La versatilità come forma d’arte: intervista a Valey
Valey
Può una tradizione antica come quella del mosaico ‒ fondamento iconografico che dalla Mesopotamia alla Grecia ha rappresentato un emblema culturale e simbolico ‒ fondersi con un’impronta caricaturale capace quasi di rievocare le riviste satiriche francesi di fine Ottocento? Può la scultura trovare un riflesso nelle venature dell’acrilico? Insomma: può un’arte, al contempo raffinata e parodistica, trovare una sintesi perfetta nello stile di una sola persona?
Noi questa persona l’abbiamo incontrata: è Valentina Apuzzo, conosciuta come Valey, pittrice e illustratrice selezionata per l’Agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori, in cui figura con Nido di aquile, un esempio di arte “mosaicata” dipinta.

L’arte di Valey si nutre della liturgia di memoria e di indagine sperimentale, due forze che agiscono come mordenti complementari. Le sue opere attingono alle suggestioni intemporali del mosaico dipinto, un linguaggio che si intarsia, come figlio del patrimonio culturale che lo accoglie, tra gli incavi della sua Aquileia ‒ città costellata di mosaici ‒ e che lei rielabora con perizia artigianale: suo marito e complice di estro costruisce a mano i supporti in legno che sorreggono le opere attraverso l’uso del tornio; in seconda battuta Valey li stucca e li predispone alla pittura del mosaico, in cui volti iconici, animali totemici e composizioni floreali e sacrali incantano la scena. A questo si amalgama la sua pittura, caratterizzata da linee ora mordaci, ora satiriche, ora diafane.
Valentina Apuzzo ha inoltre collaborato con scrittori, illustrato libri per bambini, firmato copertine musicali e realizzato ritratti su commissione, dimostrando la propria creatività polisemica e una poliedricità rara nell’arte contemporanea.
Oggi, su Sinestetiche, la conosciamo più da vicino: è qui che l’artista si racconta.
Valey e la sua arte
Partiamo dal tuo nome d’arte: “Valey” è suggestivo e musicale. Come è nato?
Grazie, lo prendo come un bellissimo complimento! “Valey” è nato in modo spontaneo ma con una storia alle spalle. È l’unione del mio diminutivo, Vale, e di una “Y” che i miei compagni dell’istituto d’ arte iniziarono ad aggiungere al mio nome dopo un incidente d’auto che ho subito. In quell’occasione mi rimase una piccola cicatrice a forma di Y sul sopracciglio destro, e quel dettaglio (un segno del destino, forse) è diventato parte della mia identità artistica.
Chi è Valey, oltre l’artista? Raccontaci il tuo percorso: come e quando ti sei avvicinata all’arte?
Oltre all’artista, Valey è una mamma felice, amante della vita, dei gatti, della musica, e con un grande entusiasmo per le piccole cose. L’arte è sempre stata con me, fin da piccolissima. All’asilo già passavo ore a modellare animaletti con il pongo o a decorare cornici con conchiglie che raccoglievo per i miei disegni. Era un modo per rendere “preziose” le mie creazioni. E mentre tanti cambiavano idea sul cosa fare da grandi, io avevo già deciso: volevo diventare un’artista.

Il tuo lavoro è sorprendentemente eclettico, eppure si avverte una coerenza poetica che lo unisce. Qual è il filo conduttore che lega le tue opere?
Il vero filo conduttore del mio lavoro è la vita stessa, o meglio: le emozioni che vivo nel momento in cui creo. È un po’ come quando si ascolta musica, si passa da un genere all’altro seguendo l’umore del momento. Per me l’arte funziona allo stesso modo. Mi piace spaziare tra tecniche e linguaggi diversi, sperimentare, mettermi alla prova… ma alla fine torno sempre al punto di partenza: ciò che provo. Le emozioni sono la mia bussola creativa.
Le diverse tecniche
Tra le tecniche che padroneggi, spicca il mosaico. È raro trovare oggi un’artista contemporanea che lo scelga come mezzo espressivo principale. Come è nata questa scelta? E cosa ti affascina di questa tecnica così antica e meditativa?
Vivere ad Aquileia, un luogo così ricco di storia e bellezza, ha avuto un impatto fortissimo sul mio percorso. Qui abbiamo una basilica straordinaria, con un pavimento musivo tra i più belli al mondo. Proprio da lì nasce la mia passione per il mosaico. I miei lavori di mosaico dipinto sono ispirati direttamente a quei motivi antichi: è il mio modo per connettere passato e presente, tradizione e visione personale. Amo la dimensione meditativa e simbolica di questa tecnica: ogni tessera è un gesto, un pensiero, un frammento di racconto.
Passando a un registro completamente diverso, realizzi anche caricature molto ironiche, soprattutto legate al mondo della musica. Spicca sicuramente una presenza importante di Loredana Bertè: ci racconti da dove nasce questa fascinazione?
L’ammirazione per Loredana Bertè è qualcosa che mi accompagna da sempre. Fin da ragazzina la vedevo come una figura potentissima, fuori dagli schemi, e questo mi affascinava moltissimo. Così ho iniziato quasi per gioco a disegnarla in chiave ironica, con piccole vignette che univano rispetto e leggerezza. Da lì, in modo del tutto inaspettato, è nata una bellissima occasione: sono stata notata e ho avuto il privilegio di collaborare con lei, realizzando, tra le altre cose, illustrazioni per il tour book che celebrava i suoi 40 anni di carriera. Un sogno che si è trasformato in realtà.

