Paesaggi dell’inconscio: intervista a Maurizio D’Andrea

Maurizio D'Andrea

Maurizio D'Andrea

Maurizio D’Andrea, artista di pregio recentemente premiato in occasione della Biennale di Milano per l’eccellenza artistica, è un pittore che sembra attingere direttamente alle profondità incandescenti del pensiero: le sue tele, animate da un astrattismo viscerale, evocano il magma del complesso umano, quel groviglio di intuizioni, simboli e pulsioni che costella ogni mente. La sua è un’arte già ampiamente riconosciuta, capace di coniugare una notevole padronanza tecnica con una rara forza interpretativa, come se ogni gesto pittorico sapesse tradurre in forma il disordine fertile dell’interiorità.

Nato nel 1967 a San Giorgio a Cremano, all’ombra del Vesuvio, D’Andrea porta nel suo percorso un’impronta geologica profonda: si è laureato con lode in Scienze Geologiche, specializzandosi in vulcanologia, prima di volgere lo sguardo verso un’altra eruzione: quella dell’anima. Sin dall’adolescenza ha iniziato a dipingere usando le mani, plasmando paesaggi interiori in un rapporto diretto e quasi arcaico con la materia. Negli anni ha ampliato la sua ricerca senza mai smarrire il nucleo emotivo che la sostiene, accompagnandola con lo studio appassionato di Freud, Jung e Lacan. La sua vocazione all’indagine dell’inconscio lo ha condotto, nel 2022, alla fondazione del Movimento Artistico Introversico Radicale (MAIR) presso la Galleria Accorsi di Torino, iniziativa nata per riportare l’arte alla sua radice più intima.

L’artista Maurizio D’Andrea

Le sue opere hanno viaggiato molto, da Roma a Tokyo, da Venezia a New York, fino a Parigi e oltre, e i riconoscimenti non sono mancati: nel 2024 ha ricevuto il Leone d’Oro alla Triennale Internazionale di Venezia, mentre nel 2025 la Sorbona di Parigi lo ha premiato per i suoi studi sull’inconscio applicati al linguaggio visivo. Oggi vive e lavora ad Alba, nel suo studio Orizzonti Impossibili, luogo in cui continua a scrutare i movimenti segreti della psiche.

Lo abbiamo incontrato per la prima volta attraverso Caos Generatore, l’opera con cui è stato inserito nell’Agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori, e oggi lo ritroviamo su Sinestetiche, dove il suo universo pittorico torna a parlarci con la stessa, inconfondibile intensità.

Il percorso artistico e umano di Maurizio D’Andrea

Per iniziare, come si presenterebbe a chi incontra per la prima volta la sua arte e il suo percorso umano?

Mi presento come qualcuno che non ha mai considerato l’arte un mestiere! La mia ricerca nasce dal bisogno di dare forma a ciò che accade dietro le quinte della mente, in quella regione dell’essere dove simboli, emozioni e forze psichiche si intrecciano senza chiedere permesso. Il mio percorso umano è segnato da molte traiettorie – la scienza, la psicologia, la programmazione, la pedagogia – ma ogni strada, prima o poi, mi ha riportato allo stesso punto: la pittura come spazio di verità, come scena viva su cui l’inconscio si manifesta. Chi incontra il mio lavoro incontra sempre due cammini intrecciati: quello dell’uomo che cerca e quello dell’immagine che accade.

Ascolto
Fuoco dentro
Lotta

La sua formazione in Scienze Geologiche, con specializzazione in vulcanologia, è un elemento insolito per un artista: in che modo questo sguardo scientifico ha influenzato la sua ricerca interiore e pittorica?

La geologia, e la vulcanologia in particolare, mi hanno dato una consapevolezza che considero essenziale nel mio fare pittura: tutto è processo, tutto è tensione, trasformazione, accumulo di energie che cercano un varco. Quando studi un vulcano non studi una montagna: studi il respiro di un sistema complesso, che non vedi del tutto.  Allo stesso modo, quando guardo un quadro, non guardo mai una superficie colorata: leggo una dinamica interna, un movimento sotterraneo.

Quando e come è nato il suo avvicinamento alla pittura? Ci racconta quel sedicenne che trasferiva “paesaggi interiori” sulla tela usando semplicemente le mani?

A sedici anni dipingevo senza pensare di dipingere. Non avevo strumenti, non avevo metodo, non avevo maestro. Avevo solo un’urgenza: portare fuori ciò che non riuscivo a dire. Usavo le mani perché erano l’unico mezzo che annullava la distanza tra me e il colore; avevo bisogno di toccare la materia, di sentirla vivere sotto i polpastrelli. Quelle prime tele erano confusissime, istintive, crude. Erano paesaggi interiori perché erano letteralmente geografie emotive: stratificazioni di rabbia, stupore, desiderio, vertigine. Oggi riconosco in quel gesto primordiale il seme di tutto ciò che avrei fatto dopo.

Nella sua crescita artistica un ruolo evidente lo hanno avuto Freud, Jung e Lacan: in che modo la psicoanalisi ha modellato il suo modo di creare e di leggere l’immagine?

La psicoanalisi ha trasformato il mio rapporto con l’immagine. Freud mi ha insegnato a riconoscere l’ambiguità come condizione naturale della psiche. Jung mi ha mostrato che ogni immagine è attraversata da un’energia archetipica, da un simbolo che non rappresenta: agisce. Lacan, infine, mi ha spinto a considerare la pittura come un linguaggio dell’inconscio, un gioco di sguardi, un luogo in cui il desiderio si annuncia e allo stesso tempo si sottrae. Ogni quadro, per me, è un dispositivo psichico: non illustra l’inconscio, lo mette in scena.

