Pier l’Eremita, la strada dedicata al protagonista della Crociata dei Poveri
Nel nostro viaggio fra le strade della città, oggi facciamo tappa nel quartiere San Nicola e torniamo a percorrere via Pier l’Eremita della quale abbiamo parlato in passato perché ospita l’ex convento di San Francesco della Scarpa, da diversi anni sede della Direzione Regionale Musei Puglia; questa volta però ci soffermeremo a parlare della figura controversa e affascinante alla quale la strada è intitolata: Pietro d’Amiens, meglio noto come Pietro (o Pier) l’Eremita (1050 circa -1115).
Predicatore carismatico e protagonista delle vicende che precedettero la Prima Crociata, viene spesso raffigurato vestito di stracci in groppa a un asino.
La visione di Pier l’Eremita
Nel Medioevo, pur non essendo un alto prelato, riuscì a conquistare una straordinaria popolarità grazie alla sua parlantina eloquente e alle sue prediche appassionate. Secondo la tradizione, non condivisa dagli storici che la considerano una leggenda, durante un pellegrinaggio in Terra Santa, dopo aver visto le condizioni disastrose in cui si trovavano i luoghi sacri della cristianità, avrebbe ricevuto una visione di Cristo che gli assegnava la missione di promuovere la liberazione di Gerusalemme.
Nel 1095, dopo la chiamata alle armi di papa Urbano II al Concilio di Clermont, Pietro viaggiò per Francia e Germania invitando i cristiani a partire per l’Oriente. Le sue parole accesero gli animi dei suoi spettatori: migliaia di persone, soprattutto contadini, artigiani, poveri, ma anche criminali e disadattati, sedotti, oltre che dalle motivazioni religiose, anche dalla falsa promessa di guadagnare chissà quali ricchezze, decisero di seguirlo al motto di Deus vult (“Dio lo vuole”).
La Crociata dei Poveri
Nacque così la cosiddetta Crociata dei Poveri, o dei Pezzenti, una spedizione spontanea che precedette di alcuni mesi la vera Prima Crociata organizzata dai nobili europei e da molti storici considerata la sua avanguardia o addirittura un fenomeno parallelo.

E qui ci fu il vero problema, perché non parliamo di un vero esercito preparato, disciplinato e con le giuste risorse, bensì di una massa di pellegrini assolutamente priva di ogni essenziale competenza militare. Quella che doveva essere una sacra impresa si trasformò presto in un lungo viaggio segnato da fame e violenze.
Non ancora giunti in Terra Santa, già durante l’attraversamento dell’Europa centrale i partecipanti alla Crociata dei Poveri si cimentarono in saccheggi e scontri con le popolazioni locali, specialmente con gli ungheresi, e persecuzioni contro le comunità ebraiche della Renania.
Pietro si dimostrò incapace di controllare quella moltitudine di persone
Secondo le cronache medievali, passò anche da Bari dove, nella chiesa che conteneva le spoglie di san Nicola, avrebbe predicato per indurre anche il principe Boemondo ad unirsi alla crociata.

Arrivo a Gerusalemme
Giunto a Costantinopoli con il suo seguito nel 1096, questi crociati della spedizione popolare furono accolti prima con favore e poi, dopo vari disordini, con preoccupazione dall’imperatore bizantino Alessio I Comneno, che fece trasferire il loro accampamento oltre il Bosforo in Asia Minore.
La fine della spedizione
Qui la spedizione continuò i suoi saccheggi, finché nei pressi di Civitot i Turchi Selgiuchidi di Rūm distrussero quasi completamente questo esercito improvvisato e male armato.
Pietro si salvò soltanto perché si trovava nella capitale bizantina dove stava chiedendo il supporto di Alessio I per controllare la sua spedizione ormai totalmente fuori controllo.
Nonostante il suo fallimento come leader, il predicatore continuò a seguire la crociata dei nobili e poté partecipare agli eventi che portarono alla conquista di Gerusalemme nel 1099.
Le cronache lo ricordano anche per il suo sermone sul Monte degli Ulivi, prima della conquista di Gerusalemme del 1099 che si trasformò in uno dei saccheggi più sanguinosi dell’intera spedizione,
Ritorno in Europa
Nel 1110 Pietro rientrò finalmente in Europa e si stabilì nell’attuale Belgio; a Neufmoustier fondò il suo monastero, dove morì nel 1115.
Ancora oggi resta un personaggio controverso: un visionario capace di cavalcare il forte fervore religioso dell’epoca ma anche una guida incapace di porre delle ferree regole al suo seguito. In ogni caso, ha lasciato un segno duraturo nella storia dell’Europa medievale e nella memoria urbana, tanto che con la delibera podestarile n. 23 del 19 febbraio 1937 gli è stata intitolata la strada, sostituendo l’antico e precedente toponimo di “S. Francesco della Scarpa”.
Copertina: Gemini Google + ChatGpt rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia:
- Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici Locali Newton, 1995, Bari.
- Antonio Beatillo, Historia di Bari, Cacucci Editore, 2018, Bari
- Pasquale Sorrenti, Le strade di Bari, Levante Editori, 1992, Bari
Link Treccani Pietro l’Eremita:
https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-l-eremita
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.


