruita dal vescovo Pietro II nel 1055 per la comunità greca, vista la presenza di scritte in lingua greca e i resti di alcuni affreschi di fattura bizantina.

La tradizione

Secondo la tradizione intorno al 1187 il crociato francese Gereteo Alesbojsne, dopo aver recuperato un’icona della Vergine Maria in Terrasanta, di ritorno dalle crociate, si fermò nel complesso di S. Eustachio prima di donare alla chiesetta del casale di Corsignano l’immagine della Madonna.

Oltre i giardini e l’orto interni alle mura di cui non resta traccia vista la crescita selvaggia della vegetazione, il complesso è suddiviso in edifici di varia destinazione e di diversa epoca: torre, chiesetta, zona abitativa e un trappetto.

Esplorazione del luogo

Tramite una scala esterna entriamo nella zona abitativa e nelle varie stanze. Uscendo su quello che è il terrazzino osserviamo l’esterno della chiesetta.

Esploriamo il luogo…
… e attraversiamo i diversi ambienti
… della zona abitativa
Saliamo una scala…
… che ci porta…
… su un terrazzino

La stessa è composta da due cupole in asse con copertura a chiancarelle, simili a trulli, con un parato muratorio composto da pietre appena sbozzate disposte in filari irregolari, a fianco alla torre a quattro piani di forma quadrangolare con caditoia.

La torre con le cupole della chiesetta

Quest’ultima struttura che grazie alla sua altezza svetta su tutto l’agro, aveva non solo una funzione campanaria ma anche di vigilanza per evitare le incursioni da parte dei pirati.

Particolare della torre

Esploriamo prima quello che probabilmente era il trappeto, dove notiamo una grossa vasca e una stanza interrata. Poi ci rechiamo nella parte del complesso che comprende la chiesetta e la torre.

Continua la nostra esplorazione…
… in quello che probabilmente…
… era il trappeto
La vasca…
… e la stanza interrata

La chiesa della Torre Sant’Eustachio

All’interno la chiesa a navata unica è divisa in due vani da quattro arcate. Sull’abside è presente una monofora e restano sui muri frammenti di intonaci settecenteschi, ormai indistinguibili a causa dell’incuria. Il luogo è stato chiaramente saccheggiato e vandalizzato e nulla resta dell’antico altare.

Interno della chiesa…
… tracce di intonaci…
… ormai irriconoscibili

Entriamo nella torre più volte restaurata fra il XI e il XV secolo, ma non riusciamo a raggiungere neanche il primo piano perché la scala è pericolante e a malincuore rinunciamo alla possibilità di vedere l’intero agro dall’alto.

Le scale della torre sono pericolanti…
… e non ci consentono di…
… arrivare al piano superiore

Come le altre torri e ville da noi già esplorate, questo casale è l’ennesimo esempio di tesoro storico e culturale abbandonato e dimenticato che andrebbe restaurato e valorizzato per essere riscoperto da turisti e amanti della storia.

Particolari…
… del complesso
Muro di cinta

Bibliografia:

Pina Belli D’Elia, Alle sorgenti del Romanico Puglia XI secolo, Amministrazione Provinciale – Bari, 1975

Link Catalogo generale dei Beni Culturali:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1600007959

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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