Rète, Candale e Carate: il “peso” delle parole. Arabismi baresi – seconda puntata
Arabismi baresi Rète Candale Carate
In questa seconda puntata continuiamo, con l’aiuto degli articoli di Alfredo Giovine (1992), ad esaminare gli arabismi del dialetto barese.
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Risme, tanto per iniziare, è nome usato da cartolai, tipografi, cartai, esercenti in cancelleria e consumatori che li frequentano. Risme corrisponde generalmente a un pacco di carta di 400 o 500 fogli: “V’a ccàtte na risme de carte da la cartolèrì du spunde. Pe stambà 400 foglie de carte ndestàte, u tepògrefe iav’a bbesègne de na risme de carte”. (Da rizma: fascio di indumenti o di altre cose).
Sciàbbeche, invece, è una specie di rete per pescare (da sabaka: rete per pescare).
Candàle, misura antica in disuso, di poco inferiore all’attuale quintale, (da qintar: misura araba). Questa era usata per grandi quantità di merci. La piccola misura, invece, era rappresentata do caràte (carato, da qirat: peso proprio dell’oro, ventiquattresimo d’oncia. Nota del prof. Alfonso Traina – 1925-2019).
Altra misura antica ma disusata è rète: Damme nu rète de pane (ruotolo, da ratl: equivalente a kg. 0,793. Traina). È utile aggiungere che ‘ruotolo’ è diffuso nel Sud anche come cognome.
Nell’ambito delle misure del passato, invece, si è perso il ricordo di romàne, (romano, da rumaan [melograno, Bertoldi]: contrappeso della stadera che scorreva lungo l’asta di essa per segnare il peso. Traina).
Compagno del precedente è tùm(m)ele, (tumolo, da “Tumn”: misura di litri 17 per aridi, non più usata. Traina).
Garaffòne o garrabbòne, è una grande bottiglia, da quaraba: bottiglia di vetro panciuta.
Graste è il vaso di terracotta per piante di fiori, da qastriya: vaso di terra.
La coffe assomiglia alla precedente, ma è fatta di steli, foglie di palma e altro materiale vegetale; cesta, paniere, ecc. (da quffa: cesta).
Più comuni del precedente, nel nostro dialetto, sono mataràzze (materasso, da matrah: letto, materasso) e zerròne e zerrùse (zoticone, da surrah) e l’antipatico tavùte (bara, da tabut).
Una persona che non appartenga al popolino e che abbia una certa istruzione può usare in dialetto la parola taccuìne (taccuino, da taqwim: calendario, almanacco).
Con il diffondersi dell’automobile, alquanto raro è diventato l’uso di varde, basto per animali da soma (da bardaca: basto). Invece il ridotto uso di baldacchine è dovuto alla scemata importanza che si dava a drappi e paramenti come segno di rispetto o onore.
Un nome proprio è Barracane, (it.: barracano), cognome di non pochi baresi, (da barrakan: grosso mantello) così come altri nomi di indumenti, sono giùbbe (giubba, da gubba) e sciàlle (scialle, da sal).
Fa parte del cortinaggio la zenèfre, l’intelaiatura di legno che dal soffitto regge tende o altre parti del cortinaggio). È usato molto in dialetto pur essendo del gergo dei tappezzieri (da sanifa: lembo di veste, guarnitura).
Ed ora, per rifarci la bocca, una piccola pausa con qualche nazzaròne, frutto dell’azzeruolo, piacevolmente acidulo (da azzucrur).
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Felice Giovine è nato a Bari. Nel 1985 ha creato il Centro Studi Baresi, il Comitato per l’eliminazione del J (gei) dall’italiano e dal barese; nel 2009 ha pubblicato e diretto U Corrìire de BBare (fino a febbraio 2012); nel maggio 2012, l’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” (con Rino Bizzarro, Gigi De Santis e Gianni Serena). È figlio di Alfredo da cui ha ereditato l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi e la Sezione Civiltà Musicale Pugliese, oltre a la crosce de mbarà a le barise a llègge e a scrive come se dève la lèngua noste.
Che bello. Chiedo scusa, ma rete canale ecc, è il titolo di un libro? se è si’, dove lo posso trovare?