Vicissitudini e “colpi di teatro” a Putignano – I documenti storici

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In questa seconda parte della ricostruzione della storia del Teatro Comunale (qui la prima parte) di Putignano diremo molto succintamente vicissitudini e colpi di scena, cui il popolo putignanese dovette assistere prima che si concretizzasse la costruzione del Teatro. Va preliminarmente dato atto a sindaci e al consiglio comunale di aver agito sempre con correttezza e trasparenza, su tutti, al più volte sindaco e benefattore, Giovanni Tateo, cui dobbiamo le dichiarazioni storiche circa l’esistenza del “vecchio” teatro. La nostra cronistoria si basa sui documenti che vanno dal 1853 al 1894, anno della consegna del Nuovo Teatro alla città.

E partiamo allora dal 1853. A settembre di quell’anno risale la seduta consiliare in cui viene approvata una spesa di 46,00 lire per urgenti lavori al tetto del Teatro: inutile spesa perché l’anno dopo crolla per le assi ormai corrose dal tempo e dalla pioggia.

Nella seduta consiliare “straordinaria” del 4 agosto 1881, il sindaco Tateo così verbalizza: 

“Onorevoli colleghi, Putignano ha posseduto un Teatro Comunale, fin dal 1707, come dalla lapide piazzata nelle mura dello stesso, era piccolo, era disadorno, poggiava su botteghe da fabbro, fiancheggiate da lurido macello, si accedeva per una lunga scalinata scoverta, angusta e tortuosa, praticata nello spessore delle mura della città, ma era sufficiente ai bisogni dell’epoca. Verso il 1855, la tettoia, minacciando rovina, venne demolita e le Amministrazioni Comunali posteriori, debolmente si occuparono per riedificarlo, ma sempre come sorgeva in antico e stanziarono tenuissime somme poi investite ad altri usi pubblici”.

Verbale del sindaco

Ora, circa la ricostruzione, va detto che avvenne in tre fasi: Innalzamento delle mura perimetrali, la costruzione del tetto e degli interni (due file di palchi, loggione, platea, ecc.) e le rifiniture, decorazioni, allestimenti e addobbi.

A seguito del bando del 1872, venne approvato l’unico progetto presentato dall’ing. Vincenzo Ventrella, che però risultò non abilitato nel titolo e fu sostituito dall’ing. Ottavio Lamparelli di Terlizzi, che ne divenne effettivo esecutore.

Ma i lavori si protrassero per oltre vent’anni, furono alquanto tormentati. Le imprese appaltanti furono più d’una, e la forma della platea e dei palchi subirono non poche modifiche. Si alternarono diversi ingegneri collaudatori incaricati dalla Prefettura di Bari, che sovrintendeva alle autorizzazioni. Non mancarono ricorsi e azioni legali. Insomma, tutto nella “normalità”, diremmo oggi. In definitiva possiamo dire che il Teatro, ultimato a fine 1894, su progetto definitivo dell’ing. Ottavio Lamparelli di Terlizzi e dalle imprese di Nicola Mascialino di Bari, pittore e decoratore, autore anche del telone (“che doveva fungere anche da comodino”) e di Angelo Berardi per tutto ciò che riguardava murature ed ebanisteria.

L’ing. Lamparelli si rifece in tutto al Teatro di Corato, da poco inaugurato, e la platea fu rimodellata da anfiteatro a ferro di cavallo.

Pianta del Teatro comunale di Putignano

Queste in linea di massima le alterne vicende storiche del Teatro di Putignano. Rimane un solo neo: nessuna notizia ci è pervenuta circa il giorno di quella sua prima rinascita di fine ottocento. Ma godiamoci oggi, dopo oltre un secolo, la sua seconda vita.

Foto ©Archivio Alfredo e Felice Giovine


Per altre informazioni sul Teatro: https://centrostoricoputignano.it/teatro-comunale.html

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Felice Giovine è nato a Bari. Nel 1985 ha creato il Centro Studi Baresi, il Comitato per l’eliminazione del J (gei) dall’italiano e dal barese; nel 2009 ha pubblicato e diretto U Corrìire de BBare (fino a febbraio 2012); nel maggio 2012, l’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” (con Rino Bizzarro, Gigi De Santis e Gianni Serena). È figlio di Alfredo da cui ha ereditato l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi e la Sezione Civiltà Musicale Pugliese, oltre a la crosce de mbarà a le barise a llègge e a scrive come se dève la lèngua noste.

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