La pittura dell’artista…
… nasce dal bisogno di dare forma…
… a ciò che accade dietro le quinte della mente

Il Movimento Artistico Introversico Radicale (MAIR)

La sua pittura è spesso ricondotta all’astrattismo informale, ma lei ha oltrepassato quel confine fondando il Movimento Artistico Introversico Radicale (MAIR). Quali sono i principi che definiscono questo movimento e cosa significa “riportare l’arte all’interiorità”?

L’Introversismo Radicale nasce dall’esigenza di riportare l’arte dove è nata: dentro. Non è una scuola, non è uno stile, non è un manifesto estetico. È una postura. Non parte dall’immagine ma dal processo psichico che la genera; non cerca la forma ma l’emergenza, la transizione, l’atto. Riportare l’arte all’interiorità significa liberarla dall’obbligo di essere compresa e restituirla al suo compito originario: trasformare chi la guarda, scuotere.

Ha esposto in molte città del mondo. Quali tappe del suo percorso espositivo sente come più decisive nella costruzione della sua identità artistica?

Ho esposte in tantissime città sia in Italia che nel mondo, ma ci sono mostre che segnano e mostre che rivelano. New York è stato il luogo della mia prima vera consapevolezza: lì ho capito che la mia pittura “parlava” anche fuori da me. Madrid, invece, ha consacrato il mio rapporto con il gesto, con il simbolico, con il caos generatore. Parigi è stata la maturità, il riconoscimento di una visione che stava trovando una sua grammatica. Ma ci sono state tante mostre più piccole, spesso in città inattese, che hanno inciso profondamente: perché lì, senza rumore, i quadri hanno trovato persone capaci di entrarci veramente.

D’Andrea è un artista livello internazionale. Ha esposto in tante città italiane…
,,, ma anche all’estero
New York, Parigi, Madrid e tante altre sono le città che hanno esposto le sue opere,

I premi

Nel 2024 ha ricevuto il Leone d’Oro alla Triennale Internazionale di Venezia e nel 2025 la Sorbona l’ha premiata per i suoi studi sull’inconscio applicati all’arte. Che significato hanno avuto per lei questi riconoscimenti?

Sono stati due momenti importanti, ma non per ragioni celebrative. Il Leone d’Oro è stato per me il riconoscimento di un percorso coerente, spesso silenzioso, portato avanti contro correnti dominanti. Il premio della Sorbona ha avuto un valore diverso: ha sancito la possibilità che l’arte e la ricerca sull’inconscio dialoghino non solo poeticamente, ma in modo strutturato, rigoroso. In entrambi i casi non li ho vissuti come punti di arrivo, ma come responsabilità.

La sua tecnica pittorica nasce da un contatto primordiale con la materia. Come si è evoluta nel tempo e quale ruolo ha oggi il gesto, il corpo, l’elemento emotivo nella costruzione del quadro? Ci sono alcune sue opere a cui sente di essere particolarmente legato?

Il gesto per me non è mai decorativo: è un atto psichico. Con il tempo la mia tecnica si è raffinata, ma non si è imborghesita; ho introdotto strutture, dinamiche compositive, livelli di stratificazione più complessi, ma ho preservato quella quota di imprevedibilità che considero essenziale. Oggi il corpo lavora come una cassa armonica: sente prima di capire, e agisce prima di formulare. Sono legato a tutte le mie opere e la vendita di un’opera per me è sempre una ferita.

Ha ricevuto parecchi premi prestigiosi…
… per il suo lavoro
L’opera “Veleno e Cura

Caos Generatore

Caos Generatore è stata inserita nell’Agenda culturale Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori. Ci spiega l’origine di quest’opera, la sua simbologia e perché il “caos” diventa in realtà un principio creativo?

Caos Generatore nasce in un periodo in cui percepivo la mia interiorità come un campo di forze più che come un insieme di emozioni. Era un tempo di transizione, un tempo sismico. Il quadro mette in scena un caos che non è disordine, ma preforma: uno stato in cui tutto è possibile perché nulla è ancora diventato. Il caos è principio creativo perché ci restituisce alla nostra dimensione originaria: siamo più vicini alla verità quando non siamo ancora definibili. In quell’opera c’è un magma simbolico che ribolle, implode, si espande; è la rappresentazione più fedele che abbia mai dato dell’inconscio come scena in atto.

Caos Generatore

Lo Studio Orizzonti Impossibili

Oggi vive e lavora ad Alba, nel suo studio Orizzonti Impossibili: quali sono i suoi progetti futuri e in che direzione sente che sta evolvendo la sua ricerca artistica?

Ad Alba sto costruendo non solo uno studio, ma un luogo di attraversamento: uno spazio in cui pittura, drammaturgia, musica e ricerca teorica possano coesistere. I miei progetti futuri si muovono su due assi. Il primo è pittorico: l’approfondimento del linguaggio introversico, con opere sempre più legate a processi psichici complessi. Il secondo è drammaturgico-performativo: portare in scena nei teatri delle vere performance civiche, cosa che ho già fatto con lo spettacolo “Liberarti”, “La storia di Amabel”, “Caruto: l’uomo senza notizie”.


Link siti Maurizio D’Andrea:

https://www.dandreart.info

http://www.introversicoradicale.it/

https://www.drimmarte.com

Link Instagram:

https://www.instagram.com/maurizio_dandrea_artista

Portfolio digitale:

https://www.dandreart.info/studiomatt/PORTFOLIO_DIGITALE.php

© 2025 Tutti i diritti riservati

+ posts

Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *