Via Gioacchino Toma: un viaggio tra arte, patriottismo e malinconia
Passeggiamo per le strade del quartiere Carrassi e mentre andiamo in direzione del parco su viale della Repubblica il nostro sguardo è attirato dalla targa della strada che incrociamo da ambo i lati: via Gioacchino Toma. Ricordiamo che questo artista non era barese ma originario della città salentina di Galatina. Così al nostro ritorno a casa, iniziamo una piccola ricerca su questo pittore di cui abbiamo ammirato tante volte le sue opere nei musei.
La vita di Gioacchino Toma (1836-1891) è sorprendente, sembra davvero un personaggio inquieto e travagliato uscito dalle pagine dalla letteratura ottocentesca: orfano, ribelle, patriota, artista.
L’infanzia difficile di Gioacchino Toma
Ancora giovanissimo, la sua vita fu segnata dalla perdita dei genitori, il padre morì quando lui aveva sei anni e la madre quando ne aveva otto. Fu affidato a dei parenti che mal accettarono il suo carattere impulsivo e ribelle, che presto lo portò alla vita di strada, come capo di una banda di monelli dediti a piccoli crimini. Per “correggere” questo suo atteggiamento fu affidato prima a un convento di cappuccini a Galatina e successivamente i suoi parenti pensarono bene di mandarlo in un Ospizio di poveri a Giovinazzo nel 1853.

Qui il nostro Toma trovò la sua vera vocazione: la pittura. Infatti, in quel luogo imparò i primi rudimenti del disegno e dell’arte di dipingere. In quest’arte Gioacchino riuscì a trasferire la sua profonda malinconia dovuta a una vita segnata da perdite, che lo portò ad autodefinirsi come “orfano per destino”, tanto che in seguito la critica lo battezzerà “il pittore del grigio”. Sarà lui stesso a parlare della sua infanzia con dovizia di particolari nel 1873 nel libro autobiografico Ricordi di un orfano.
L’artista si trasferisce a Napoli
Nel 1855, a causa di una malattia ai polmoni, rientrò brevemente a Galatina ma dati i contrasti sempre più violenti con i suoi parenti decise di lasciare definitivamente la Puglia per trasferirsi a Napoli. Nella nuova città, iniziò a lavorare nel laboratorio decorativo del pittore Alessandro Fergola. Tutto sembrava andare per il meglio e già s’intravedevano le sue capacità che lo avrebbero reso un grande artista, quando la sua vita cambiò bruscamente nel 1857.
Il confino e la spedizione garibaldina
Un altro colpo di coda del destino beffardo parve rovinare quanto stava costruendo. Fu arrestato per errore come cospiratore antiborbonico e scontò ben 18 mesi di confino a Piedimonte d’Alife. Lì, il giovane e irrequieto Gioacchino entrò in contatto con ambienti liberali e con la Carboneria, trovando anche lavoro come pittore di ritratti e nature morte per l’aristocrazia del posto. Rientrato a Napoli, si iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti e iniziò a esporre.
Nel 1859 ottenne la medaglia d’argento e cento ducati con Erminia, acquistata dalla casa reale.

Ormai divenuto fervente patriota, partecipò alla spedizione garibaldina, combatté nella guerra del Volturno e fu nuovamente imprigionato a Isernia. Quando tutto pareva perduto, finalmente la fortuna fece capolino e fu salvato dall’arrivo delle truppe piemontesi al seguito del generale Enrico Cialdini.
Nel 1861, tornato a Napoli, poté finalmente dedicarsi completamente alla sua amata pittura.
L’opera Luisa Sanfelice in carcere
Abbandonò la pittura accademica e iniziò a dipingere la realtà che lo circondava: dalle opere di soggetto patriottico fino alle nature morte. Di questo periodo sono opere come Un prete rivoluzionario, Il denaro di San Pietro e I figli del popolo. Nel frattempo, migliorava e il suo stile maturava così negli anni Settanta fra le tante sue opere come La Ruota dell’Annunziata, Il viatico dell’orfana, dipinse in due versioni (1874 e 1877) quello che viene considerato il suo capolavoro: Luisa Sanfelice in carcere.
Gli ultimi anni di Toma
Se questo non bastasse, in quegli stessi anni Gioacchino si diede all’insegnamento. Insegnò disegno in varie scuole napoletane e all’Accademia di Belle Arti, pubblicando anche manuali e modelli per ricamo e merletti.
Negli anni Ottanta cambiò ancora stile: iniziando a dipingere opere molto più luminose grazie a pennellate larghe, come I funari di Torre del Greco.
Morì prematuramente nel 1891, a soli 55 anni.
La città di Bari ha voluto rendergli omaggio dedicandogli una strada che va da corso Benedetto Croce a via Re David, ma il suo nome risuona soprattutto nelle collezioni di diversi musei italiani ed è ricordato come un artista capace di trasformare una vita tormentata in immagini di profonda umanità.

Link Treccani Gioacchino Toma:
https://www.treccani.it/enciclopedia/gioacchino-toma_(Dizionario-Biografico)
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.




