Abbà Padre: il libro-testamento di Beppe Micunco che “profuma di santità e professionalità”

Giuseppe Micunco - Abba Padre

Giuseppe Micunco - Abba Padre

Del professore Giuseppe Micunco, la scorsa primavera, abbiamo recensito i suoi tre ultimi tre ultimi, Exultet I di Bari, Benedizionale di Bari e  il monumentale I sette siglli. Esce oggi postumo, ad un anno dalla sua scomparsa, avvenuta il 24 settembre 2020, questo inatteso libro:

Abbà Padre. Un commento al Padre Nostro, Edizioni di Pagina.

Un ulteriore dono per la Chiesa di Bari e per tutti gli amici che lo hanno conosciuto (e che affettuosamente chiamavano semplicemente Beppe) e apprezzato come professore di greco, raffinato biblista, maestro di spiritualità e testimone fedele di Cristo. Il vescovo emerito di Bari, monsignor Francesco Cacucci, nella sua prefazione, parla di un libro che “profuma di santità e professionalità”, la “sintesi più bella della sua vita” (p. 9).

Se i tre ultimi lavori si possono considerare una sorta di suo “testamento professionale”, questo Abba Padre è senza dubbio il suo “testamento spirituale”. Ma la sua testimonianza di fede mai è separata dalla profondità della sua cultura: una vita dedicata allo studio dei Classici, greci e latini, e della Sacra Scrittura, trasfusa in oltre quarant’anni d’insegnamento nel suo Liceo, “Socrate”, e nella Facoltà teologica di Bari.

Per questo motivo, il titolo del libro, e soprattutto il sottotitolo, non danno pienamente ragione di tutto ciò. Non si tratta infatti di “Un – altro l’ennesimo – commento al Padre Nostro”, come se ne contano centinaia nel corso dei due millenni di teologia cristiana. Micunco, mentre lo scriveva, lo sapeva bene, e nella sua introduzione (p.13), per prevenire tale pericoloso fraintendimento, precisa subito che non dell’ennesima, ridondante, e forse anche superflua esegesi spirituale alla Preghiera del Signore si tratta, ma di “un esame linguistico, grammaticale, sintattico, lessicale molto puntuale del testo greco”, in cui la preghiera fondamentale dei cristiani ci è giunta.

Un commento, quindi, originalissimo e abbastanza inedito, in cui per la prima volta ogni sviluppo teologico-spirituale muove dalla lettera del testo, da tutti i suoi elementi: “le forme verbali, i complementi, l’uso dell’articolo, delle preposizioni, delle congiunzioni, degli avverbi…”

Chi legge trova molto di più della consueta meditazione biblica e molta più sostanza di una semplice analisi grammaticale. E vi trova non solo il risultato di un lavoro filologico minuzioso, ma altresì il “frutto – come egli stesso confessa – della ricerca comune fatta con gli studenti” (p.14). Una ricerca dialogata condotta nel corso di tanti anni di insegnamento con gli studenti – tra cui anch’io negli anni dei miei studi teologici negli anni Ottanta –, con un taglio che non era mai solo prettamente accademico, ma che sapeva andare fino al nocciolo dell’esperienza di vita e di fede. Di ogni singola parola greca scritta, Beppe, sapeva scandagliare tutta la profondità etimologia e semantica, risalendo alla alla sua matrice semitica, e a volte finanche sanscrita, per poi ridiscendere nella vita di tutti i giorni, riportandola così vicina da saperla tradurre non solo in italiano ma a volte perfino in dialetto barese, in modo che chiunque la potesse capire veramente.

Ma il libro non si limita all’analisi filologica del testo evangelico. Ogni spiegazione è corredata da decine di esempi linguistici e interpretativi attinti dai Padri e Dottori della Chiesa, da Origene a Tommaso d’Aquino, che il Pater hanno commentato, e dai riferimenti ai più accreditati esegeti moderni, da Jeremias a Maggioni. Ogni pagina, ogni dettaglio trasuda della sapienza bimillenaria della Cristianità.

E non solo. Come se tutto ciò non fosse ancora sufficiente, Micunco nella seconda parte del libro ci regala decine di testi tratti dalla sapienza “pagana” dei suoi altrettanto amati autori greci e latini, portatori inconsci dei “semi del Verbo” (cap. 1), e dei grandi poeti di tutti i secoli, da Dante a Montale, credenti e non, laici e agnostici, che al testo sacro hanno attinto ispirazione (cap.2). E non dimentica nemmeno l’arte pittorica. In una gustosa appendice ci mostra e sapientemente ci racconta come Masaccio, nella sua Trinità, ha interpretato il Padre nostro.

La Preghiera del Signore, infatti, non è appannaggio dei soli cristiani, né monopolio dei credenti, ma in quanto voce/grido universale del cuore dell’uomo, ha diritto di cittadinanza in tutti e si manifesta in infinite e imprevedibili variabili negli spiriti più sensibili. 

Un commento al Pater a tutto tondo, questo di Abbà Padre di Giuseppe Micunco, che nulla e nessuno lascia fuori e dove ognuno può trovare cibo per i suoi denti. E nello stesso tempo, la sintesi perfetta della compiuta testimonianza di uomo di lettere, di maestro di vita, di un discepolo fedele la cui voce continua a risuonare per noi nelle sue pagine.

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Scarica l’ebook gratuito, Giuseppe Micunco (1945-202). Tetimonianze e documenti, a cura di Vito Lacirignola. Per gentile concessione dell’editore Stilo Editrice s.c.r.l. ©

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