Progetto Tornanza: l’ora di “restare”

Tornanza

Tornanza

Se l’Esodo, nel suo senso liberatorio e catartico, avesse oggi una degna antitesi, probabilmente si chiamerebbe “Tornanza”. E forse, se Carlo Levi vivesse nel presente, scriverebbe che Cristo non si è fermato a Eboli, perché i luoghi, anche quelli più marginali, continuano a vivere, a trasformarsi e a scegliere di esistere. Non a caso il termine “Tornanza” è entrato nel vocabolario Treccani nel 2025, a indicare proprio questo fenomeno, uno sguardo che tiene insieme le origini delle persone e il futuro delle aree interne: «Questo concetto è legato al fenomeno del turismo delle radici, dove le persone, dopo aver acquisito esperienze e conoscenze altrove, decidono di tornare per contribuire al proprio territorio».

Da decenni si parla di fuga di cervelli e di fratture antropogeografiche: da un lato sussistono poli di opportunità, dall’altro territori che vedono partire e dissolversi competenze, energie e prospettive senza avere la possibilità di trattenerle. Nel tempo questo processo ha contribuito allo spopolamento e al depauperamento di molti centri urbani, non soltanto nel Mezzogiorno, ampliando una cesura sempre più profonda tra molte aree del mondo e del nostro Paese.

Eppure esistono realtà che lavorano per colmare questa distanza, team di persone provenienti dal mondo accademico, della ricerca e dell’innovazione che mettono know how diversi al servizio dei territori, analizzandone caratteristiche antropiche, economiche e morfologiche, individuandone limiti e potenzialità e costruendo nuove narrazioni capaci di restituire fiducia in chi ha perso la speranza di poterci vivere dignitosamente.

Flavio Albano e Antonio Prota

Il Progetto Tornanza

In questo solco si inserisce il Progetto Tornanza, ideato da Flavio Albano e Antonio Prota, esperti di turismo e marketing territoriale e autori del volume La Tornanza. Ritorni e innesti orientati al futuro edito da Laterza.

Gli ideatori del progetto

Il progetto coniuga radici e sviluppo e, nel tempo, si è trasformato in un vero e proprio movimento culturale, un’icona capace di parlare alle comunità e di creare giunture tra esperienze diverse.

Il libro

Il progetto dialoga e trova il proprio principio ispiratore nel lavoro di Vito Teti e nel suo Atlante della Restanza, ambasciatore di tutte quelle comunità che resistono perseverarando in un cammino di rinascita socioculturale, offrendo una chiave di lettura alternativa all’abbandono e trovando proprio nella condivisione di esperienze un volano significativo. Da questa visione nasce l’idea di valorizzare chi sceglie di restare senza rassegnarsi, tornare o reinventare il proprio modo di vivere i luoghi, diffondendo un modo di concepire l’abitare come salvaguardia, appartenenza, partecipazione e cittadinanza attiva.

Atlante della Restanza

Lo spirito che anima il Progetto Tornanza è ottimista e costruttivo: non si concentra sulla fuga o sulla mancanza, ma sulla dimensione del viaggio come passaggio necessario, spesso decisivo, per maturare competenze e prospettive da riportare altrove, alle proprie origini. Molte delle storie imprenditoriali e creative che conosciamo oggi, come Netflix, Olivetti, Instagram, nascono proprio da percorsi di esplorazione e confronto radiale, in cui il ritorno si innesta come scelta ponderata e non come tappa obbligata.

Sinergie e reti

Il progetto si configura dunque come un moltiplicatore di coscienze, sinergie e reti: un network che lavora muovendo dall’analisi eziologica e dai dati empirici per superare non tanto le asperità dei territori, quanto lo scoraggiamento che spesso impedisce di immaginarne il futuro.

«Ogni territorio ha difficoltà differenti ‒ osserva Flavio Albano ‒ ma bisogna metterlo nella condizione di meritare i ritorni»: un monito incisivo, che mette in rilievo una sfida che è economica ancor prima che sociale e culturale.

Attorno a questa visione è nata una community di “tornanti”, persone che condividono storie di ritorno e di circolazione delle esperienze attraverso testimonianze, podcast e incontri. In diverse regioni italiane sono sorti “hub della restanza”, luoghi materiali e immateriali in cui il ritorno non è solo geografico, ma anche sociale, emotivo e relazionale: spazi che ricostruiscono legami, generano opportunità e favoriscono nuove forme di socialità per chi è mancato per molto tempo e ha perso i propri punti di riferimento.

