La Sacra Spina custodita a Bari: il tesoro nascosto della basilica di San Nicola
Sacra Spina
La città di Bari è da sempre molto devota, annovera fra i suoi santi protettori: san Nicola, la Madonna e san Sabino. Ma oltre i santi vanta nella Sala del Tesoro della basilica, oggetti sacri che per importanza rivaleggiano con città molto più grandi, fra queste reliquie, oggetto di venerazione dal XIV secolo è presente anche la Sacra Spina, reliquia della Passione di Cristo.
A dire il vero, non è l’unica in Puglia: anche Andria può vantarne nella sua cattedrale un frammento della corona di spine di Cristo.
La Sacra Spina
La spina, che un tempo faceva parte della tristemente famosa corona di spine posta dai soldati sul capo di Cristo in segno di scherno prima della sua crocifissione, è ricordata nei Vangeli di Giovanni, Marco e Matteo. Attraverso l’attenta ricostruzione fatta da padre Cioffari, sappiamo che la corona, come la santa croce furono scoperte a Gerusalemme, secondo la tradizione, dall’imperatrice Elena, madre di Costantino e collocate al palazzo imperiale.
Dopo varie vicende storiche fu l’imperatore Baldovino II a vendere la corona a re Luigi IX il Santo e di conseguenza la reliquia arrivò in Francia. Il re pensò bene di dedicare alla reliquia una cappella, la Sainte-Chapelle di Parigi consacrata nel 1248.
Carlo II d’Angiò e la basilica
La spina custodita presso la basilica è giunta a Bari grazie a Carlo II d’Angiò, nipote di Luigi IX che durante il suo regno aveva donato alcune spine a personaggi e chiese rinomate.
Carlo II donò intorno al 1301 la spina alla basilica e dopo aver ottenuto il permesso da papa Bonifacio VIII, iniziò un programma per riformare il clero barese secondo usi liturgici influenzati dal modello parigino. Per ottenere ciò mise in atto molte donazioni in denaro, reliquie e codici liturgici alla basilica. Così facendo cercò di trasformare la basilica di San Nicola nella sua “cappella regia” sullo stile della Sainte-Chapelle di Parigi.
Il reliquiario
La reliquia nella basilica originariamente era deposta in una cassetta d’oro, almeno così dice l’inventario del 1313, poi il reliquario divenne un vaso d’argento, poi di cristallo, fino ad arrivare al reliquiario attuale.
Ma lasciamo che siano le parole di padre Cioffari a descriverlo:
Lunga cm 4 (visibili), la Spina è conficcata alla base in un piccolo bulbo argenteo di 7 mm. La sua lunghezza reale va dunque da un minimo di cm 4,1 ad un massimo di cm 4,7 (a seconda di quanti di essa sono conficcati nel suddetto bulbo). […] L’altezza massima è cm 40,8, laddove la parte più alta è costituita da una corona di spine circolare d’argento del diametro di 13 cm. Alla base di essa è avvitata la nicchia vitrea (altezza cm 5,5, larghezza 2,5, profondità 1,0) contenente la reliquia. Questa nicchia argentea, con la parte superiore ricurva, è protetta sia davanti che di dietro da un cristallo. […] In cima c’è una piccola testa di montone con le corna, chiaro riferimento al capro impigliato nel roveto, che ritorna come prefigurazione veterotestamentaria nella liturgia della Sacra Spina. A destra e a sinistra c’è un fanciullo con tunica svolazzante a mezza gamba, con le braccia in alto a reggere foglie ricurve. Sotto, tra il punto di avvitamento e la base della nicchia, sia nella parte retrostante che in quella di fronte, c’è la testolina di un angioletto (diametro cm 1,0).
Tutta questa composizione circolare poggia sulla testa di un secondo angioletto molto più grande (diametro cm 2,5) con le ali spiegate (cm 9 dalla punta di un’ala a quella dell’altra). Nella parte sottostante, le ali vanno ad incastonarsi in un bulbo sbocciato, al quale sono attaccate anche le spalle di tre figure femminili, ciascuna dell’altezza di cm 10. […]
Le tre figure femminili altro non sono che allegorie delle virtù teologali: fede, speranza e carità. Seguono delle fasce con decorazioni variegate di fogliame e grappoli d’uva e alla base della reliquia è incisa la scritta: A divozione del conte Massenzio Filo A.D. 1856. Il conte Filo fu sindaco di Bari nel 1837 e donò il nuovo piede della teca, a opera dell’argentiere napoletano Vincenzo Caruso, in sostituzione del precedente in rame indorato.

Il miracolo della Sacra Spina
Secondo la tradizione, quando la festa dell’Annunciazione, che cade il 25 marzo, coincide con il Venerdì Santo, la Sacra Spina assume il colore rosso sangue, fenomeno visibile addirittura a occhio nudo.
Oltre ad alcune testimonianze scritte come quella di Beatillo nel XVII secolo e da altri storici che riportano l’evento, il fenomeno è stato più volte verbalizzato da commissioni di esperti e notai a partire dal 1842, successivamente nel 1853, nel 1864, nel 1910, nel 1921, nel 1932, nel 2005 e infine nel 2016.
Che si guardi alla reliquia con devozione o con interesse storico, la Sacra Spina resta uno dei tesori più affascinanti custoditi nella basilica di San Nicola. Un simbolo che lega Bari alle grandi vicende della cristianità europea e alla spiritualità della Passione di Cristo.
Fonte:
Gerardo Cioffari, Nicolaus studi storici, Anno XV 2004 fasc. 2, 29, Levante Editori, 2004, Bari.
Link Wikipedia Sacra Spina:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sacra_Spina
© 2026 Tutti i diritti riservati
Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

