Nella selva oscura con la lampada della Parola: la Bibbia di Dante

Calisi-Commedia-Bibbia

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Antonio Calisi, Divina Commedia e Sacra Scrittura, Infinity Books Ltd – Malta, 2021

Perché continuare a leggere la Commedia di Dante? E perché farlo in una società come la nostra, così fortemente secolarizzata da aver perso la capacità di comprendere il senso più profondo di quest’opera, presto definita dai suoi primi commentatori come divina?

Charles Singleton ha parlato della “indifferenza alla salvezza” quale precipua caratteristica della (post)modernità, dato che siamo ormai “arrivati al limite cui era possibile arrivare nella tendenza a minimizzare o escludere dall’attenzione i più profondi significati cristiani della Commedia”.

Da qui si potrebbe partire per ammirare il coraggio e la competenza con cui Antonio Calisi nel suo saggio Divina Commedia e Sacra Scrittura ci invita invece a riscoprire la straordinaria valenza profetica ed antropologica del viaggio escatologico dantesco, a patto però di recuperare il suo nesso vitale con la Bibbia, senza il quale il poema si ridurrebbe, per dirla col Nardi, ad “un barboso trattato teologico sull’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso”. Ribaltando le domande poste in precedenza, è proprio in tempi come questi – credo – che abbiamo ancor più bisogno e desiderio di ripercorrere le tre Cantiche per ritrovare la nostra identità, anziché rimanere dispersi nella selva oscura dell’esistenza umana, avendo come lampada per i nostri passi la luce della Parola divina (cfr. Salmo 119,105).

Ed è esattamente questo lo scopo che si prefigge di perseguire la fatica letteraria di Antonio Calisi, sottolineando tutte le volte che il testo dantesco lo consente, l’investitura profetica di cui si riteneva il poeta fiorentino si sentisse depositario. Una missione, la sua, da portare avanti con coraggio e determinazione per rinsaldare le virtù di tutta la cristianità europea e castigare i cattivi costumi, sul modello tipicamente medievale di santità incentrato sulla figura ascetica dell’atleta di Dio.

Scorrendo le pagine del saggio di Antonio Calisi, inoltre, seppur sottinteso, sembra anche di vedere come dovrebbe essere questo il compito dei docenti di religione nelle scuole secondarie italiane, data la peculiare caratteristica culturale di questo insegnamento: aiutare ragazzi e ragazze a trovare un senso e una direzione nel cammino della loro vita, confrontandosi con questo intramontabile classico della letteratura mondiale, così profondamente intriso di spiritualità cristiana.

A questo proposito, volendo citare il poeta T. S. Eliot, si potrebbe aggiungere: “non possiamo permetterci di ignorare le credenze filosofiche e teologiche di Dante; ma non siamo obbligati a crederci. Se riusciamo a leggere la poesia come tale, crederemo nella teologia di Dante esattamente come crediamo nella realtà fisica del suo viaggio”. Dunque, anche per chi non è cristiano, per gustare la lettura della Commedia non è necessario condividere la visione di fede che ha Dante, ma è quantomeno indispensabile conoscerla a fondo, grazie ad una buona familiarità con la Sacra Scrittura.

Tutto questo eviterebbe anche di mettere in atto delle censure anacronistiche e discutibili, come quella che si è verificata in Olanda e Belgio, Paesi nei quali una nuova traduzione fiamminga evita di citare esplicitamente il nome di Maometto, massimo profeta dell’Islam, collocato da Dante nel girone degli scismatici, di cui parla nel Canto XXVIII. Per chi volesse scoprire il motivo per cui il sommo poeta ha operato questa scelta letteraria non rimane che cominciare la lettura del saggio di Antonio Calisi.

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