L’invito a partecipare al progetto, presente sulla pagina FB

Le storie

Tra queste storie prende forma, ad esempio, quella dei Monaci Digitali, professionisti, creativi e innovatori che hanno scelto di restituire al tempo e allo spazio un senso diverso, attraverso la suggestiva cornice della Certosa di Padula, nel cuore del Cilento. Lì, tra le pietre secolari dense di storia, hanno costruito un luogo vivo, un laboratorio umano fatto di coworking, formazione, incontri e contaminazioni.

Un’altra esperienza profondamente radicata nel territorio è quella di Danilo Beltrante, esperto di turismo vissuto per oltre un ventennio a Firenze, che ha scelto consapevolmente di tornare a Supersano, città da cui era partito, e creare un sistema semplice ma di grande potenziale: coinvolgere attivamente i cittadini di Ruffano e Supersano in un confronto sulle opportunità turistiche presenti sul territorio, trasformandolo in una risorsa comune. Un progetto di valorizzazione territoriale condiviso e partecipato, attraverso la riscoperta di tradizioni, paesaggi e relazioni, che vede nei suoi stessi cittadini il proprio centro propulsivo.

Anche la Liquid Factory rappresenta un tassello importante di questa geografia del ritorno e dell’innovazione. In Valtellina si sta costruendo un ponte ideale tra le montagne che costellano la zona di Sondrio e la Silicon Valley. Il progetto è in partnership con la Banca Popolare di Sondrio e mira a supportare l’imprenditoria giovanile e i migliori talenti della Generazione Z ‒ e non solo ‒ provenienti da tutta Europa, creando dunque un vero e proprio collante internazionale in una visione sempre più glocale.

Testimonianze dalla Puglia

Le storie personali, poi, sono forse quelle che raccontano meglio il senso profondo dell’obiettivo “Tornanza”. Emblematico è il caso di una giovane donna originaria di Roseto Val Fortore, nel Foggiano. Partita per Londra, inseguendo opportunità che il suo paese sembrava non poterle offrire, dopo anni di lavoro ha avvertito il desiderio di restituire qualcosa al luogo che le ha dato i natali, scegliendo di tornare e contribuire alla rinascita del borgo anche attraverso ciò che ha imparato al di fuori di quei confini.

Ma un’altra testimonianza altrettanto significativa arriva proprio dalla nostra Bari, questa volta dal mondo della ricerca scientifica. Il rientro di studiosi e medici che hanno lavorato all’estero dimostra che anche il movimento delle competenze può essere circolare e dinamico. All’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II, grazie al lavoro di figure come il dott. Attilio Guarini, si è costruita negli anni una rete capace di attrarre professionalità di alto livello, creando un centro riconosciuto a livello nazionale. È il caso del dott. Giacomo Volpe, affermato ricercatore in ematologia molecolare e scienziato biomedico, ritornato in Puglia dopo svariati anni trascorsi tra Birmingham e la Cina, testimonianza viva di un ritorno volto al supporto di un progetto collettivo di portata sempre più ampia che parte, anzi, ri-parte dalle proprie radici.

Una narrazione condivisa

Oltre trecento sono state le storie intercettate da Flavio Albano e Antonio Prota, in un vero e proprio porta a porta che li ha condotti a stringere molte mani e ad intessere scambi umani ineguagliabili; più di sessanta quelle già raccontate attraverso il podcast, tutte attraversate dalla stessa domanda: perché il ritorno non dovrebbe essere desiderabile? L’obiettivo del progetto è proprio questo: rendere il ritorno una scelta possibile, concreta e dignitosa.

Quella del Progetto Tornanza è diventata così una narrazione condivisa, uno scopo partecipato, che non contrappone Nord e Sud, centri e periferie, campanilismo e cosmopolitismo, ma invita a riscoprire il valore dei luoghi e delle relazioni. La misura dello spazio e della vita cambia in relazione ai territori che abitiamo, e da questa consapevolezza può nascere la prima pietra di un futuro in cui nessuno debba restare indietro.


Foto: sito e pagina FB La Tornanza

Link sito La Tornanza:

https://www.latornanza.it/

Link Pagina FB:

https://www.facebook.com/p/Progetto-Tornanza-61556950164939

Link Pagina Youtube:

https://www.youtube.com/@ProgettoTornanza

Alcune puntate del La Tornanza Podcast itinerante:

Monaci Digitali:

https://www.youtube.com/watch?v=4T9DJB04YA4

Danilo Beltrante:

https://www.youtube.com/watch?v=b5ByNkTPrqQ

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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

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