Le caricature non riguardano solo volti noti, ma anche persone comuni. È una forma di condivisione? Qual è il tuo approccio quando “caricaturizzi” qualcuno?
Le mie caricature nascono sempre da un sentimento di ammirazione, che si tratti di personaggi famosi o persone comuni. Non c’è mai l’intento di ridicolizzare o prendere in giro, anzi: è un modo per rendere omaggio a chi stimo, mettendo in luce, con un pizzico di ironia, ciò che li rende unici. La caricatura, per me, è una forma d’arte che esprime simpatia e affetto. Non tutti possono essere caricaturati: serve carisma, personalità, quei tratti distintivi, fisici o caratteriali, che vale la pena esagerare con rispetto, per far emergere la loro essenza in modo giocoso ma sincero.

Oltre al mosaico e alla caricatura, esplori anche l’acrilico con grande efficacia, soprattutto nei ritratti. Che rapporto hai con il colore e con la pittura? In cosa si differenzia, per te, rispetto alle altre tecniche che utilizzi?
Premetto che amo tutte le tecniche pittoriche che utilizzo: dipingere, per me, è un piacere profondo, mi rilassa e mi permette di entrare in una dimensione tutta mia. Mi diverte sperimentare, mescolare i colori, giocare con le sfumature, specialmente quando lavoro su soggetti astratti. Che sia acrilico o olio, ciò che conta è il colore e l’energia che riesco a trasmettere. Quando invece realizzo un ritratto, mi entusiasma il processo opposto: cercare il massimo del realismo, costruire le sfumature della pelle, dare vita all’incarnato. Ma ciò che più mi coinvolge, sono gli occhi. Credo siano il vero punto focale: attraverso lo sguardo passa tutto il mondo interiore di una persona. Ecco perché, nei miei ritratti, sono la parte a cui dedico più attenzione.
Sei un’artista dalla versatilità rara, capace di passare con naturalezza dall’iconografia sacra alla satira pop, dal ritratto intimo alla composizione materica. Credi che questa varietà sia un’esigenza espressiva o una forma di ricerca continua?
La varietà del mio lavoro nasce da un’esigenza espressiva. Non mi piace chiudermi in una sola tecnica o in un solo stile. Passare dall’iconografia sacra alla satira pop, dal ritratto all’astratto, è per me un modo per esplorare tutte le sfaccettature della realtà e di me stessa. È un percorso in continua evoluzione, in cui ogni progetto apre nuove forme di espressione artistica.
L’opera di Valey: il Nido di Aquile
Sei stata selezionata per l’agenda Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori: ci puoi anticipare quale opera hai scelto di far rientrare in questo progetto corale e perché?
Per questo progetto ho scelto di presentare una tecnica a cui sono profondamente legata: il mosaico dipinto, una forma d’arte che sperimento e porto avanti da oltre vent’anni. Ogni mia opera nasce da un lavoro lento e accurato, dove la pazienza, l’osservazione e la cura dei dettagli sono fondamentali. In particolare, ho deciso di proporre la mia versione di Nido di Aquile, ispirata al celebre mosaico pavimentale che si trova nell’aula nord della basilica di Aquileia. Si tratta di una scena simbolica e potente: due aquile che si fronteggiano accanto a un nido con i loro piccoli, emblema di protezione, forza e continuità. Riprodurla attraverso il mosaico dipinto è stato per me un modo per rendere omaggio non solo alla bellezza della mia terra, ma anche a un linguaggio artistico che unisce storia, emozione e artigianalità.

Progetti futuri?
Sono un’inguaribile sognatrice! I miei progetti nascono sempre così: prima li sogno, li immagino e poi con calma cerco di trasformarli in realtà. Qualcosa in effetti bolle in pentola, ma è ancora troppo presto per svelare i dettagli. Quello che posso dire è che mi piacerebbe molto tornare a esporre con una nuova mostra personale… vedremo dove mi porterà il prossimo sogno.
Link Instagram Valey:
https://www.instagram.com/art_valey?igsh=MWFrc2twY29ycHEycg==
© 2025 Tutti i diritti riservati
Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.









