Il monaco barese che sciolse il mistero dei “Sette Sigilli” dell’Apocalisse
Sette-Sigilli
Benedetto da Bari, I sette sigilli, a cura di Giuseppe Micunco, Edipuglia
I Sette Sigilli. Niente a che fare con la celeberrima partita a scacchi con la morte de Il settimo sigillo, portata sul grande schermo nel 1957 da Ingmar Bergman. Sebbene si venga riportati nel medesimo epico Medioevo, in questo libro non c’è nessun cavaliere crociato di ritorno dalla Terra Santa e nessuna contesa con la Nera mietitrice. Ma ci troviamo davanti al risultato del lavoro certosino di una vita intera, compiuto da un umile monaco barese nello scriptorium di Cava dei Tirreni. De septem sigillis, così nell’anno del Signore 1227 Benedetto da Bari intitolò il suo commento profetico al primo versetto del capitolo 5 dell’Apocalisse: “E vidi, nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli”.
Un’opera straordinaria che solo da qualche anno, grazie al pregevole lavoro del compianto prof. Giuseppe Micunco (ci ha lasciati prematuramente lo scorso settembre 2020), possiamo finalmente leggere in un’accurata edizione critica bilingue (Latino-Italiano), con ampia introduzione (52 pagine!), bibliografia e indici analitici, pubblicata da Edipuglia nella collana Per la storia della Chiesa d Bari-Bitonto, n. 32.
Il monaco barese Benedetto, attingendo a piene mani il simbolismo apocalittico dei capitoli dal 6 al 9 del libro biblico, organizza tutta le teologia cristiana alla luce dei misteriosi sette sigilli che rendono inaccessibili le pagine del Libro della Rivelazione finale e che solo l’”Agnello immolato ritto in piedi” può aprire. I sette sigilli sono interpretati come i sette misteri della salvezza di Cristo: nascita, battesimo, passione, resurrezione, ascensione, giudizio, regno futuro (cfr. capitolo 322). E Benedetto divide la voluminosa opera in sette libri, uno per ogni sigillo.
Non solo il suo contenuto, ancora purtroppo poco letto e studiato tra gli appassionati di Medioevo e scienze bibliche, ma anche le vicende legate al suo codice più antico conservato nell’Abbazia cavense, sono poco note ai bibliofili (cfr. nota critica pp. 54-57). A tale proposito, ci piace riportare di seguito a questa recensione sui generis la testimonianza personale del nostro amico bibliotecario, Francesco Quarto, che recatosi in visita alla Badia di Cava, poté ammirare personalmente il De Septem Sigillis, mostratogli direttamente dall’abate.
Un’emozione incontenibile! Forse solo chi ha fatto, come noi, studi di paleografia può apprezzare fino in fondo la manifattura, l’esecuzione materiale del certosino lavoro che il suo copista e amanuense fecero rievocando il gesto scrittorio dello stesso Benedetto, che curvo sul suo banco di lavoro vergò il manoscritto originario. L’emozione provata nel sfogliare le antiche pagine, raggiunse il suo culmine alla vista della grande miniatura che chiude il codice a suggello della fatica del suo autore: Benedetto viene raffigurato (vedi copertina dell’edizione) bicefalo, lui giovane e anziano, nell’atto di donare al suo abate il frutto del lavoro che lo aveva visto invecchiare, meditando sui misteri insondabili dei setti sigilli apocalittici.
Un’emozione che certamente prende anche noi lettori comuni grazie a questa “moderna” edizione curata magistralmente da Giuseppe Micunco.


Sono appassionato di Bibbia specialmente sull’apocalisse di san Giovanni sui sette sigilli