Bari e i fuochi pirotecnici: un’antica passione che dura da cinque secoli

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Non c’è festa barese senza un botto che faccia tremare l’aria: è così da sempre, perché a Bari i fuochi non sono solo spettacolo, ma tradizione. Questo amore incondizionato per i fuochi pirotecnici, secondo lo storico Vito Antonio Melchiorre, trova la sua prima testimonianza addirittura in un documento del XVI secolo.

Sebbene la polvere da sparo sia stata inventata in Cina già nel IX secolo, in Europa iniziò la sua diffusione solo fra il XIII e il XIV secolo, rivoluzionando completamente ogni strategia e tattica di tipo bellico. Tuttavia, il suo uso, fortunatamente, non è sempre stato solo offensivo, ma ha avuto anche un valore celebrativo.

Il primo documento

Nella Conclusione capitolare del 6 novembre 1551, di cui scrivevamo poc’anzi, si parlava di sostenere una spesa dovuta all’acquisto di polvere de bombardo per artiglieria et fulgurj per festeggiare l’arrivo del nuovo priore a Bari.

La polvere da sparo era usata per i moschetti e i cannoni dei soldati del battaglione cittadino che, con gran foga, ad ogni festa, riempivano l’aria di proiettili, fumo e rumore.

Con gli anni, ci fu chi si specializzò nell’arte dei fuochi pirotecnici, tanto che già a metà del Settecento il battaglione di soldati fu sostituito da veri e propri artificieri, o meglio “maestri”, che dosavano e alternavano con oculatezza i fuochi più piccoli (femminelle) con quelli più grandi.

L’ordine dei fuochi

Una tradizione in particolare era molto tenuta da conto: durante la mattina del Sabato Santo, il primo sparo doveva partire dalla basilica di San Nicola o dal castello.

Dopo lo sparo “regio”, tutti gli altri maestri davano fuoco ai loro botti e i fuochi pirotecnici segnavano il cielo barese.

L’incidente

Melchiorre ci rivela che nel 1763 uno di questi antichi artificieri, forse per errore, fece partire uno dei suoi botti prima che arrivasse il segnale ufficiale; di conseguenza, anche gli altri seguirono il primo.

Questo piccolo incidente, che possiamo tranquillamente definire di poco conto, non fu però privo di conseguenze: i canonici della basilica alzarono un vero e proprio polverone, tanto che, a seguito di questo avvenimento, per calmare gli animi oltremodo alterati, l’anno successivo furono inviati, nell’arco di soli tre mesi, fra marzo e maggio, due dispacci reali per definire in maniera perentoria l’ordine dei fuochi d’artificio e punire severamente eventuali trasgressori.

Lo sparo del cannone

A conclusione, è giusto ricordare che l’ancestrale passione per i botti da parte dei baresi non si è limitata ai semplici petardi, ma che presso il Fortino di Bari, durante le feste e a mezzogiorno di ogni giorno, veniva sparato a salve un colpo di cannone: tradizione terminata definitivamente solo nel 1938, con l’inizio della Seconda guerra mondiale.


Bibliografia:

  • Vito Antonio Melchiorre, Baresità, Mario Adda Editore, 1992, Bari
  • Vito Antonio Melchiorre, Storie e patorie, Mario Adda Editore, 2007, Bari
  • Vito Antonio Melchiorre, Storie di Bari, Adda Editore, 2001 Bari
  • Vito Antonio Melchiorre, Bari nella storia, Adda Editore, 2002 Bari.

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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