primo articolo

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Saluto con gioia – e un pizzico di emozione – l’uscita di questo nuovo giornale. Nella “selva selvaggia” di notizie (vere o presunte) che impazzano sulla rete, Bari e… promette di offrire uno spazio di discussione e di approfondimento qualificato, che contribuisca a “rivelare noi a noi stessi” (ah, Perotti…), facendo luce su certi fatti, certi libri e certi protagonisti che hanno reso grande (o piccola, a seconda delle circostanze) la storia di questa città.

E così, accogliendo l’invito del direttore – della cui amicizia mi onoro – vorrei qui ricordare proprio uno di questi libri. Si intitola Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia, pubblicato nel 1956 dalla casa editrice Laterza (oggi disponibile nelle edizioni Adelphi).

I fatti si svolsero più o meno così. Agli inizi degli anni Cinquanta, Sciascia era maestro elementare a Racalmuto, cittadina dell’agrigentino dove era nato l’8 gennaio del 1921. Oltre a una robusta e vasta cultura libresca, aveva alle spalle quattro pubblicazioni stampate tra Roma (Bardi) e Caltanissetta (Sciascia). Poi, nel 1954, una sua breve cronaca arrivò sulla scrivania di Italo Calvino che decise di inserirla nella rivista Nuovi Argomenti. Quello scritto attirò l’attenzione dell’editore barese Vito Laterza che, grazie a Giuseppe Giacovazzo e a Vittore Fiore, incontrò Sciascia nel foyer del teatro Petruzzelli di Bari proponendogli di scrivere tutto un libro sulla storia, le dinamiche e le contraddizioni del suo paesello siciliano (consiglio a tal proposito la lettura del lungo carteggio fra Laterza e Sciascia pubblicato nel 2016).

Il maestro di scuola ne fu entusiasta e nel giro di qualche mese consegnò all’editore il manoscritto completo che sarà poi impreziosito dalla copertina realizzata da Nino Caffè (oggi pressoché introvabile) e dal titolo coniato felicemente da Laterza. A dirla tutta, Le Parrocchie di Regalpetra non ebbero, nell’immediato, molto successo: le duemila copie stampate dovettero attendere alcuni anni prima di andare esaurite (una di queste fu acquistata dall’allora diciottenne Gianfranco Dioguardi che, per uno “strano gioco del caso”, diventerà un caro e intimo amico dello scrittore). Tuttavia, il libro piacque e colpì l’attenzione della Einaudi (leggi Calvino) che pubblicherà nel 1961 Il giorno della civetta, facendo di Sciascia uno dei maggiori scrittori italiani e dandogli notorietà e successo internazionali.

Proprio oggi, 8 gennaio 2021, ricorre il centenario della nascita di Leonardo Sciascia: il Comune di Bari, su proposta di chi vi scrive e con la collaborazione della Gazzetta del Mezzogiorno e di Gianfranco Dioguardi in primis, ha deciso di intitolare alla sua memoria il parco centrale dell’ex Caserma Rossani che sarà presto riconsegnato ai cittadini e dove sorgerà il nuovo polo bibliotecario regionale. Quale migliore occasione, dunque, per rendere omaggio alla vita e all’opera di questo scrittore (“l’ultimo grande del Novecento” secondo Montanelli) che credeva nella ragione, nella libertà e nella giustizia in un mondo, in una società divisa (oggi come ieri) in parrocchie, in perenne ritardo sulle lancette della storia e travolta da una serie di innumerevoli sconfitte: sconfitte della ragione e sconfitte degli uomini ragionevoli.

Luigi Bramato    

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Luigi Bramato (Bari, 1984) dirige la casa editrice LB edizioni. Dal 2018 è titolare della libreria Bari Ignota e dal 2019 scrive per le pagine culturali della Gazzetta del Mezzogiorno.

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