Santa Colomba di Sens a Bari: reliquie, leggende e curiosità della cattedrale

Colomba

Colomba

Torniamo a parlare dei monumenti e delle chiese baresi e di alcune particolarità che le accompagnano, il nostro viaggio alla scoperta di queste curiosità, oggi ci porta nuovamente nella cattedrale, in particolare nella cripta del Duomo, dove oltre all’icona della Madonna di Costantinopoli e tante altre mirabili opere, ci sono diverse reliquie e in una teca i resti di santa Colomba di Sens (257-273), avvolti in un involucro di cartapesta e seta. È proprio a lei che dedicheremo la nostra attenzione.

All’interno della cripta della cattedrale…
… sono presenti diverse reliquie
Nella navata sinistra c’è la teca contenenti i resti di Santa Colomba

La storia di Colomba

La sua biografia è piuttosto scarna. Secondo la tradizione agiografica, non supportata da fonti storiche, santa Colomba nacque intorno al 257 in Spagna, la città di origine resta sconosciuta, in una famiglia nobile e pagana, sembra che il suo nome da non battezzata fosse Eporita. Si convertì al cristianesimo a soli sedici anni, in un periodo segnato da forti tensioni religiose all’interno dell’Impero romano. Proprio per non seguire il culto pagano, lasciò la sua terra natale per sfuggire alle persecuzioni e si trasferì prima in Gallia e probabilmente a Vienne fu battezzata prendendo il nome di Colomba per la sua innocenza, per poi proseguire per Sens.

I resti della santa sono deposti nella cattedrale di Bari

Fu arrestata a causa della sua fede cristiana. Lo stesso imperatore Lucio Domizio Aureliano (214-275) in visita a Sens cercò di farle rinnegare la sua fede, proponendole un vantaggioso matrimonio. La giovane, con grande sorpresa dell’imperatore, rifiutò la proposta e Aureliano non la prese bene, ordinò di farla imprigionare in una “cella meretricia” dove dimoravano le prostitute e dove la giovane avrebbe perso la sua innocenza. Ma quando un giovane cercò di approfittare di lei, un’orsa presente nell’anfiteatro la difese. L’orsa è infatti uno degli elementi iconografici della santa che viene rappresentata spesso con un orso.

Quando Aureliano venne a conoscenza del fatto che la giovane vergine era sfuggita al suo supplizio dimostrando la forza della sua fede ammansendo una bestia, l’imperatore dimostrò la sua mancanza di sportività e condannò Colomba al rogo insieme all’orsa. Fortunatamente un acquazzone improvviso salvò la giovane e l’orsa, che scappò libera nelle campagne. A causa di questo episodio la santa, come tanti altri suoi pari, ha guadagnato il suo campo d’azione come protettrice, è invocata infatti contro gli incendi e in caso di siccità, per far scendere la pioggia.

Immagine della santa

Il martirio e il culto della santa

In ogni caso, la santa alla fine non poté sfuggire alla lama della spada e intorno al 273, vicino a una fonte chiamata d’Azon, la povera ragazza fu decapitata, divenendo una giovanissima martire cristiana. Anche il pozzo o fonte fa parte della sua iconografia.

Il suo primo miracolo avvenne dopo la sua morte, quando un cieco, invocando il suo nome, riacquistò la vista e per gratitudine fece seppellire il suo corpo. Il culto della santa si diffuse in Francia e in mezza Europa. Così sul luogo presunto della sua sepoltura, dove era sorta una cappella, il re Clotario II (584-629) fondò nel VII secolo l’abbazia reale di Sainte-Colombe-lès-Sens, che presto divenne un importante centro di pellegrinaggio.

La santa fu decapitata e sepolta a Sens

Il viaggio delle reliquie della santa

E le reliquie, cosa c’entrano con Bari?

Nel corso del medioevo, il culto di santa Colomba conobbe una vasta diffusione, sorsero in Francia, Spagna, Germania e Italia diverse chiese. Alcune reliquie arrivarono anche a Rimini dove furono collocate nella cattedrale che poi fu intitolata proprio alla santa.

Parte delle reliquie sono a Rimini

Invece, l’abbazia di Sens fu praticamente distrutta nel 1792 al tempo della Rivoluzione Francese e le reliquie furono traslate nel 1803 nella cattedrale di Sens. Ora, parte di queste o, come vorrebbe la tradizione, “le spoglie incorrotte” della vergine cristiana sono arrivate a Bari nel XVIII secolo grazie ai membri della Missione di san Vincenzo de Paoli, deposte prima presso la cappella di Santa Colomba nell’ex Palazzo del Tribunale Militare (prima Convento dei Missionari Vincenziani) in via San Francesco D’Assisi, e poi traslate successivamente nella navata sinistra della cripta della cattedrale.

Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 18 maggio 1939:

[…] l’Arcivescovo S. E. Mons. Mimmi disponeva, che il Corpo di Santa Colomba fosse deposto nella Cattedrale. Il che avvenne solennemente domenica scorsa.

Il restauro delle reliquie

Nel 2005 durante i lavori di restauro della reliquia, un’équipe dell’istituto di Medicina Legale dell’Università di Bari, ha constatato che non si trattava del corpo “incorrotto”, e di conseguenza mummificato della santa, bensì di resti umani tenuti insieme e ricomposti grazie a seta e cartapesta. Inoltre, sulle spoglie non ci sono segni di decapitazione, cosa che ovviamente contrasta con la tradizione agiografica.

I resti della santa sono avvolti in…
… un involucro di seta e cartapesta

Di conseguenza, queste reliquie lasciano parecchi dubbi, un po’ come il fortuito ritrovamento dei resti di san Sabino nel 1091, traslati nella stessa cattedrale. Ma il culto della santa è comunque da intendersi più come espressione di memoria religiosa e culturale che come ricostruzione biografica documentata e verificabile.

La celebrazione della santa è fissata per il 31 dicembre.

Chiudiamo questo articolo con due curiosità sulla santa: esistono diverse sante con il nome “Colomba” e una in particolare era nata a Cordova in Spagna ed è vissuta nel IX secolo, anche lei è morta vergine e per decapitazione, la questione crea spesso confusione fra gli storici e porta a sovrapporre la scarna biografia delle due sante; inoltre, la veste sontuosa della santa, secondo la tradizione, ma anche in questo caso senza documentazione a supporto, sarebbe un omaggio alla santa da parte del re di Napoli Gioacchino Murat (1767-1815) durante la sua permanenza a Bari.


Fonti:

  • La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 maggio 1939
  • www.santiebeati.it
  • Michele Fanelli, Storie di Bari, Progedit, 2025, Bari

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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