Vaccini in Puglia: i più fragili non sono la priorità?
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E’ arrivata la tanto attesa e procrastinata comunicazione: da oggi lunedì 29 marzo parte finalmente in Puglia la campagna di vaccinazione anti Covid-19 per anziani e persone con elevata fragilità. Si conosce la partenza ma non l’arrivo e il dubbio sulla tempestività è lecito. Soprattutto considerando che tale proclama era già stato pubblicizzato a febbraio salvo poi essersi clamorosamente inceppato abbandonando i soggetti più a rischio, e coloro che se ne occupano, nel caos e nell’incertezza.
Sono dunque giustificati i toni trionfalistici della comunicazione? Forse non opportuni dato che in Puglia la campagna vaccinale è partita a dicembre 2020 ma, personale sanitario a parte, sembra aver dimenticato del tutto le altre categorie a cui garantire l’indispensabile priorità: ultraottantenni, diversamente abili, soggetti con gravi patologie e immigrati in condizioni disagiate.
Numerose sono le testimonianze che ce lo dimostrano. «Mia madre Wanda ha ben 99 anni e ormai non deambula più – mi spiega il figlio Claudio che con lei vive a Bari -. L’ASL ci aveva contattati indicandoci come data indicativa il 23 febbraio e assicurandoci che saremmo stati richiamati. Ma così non è stato». E riprende: «Ho dovuto usare il numero verde che mi ha proposto una data presso la Fiera del Levante. Ma io non avrei mai potuto portarci mia madre cui spetta necessariamente un vaccino domiciliare. E così ora siamo in attesa del medico curante che però non ha ancora ricevuto vaccini e non sa dirci i tempi. Nel frattempo da un anno mi devo limitare in tutto per non metterla a rischio».
Anche l’82enne Isa non deambula più, soffre del morbo di Parkinson e vive a Molfetta. Il figlio Sebastiano sostiene di non essere stato affatto contattato dall’ASL ma di essersi dovuto barcamenare di sua iniziativa nei meandri delle contraddittorie informazioni pescate per caso. «A febbraio mi è stato detto che potevo prenotare presso la mia farmacia – dichiara Sebastiano – ma dopo due giorni dalla prima data utile per la prenotazione, era già tutto bloccato. Così mi raccomandarono di non stare in ansia e di procurarmi la documentazione necessaria per ottenere il vaccino domiciliare. Salvo poi scoprire tramite il mio medico curante che invece non era necessario e che dovevo solo attendere che lui ricevesse i vaccini. Ancora attendo».
E nel frattempo Isa può fare le sue visite neurologiche solo in videochiamata.
«Io sono stata contattata dalla Asl per la data indicativa del 23 febbraio dopo nessuno mi ha più detto nulla – protesta la 92enne barese Emma, invalida e con diritto alla domiciliare -. Ho dovuto chiamare l’ufficio reclami e non sapevano cosa rispondere. Ora attendo il mio medico curante che non sa quando potrà venire a vaccinarmi. E nel frattempo, per paura di contagio, ho saltato gli ultimi controlli come ex paziente oncologico e oramai non vedo più i miei nipoti».
Emma vive con il 56enne figlio Rino, bibliotecario presso l’Università di Bari, che afferma: «Io verrò vaccinato lunedì 29 marzo insieme a tutti i dipendenti dell’università, compresi i collaboratori a contratto. Stiamo lavorando tutti in presenza mediamente solo al 30%. E il fatto che mi vaccini prima di mia madre mi mette disagio».
Considerando che la dottoranda Laura 31 anni ci conferma di rientrare nella lista dei vaccinandi universitari baresi di lunedì 29 marzo, mi chiedo davvero quale sia stato il criterio di priorità scelto dalla regione Puglia, come da altre regioni. E perché ci si stupisce poi del numero di morti eccessive e degli ospedali sovraccarichi se sino ad ora non sono stati tutelati vulnerabili come i diversamente abili?
«Mio fratello Arcangelo ha 32 anni ed ha la sindrome di Down – mi spiega Marianna che vive con lui a Valenzano -. È un soggetto con immunodeficienza e una semplice gastroenterite oppure una semplice influenza fino ad ora lo hanno portato al ricovero. Per questa ragione viene annualmente vaccinato contro l’influenza stagionale. Per sapere quando sarebbe stato vaccinato per il covid ho dovuto allertare il medico curante che non sapeva assolutamente cosa dirci tranne che avevano la precedenza gli allettati». E nell’estenuante attesa Arcangelo ha interrotto qualunque attività, per lui necessaria, fuori di casa e tutta la sua famiglia è bloccata da un anno, priva di una vita sociale.
La stessa clausura spetta ormai da un anno alla 18enne barese Vittoria ed alla sua famiglia. Vittoria è un soggetto con paralisi cerebrale infantile e tetraparesi spastica che la costringe su sedia a rotelle e non è stata ancora vaccinata, né sa quando lo sarà: «Oramai non va più a scuola da un anno e non fa più neanche fisioterapia e riabilitazione – si sfoga la madre Annarita -. Ma anche la sorellina più piccola, normodotata, è costretta in casa. Non va più a scuola e non frequenta nessuna attività, né più i suoi amici».
Tra i dimenticati non possiamo non annoverare gli immigrati, che non sono stati presi minimamente in considerazione neanche nel nuovo piano vaccinale. «Presso il CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Bari ci sono ora circa 500 ospiti – dichiara l’operatore culturale iraniano Morteza – e sappiamo che vivono in comunità e in spazi molto ristretti. Però nessuno ha pensato a programmare vaccini per loro. Hanno vaccinato solo noi operatori e solo dietro vibranti insistenze».
Ma se gli ospiti del CARA sono perlomeno sottoposti a controlli, cosa ne sarà di tutti quelli privi di una fissa dimora e dei dispositivi fondamentali di protezione, quotidianamente esposti al rischio proprio ed altrui? Tutto questo caos è dovuto alla scelta del governo, anzi dei governi succedutisi in Italia, di dare troppa autonomia alle Regioni, impreparate per questo tipo di decisioni oppure davvero non si poteva fare di meglio? Non abbiamo vere risposte, possiamo solo sperare che non ci siano altri intoppi nella “macchina burocratica” e che si riesca a procedere velocemente con la campagna vaccinale, salvaguardando coloro che in questo momento risultano più deboli e indifesi.
Docente di letteratura e storia, laureata in lettere e diplomata in archivistica, ha collaborato per 5 anni con la Soprintendenza archivistica e ha scritto per 4 anni per la testata online Barinedita. Appassionata di fotografia ha seguito corsi di fotografia e fotoreportage e ama viaggiare con una Nikon al collo