La storia di Francesco Cavallari, come in una fiction
Recensione: Nicola Mascellaro, Francesco Cavallari
Nicola Mascellaro, Francesco Cavallari – Cicci. Il Re Mida della Sanità barese, Di Marsico Libri
Come un avvincente legal thriller, degna di una moderna fiction che si potrebbe sviluppare per almeno quattro stagioni. Così si presenta la storia di Francesco Cavallari, il Re Mida della Sanità privata barese, raccontata nell’ultimo lavoro di Nicola Mascellaro.
Mascellaro, la vicenda del noto imprenditore barese che a cavallo degli anni 80 e 90 ha costruito il più grosso impero economico della sanità meridionale, l’ha conosciuta bene. Come responsabile dell’archivio di documentario della Gazzetta del Mezzogiorno ha potuto approfondire tutti i particolari, consultando le cronache dettagliate di quegli anni e avendo accesso diretto alle fonti delle inchieste raccontate dal suo giornale.
È la storia tipicamente italiana di un uomo che si è “fatto da sé”. Un modesto informatore medico-scientifico che muovendo i primi passi tra i meandri del sistema sanitario pubblico, riesce pian piano, sfruttando tutte le giuste conoscenze acquisite, a compiere l’intera scalata verso il successo.
Successo che raggiunge il suo culmine nel 1993, quando all’attivo Francesco Cavallari conta 10 aziende ospedaliere d’avanguardia, le famose Case di Cura Riunite, che generano un fatturato annuo di 250 miliardi di lire e danno lavoro a 4200 persone.
Ma il 1993 è anche l’anno dell’inizio del declino. L’Italia è attraversata dal vento dell’unica vera rivoluzione che abbia mai conosciuta dal dopoguerra, quella compiuta dalla magistratura: l’inchiesta “Mani pulite”. Nell’arco di meno di un quinquennio, dal ‘92 a ‘96 scoppia Tangentopoli e il consolidato assetto del potere politico viene messo sotto assedio. Un’intera classe dirigente, partiti e imprenditori, sono spazzati via.
L’epicentro di quel terremoto fu la Milano finanziaria e la Torino industriale, ma le scosse raggiunsero presto anche la “Milano del Sud”, Bari, svelando quella peculiare corruzione dell’altra parte dell’Italia che all’intreccio politica-affari aggiungeva gli interessi della malavita organizzata. E le attenzioni dei magistrati si posero ovviamente su colui che più di tutti poteva essere sospettato di incanalarla, Francesco Cavallari, nelle cui cliniche private era confluita la maggior parte delle risorse economiche della sanità a discapito degli ospedali pubblici che languivano nella precarietà. Era nata l’Operazione speranza con la quale i magistrati stringeranno pian piano ma inesorabilmente il cappio intorno al collo di Cavallari e del suo impero.
Dal 1991 al 1995, Bari è paralizzata. Sotto le ceneri del Petruzzelli non finisce solo la speranza della rinascita culturale della città, ma anche la credibilità della politica amministrativa, travolta dalle inchieste sulla corruzione, e finanche l’informazione, considerata dai magistrati collusa con il sistema, tanto da colpire addirittura il direttore della Gazzetta, Franco Russo, in realtà successivamente prosciolto in primo grado e in appello. Ma la macchina del fango ha già fatto il suo lavoro sulla città e sul suo giornale che perde i 10% nelle vendite e acquisisce la nomea di “Mazzetta del Mezzogiorno”.
Ma quando a fine giugno 1995 l’Operazione speranza è chiusa, tutti gli imputati sono più o meno fuori. Scagionati persino gli esponenti delle famiglie malavitose coinvolte, Parisi e Capriati. Ad essere condannato resta solo Cavallari, che aveva chiesto e ottenuto nel frattempo il patteggiamento per l’accusa più grave: associazione a delinquere di stampo mafioso.
L’ultimo episodio della fiction si chiude con la scena del Re Mida in esilio nel paradiso fiscale di Santo Domingo a sognare però un possibile ritorno a Bari, magari dopo aver vinto il ricorso per revisione del patteggiamento presentato nel 2003: in fondo se sono stati tutti assolti – ragiona Cavallari – con chi mi sarei associato, con me stesso?
Con in filigrana questa sarcastica domanda, Mascellaro conclude il suo racconto senza chiuderlo definitivamente. Ci lascia immaginare un’eventuale quinta stagione della fiction. Questa volta saga tutta all’italiana in cui nessuno è colpevole e Cavallari torna a passeggiare per i vicoli di Bari vecchia con le scuse delle istituzioni e il dovuto risarcimento, pronto a ripartire da zero per ricostruire il suo nuovo impero e il sogno di una rinnovata sanità privata d’avanguardia, quella del postcovid.

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