Un’oasi d’arte nel Salento: è l’eremo di Vincent Brunetti

Eramo di Vincent (10)

Eramo di Vincent (10)

GUAGNANOGirovagando tra gli ulivi del Salento, precisamente nelle campagne di Guagnano, a venti chilometri da Lecce, in via Case Sparse, è inevitabile intravedere una struttura unica che, al primo sguardo, sembra quasi richiamare il Parc Güell di Gaudì a Barcellona. Si tratta dell’Eremo di Vincent, attuale abitazione e laboratorio (aperti al pubblico) di Vincenzo Maria Brunetti, pittore, architetto e scultore salentino.

La personalità eclettica e insolita dell’artista si fa sentire man mano che ci si avvicina alla costruzione coloratissima. L’edificio, visto dal cancello d’ingresso, si presta infatti ad una percezione differente rispetto a quella iniziale e comincia a ricordare l’imponenza dei templi indiani come il Meenakshi.

L’edificio, visto dal cancello d’ingresso, si presta ad una percezione diversa da quella iniziale
Ricorda l’imponenza dei templi indiani

“Beati gli operatori di pace. Beati i puri di cuore”, si legge prima di entrare nell’ampio cortile. La scritta biblica è un mosaico composto da numerose piastrelle di vari colori, realizzato su un muretto esterno. In quel punto preciso, diventa difficile capire se si sta per visitare la casa di un pittore o quella di un monaco. Questo perché l’Eremo di Vincent è, in fondo, entrambe le cose.

“Beati gli operatori di pace. Beati i puri di cuore”, si legge prima di entrare nell’ampio cortile

Giunti a due passi dal laboratorio, il maestro “si presenta” al pubblico senza modestia, attraverso una frase: “Vincent Brunetti genio universale ministro senza portafoglio”. Si tratta di un’altra scritta realizzata con piastrelle, questa volta nere, su un edificio giallo che riproduce il tipico aspetto della facciata di alcune chiesette cattoliche.

“Vincent Brunetti genio universale ministro senza portafoglio”, frase scritta su un edificio giallo che ricorda una chiesetta

In quel punto preciso, veniamo fermati da un collaboratore del pittore, un uomo che accompagna i visitatori nel giro assolutamente gratuito dell’intero edificio. La guida ci conduce nel laboratorio in cui Vincent sta per iniziare a dipingere un nuovo quadro, circondato da pennelli e barattoli colorati.

Il maestro Vincent a lavoro, circondato da pennelli e barattoli colorati

«Questo è un luogo di bellezza – racconta l’artista, dopo averci accolto con gentilezza – un posto lontano dalla corruzione e dai mali che affliggono il mondo. Mi sono ritirato qui, in questo eremo nelle campagne del mio paese di origine, dopo aver studiato e lavorato per almeno 25 anni a Milano».

Facendoci sentire ospiti graditi e senza alcun tipo di formalità, Vincent ci racconta una parte della sua storia, ovvero quella della conversione e dell’avvicinamento ad una spiritualità vissuta intensamente.

«Fu il mio amico Michele – narra con enfasi il maestro – a far crescere in me la fede, quando avevo poco più di trent’anni. Michele amava Gesù e me ne parlava sempre. Proprio grazie a Dio sono riuscito a costruire tutto questo. Avete visto dove vivo? È un posto meraviglioso, pieno di arte e di gioia. Chi altri dimora in un luogo così bello?».

La fede del maestro trasuda dalle sue opere

A quel punto inizia per noi l’esplorazione dell’intera struttura. Quasi tutto è visitabile. Non solo la galleria pienissima di quadri realizzati da Vincent, ma anche le sue camere da letto. L’eremo è un susseguirsi di stanze, un labirinto che trabocca di oggetti di ogni tipo. Si può ammirare di tutto: sedie ottocentesche, statue che rappresentano svariati soggetti, antiche macchine da scrivere, conchiglie e persino una slitta rossa posizionata nel centro di uno dei numerosi ambienti.

La galleria è piena di quadri realizzati dal maestro
Anche le sue camere da letto sono delle piccole opere d’arte
Fra i numerosi oggetti, una slitta è posizionata al centro di uno degli ambienti

C’è proprio qualunque cosa, anche la riproduzione di una grotta che richiama quella di Lourdes, con una statua della Madonna che non passa inosservata. Sacro e profano si affiancano costantemente e si ammirano impressionismo, cubismo e nature morte sulle stesse pareti, grazie a quadri realizzati dal maestro che sa riprodurre qualunque stile artistico.

La riproduzione di una grotta con una statua della Madonna

Ad un tratto, entriamo in una camera in cui padroneggia un grande trono, sovrastato dalla scritta “Peace Love”. Si tratta di uno scenario che molti, probabilmente, hanno visto più volte a partire dalla scorsa estate. Sì, perché l’Eremo di Vincent è stato la location del video che fa da sfondo alla canzone Karaoke, cantata da Alessandra Amoroso insieme con i Boomdabash.

In una camera padroneggia un grande trono, sovrastato dalla scritta “Peace Love”

La casa del maestro è costituita da tanti edifici diversi e si passa da uno all’altro con l’aiuto della guida, per evitare di perdersi. Sul retro è presente un altro cortile in cui a rubare la scena è un enorme murales che ritrae il padrone di casa affiancato da volti noti come quelli di Frida Kahlo e di Salvador Dalì. Accanto ai personaggi si estende la scritta “l’eremo di Vincent”.

In un murales il maestro è ritratto al fianco di Frida Kahlo e Salvador Dalì

A pochi metri, troviamo quello che sembra un piccolo giardino zen, abbellito da una statuetta del Buddha. Ecco che, ancora una volta, sacro e profano convivono serenamente poiché proprio nelle vicinanze della scultura del Siddharta troviamo numerosi water ricoperti da piastrelle colorate. Un esempio di arte kitsch che caratterizza sicuramente diverse zone dell’eremo.

A fianco a un piccolo giardino zen, abbellito da una statuetta del Buddha…
… scorgiamo una scultura composta da numerosi water ricoperti da piastrelle colorate

Il giro si conclude con il ritorno al laboratorio, dove troviamo il maestro intento a dipingere mentre ascolta musica house. Si tratta di un rituale ripetuto quotidianamente, poiché è proprio così che Brunetti trova ogni giorno l’ispirazione, attraverso la musica, e spesso di domenica organizza dirette Facebook per condividere tale fase con i tanti ammiratori.

A questo punto, salutiamo l’artista e ci dirigiamo verso l’uscita. Padroneggia qui un’ulteriore scritta a cui lo stesso Vincent si dichiara estremamente legato: “artista è colui che fa della propria vita un’opera d’arte”.

“Artista è colui che fa della propria vita un’opera d’arte”, motto che sintetizza la concezione di vita del maestro

Ed è proprio questa l’aria che si respira nell’eremo del maestro, arte unita a spiritualità, arte in ogni forma esistente che si manifesta liberamente sotto forma di poesia, pittura, musica, preghiera e molto di più. Tanto che, lasciando la dimora, diventa quasi malinconico tornare nel mondo “normale” e non è difficile percepire subito la mancanza di quello che si configura come uno dei luoghi più sorprendenti e bizzarri di tutta la Puglia.

Nell’eremo del Brunetti, l’arte si propaga in ogni forma: poesia, musica, preghiera
Manifestandosi liberamente
L’eremo è sicuramente uno dei luoghi più sorprendenti e bizzarri di tutta la Puglia

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Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.

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