Intervista al maestro della nona arte: “Lo Scarabocchiatore”

Lo Scarabocchiatore

Lo Scarabocchiatore

Vogliamo raccontarvi la storia di Mirko Leo. Di professione commercialista, ma questo non gli bastava, ha voluto svoltare e ha fatto del suo amore per i fumetti una ragione di vita. Nel tempo, sui social e non solo, è diventato noto come Lo scarabocchiatore. La sua passione per il fumetto lo ha fatto rinascere. Oggi quell’uomo con un sogno è diventato un punto di riferimento a livello nazionale nel settore della nona arte.

Lo abbiamo incontrato.

Partiamo dalla tua terra di origine, Agropoli. Credi che, per la sua bellezza, ti abbia in qualche modo ispirato ad appassionarti ai comics?

«Sono stato sempre affascinato dall’arte, dalla musica, dalla danza, ho sempre provato ammirazione per chi riuscisse a creare qualcosa che arricchisse il nostro bagaglio culturale e, come ben saprai, la mia terra è ricca di eventi storici e culturali ma che, purtroppo, quanto a cultura di fumetti è davvero lacunosa, tanto lacunosa. Purtroppo, lo dico con grande rammarico, il fumetto, nella mia terra, è visto come un passatempo per bambini, una perdita di tempo che distoglie da cose ben più importanti e serie. La mia terra non mi ha assolutamente ispirato, chi è stato a trasmettere in me questa passione irrefrenabile è mia madre, una donna straordinaria, di un’intelligenza fuori dal comune, con un bagaglio culturale impressionante. Devo tutto a lei e alla mia famiglia».

Disegni di Leo

Come è scoccata la scintilla per quest’arte? Ci sono stati dei disegnatori che ti hanno folgorato con il loro lavoro?

«Ho iniziato ad essere un fan accanito del fumetto a soli nove anni. Mio padre un bel giorno decise di ritirarsi con il n.1 di Dylan Dog e da lì, dopo aver visto all’opera mostri sacri come Roi, Villa, Stano, Brindisi ecc., sono letteralmente impazzito. Devo tutto a loro se oggi ho questa sana passione e soprattutto il rispetto verso chi lavora sodo e seriamente».

Negli anni hai fondato una rivista intitolata Lo scarabocchiatore e anche un’associazione omonima. Quando hai cominciato ad accorgerti che anche quello dei comics stava diventando un mestiere?

«A dire il vero non ho mai pensato che fosse un mestiere, non lo vedo come un mestiere, per me è una valvola di sfogo, un mondo parallelo dove poter esprimere al meglio la mia passione per l’arte attraverso la realizzazione di progetti che mettano in correlazione appassionati, professionisti, collezionisti e case editrici. Ho sempre sognato un ponte lunghissimo e solido che potesse in qualche modo unire tutti per confrontarsi e crescere insieme. Per me ancora oggi non è un mestiere e penso che non lo sarà mai, semplicemente è il mio mondo fantastico dove poter esprimere la mia grande passione».

Disegno ispirato ai cartoni animati

Visto che grazie alla rivista Lo scarabocchiatore hai permesso a parecchi artisti emergenti di farsi conoscere, ritieni corretto definirti un talent scout?

«Talent Scout. Un termine adottato dalla nostra lingua italiana per definire l’operato di una determinata persona in un ambito ben preciso. Queste catalogazioni, le famose etichette, non contemplano il mio modo di essere. Io ho uno scopo ben preciso, un obiettivo unico e inconfutabile. Quando e se mai lo raggiungerò, allora potrò dire a voce alta di aver coronato un sogno recondito e sarò l’uomo più felice della terra. Per dirla breve, se fossimo tutti uniti in modo sincero e spassionato per dare voce agli artisti emergenti, ti assicuro che leggeremmo molti più fumetti avvincenti, artisticamente gradevoli e ovviamente ne gioverebbe la nostra amata e cara cultura».

Hai pubblicato anche numerose opere realizzate da grandi disegnatori del fumetto italiano…

«Mi ritengo un ragazzo molto fortunato che ha avuto l’onore e il privilegio di poter collaborare con grandi maestri del fumetto. In primis Marco Bianchini, un grande autore ma anche un grande uomo, una persona semplice e sempre disponibile. La cosa che mi ha colpito di lui è stata la sua verve, la sua energia è davvero instancabile. Massimiliano Frezzato, ad esempio, mi ha colpito profondamente perché, nonostante l’immensità del suo profilo artistico e culturale, è emerso un tratto del tutto paternale, una sorta di chioccia, molto protettivo e con un cuore immenso. Per non parlare di Corrado Roi, il maestro dei neri, un mostro sacro inarrivabile, sempre presente e pronto a tenderti una mano, con il suo fare diretto e duro all’apparenza, solo all’apparenza. Oppure, Roberto Recchioni, uno degli autori più grandi della nostra cultura italiana, che nonostante le molte critiche, ti posso assicurare, che è una persona di una gentilezza e di una disponibilità estreme, per non parlare della sua educazione, io sono rimasto sbalordito. Ma ci sono anche i cari Aldo Di Gennaro e Giuseppe Montanari, maestri ai massimi livelli artistici, che mi hanno praticamente adottato consigliandomi tantissimo e restando sempre al mio fianco.

Potrei continuare per ore e ore senza stancarmi, perché è questo il bello di questa incredibile passione: io potrei lavorare 24h per mesi senza sentire il minimo cedimento o la minima stanchezza. Adoro il Fumetto».

Hai avviato una proficua collaborazione con la Sergio Bonelli Editore e l’Astorina, le due più grandi case editrici italiane di fumetti. Com’è cominciata questa avventura?

«È iniziata in modo semplicissimo e impensabile per tanti: una semplice e-mail di presentazione e subito dopo una telefonata in redazione, mi hanno fatto rispettivamente parlare con i direttori Generali Mario Gomboli (Astorina SRL) e Mauro Boselli (Sergio Bonelli Editore), abbiamo fatto una lunga chiacchierata piacevole e alla fine mi hanno dato il loro benestare, il consenso ufficiale a editare uno speciale Rivista dedicato ai grandissimi personaggi del fumetto: Tex, Dampyr e Diabolik. Ti lascio immaginare la mia felicità quando appresi questa notizia, per telefono ebbi la stessa reazione in entrambe le conversazioni, iniziai a balbettare, tremante con la voce e dulcis in fundo una lacrimuccia di felicità».

Schizzo

Hai scritto nel tuo art book: “Disegnando ho scoperto la mia libertà”, eppure continui a considerarti un semplice scarabocchiatore. Come mai?

«Perché è quello che sono, Lo Scarabocchiatore, un ragazzo semplice, alla mano, senza grandi pretese, che insegue il suo sogno cercando di realizzare progetti per diffondere la cultura del fumetto».

Un’ultima domanda. Anche la tua vita sentimentale è all’insegna dei fumetti, visto che la tua compagna, Serena Originario, è un’illustratrice affermata. Non si tratta di un caso, vero?

«A dire il vero è un caso. Ci siamo conosciuti e piaciuti subito, lei è dolcissima, bella come il sole oltre che intelligente e risoluta, però ha una caratteristica peculiare che mi ha rapito letteralmente: ama sognare ad occhi aperti ed è di una semplicità disarmante, sempre pronta a tendere la mano a chi ne ha bisogno. Guida nei vari progetti, mi consiglia e mi sostiene in tutto ciò che realizzo. Ti dirò una cosa in anteprima: io e lei realizzeremo insieme due progetti editoriali, non vediamo l’ora di iniziare».


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *