Le “energie” degli altri ci influenzano? Cosa dice la scienza e il supporto pratico della Mindfulness

Le persone che emettono energie negative

Entri in una stanza con il sorriso, scambi due chiacchiere con una persona che si lamenta, che critica qualcuno o qualcosa, che travisa ogni parola, e poco dopo ti ritrovi in uno stato di nervosismo o angoscia. Comunemente, sentenziamo che quell’individuo “emana energie negative”. Detta così, però, la faccenda sembra assumere connotazioni esoteriche o new-age. Le neuroscienze, invece, ci mostrano che non si tratta di magia, bensì di pura biologia.

Il sistema nervoso umano possiede una sorta di antenna naturale che intercetta e si sintonizza con le emozioni, la gestualità, l’umore e la frustrazione degli altri, trasformando questi elementi in un malessere tutto nostro.

Contagio emotivo e neuroni specchio: cosa succede al cervello

La ricerca scientifica ha dimostrato che il cervello dell’uomo è un organo progettato per connettersi e sincronizzarsi con quello degli altri individui.

All’inizio degli anni Novanta, presso l’Università di Parma, l’équipe del professore e neuroscienziato Giacomo Rizzolatti ha scoperto una classe di cellule cerebrali straordinarie: i neuroni specchio. La loro funzione è quella di riflettere all’interno dell’organismo ciò che vediamo all’esterno.

Se osserviamo una persona che soffre, i nostri neuroni specchio tendono a simulare quella sofferenza. Se passiamo del tempo con qualcuno che si lamenta o prova risentimento, il nostro cervello capta quella frustrazione.

Al fenomeno biologico si associa il contagio emotivo, un processo analizzato dalla psicologa americana Elaine Hatfield e divulgato nel 1993.

Gli esseri umani imitano inconsciamente i gesti, le posture e il tono di voce di chi li circonda. Inoltre, quando assorbiamo l’ansia o la rabbia altrui, il nostro corpo subisce un attacco biochimico: l’amigdala (il centralino della paura) si attiva e ordina il rilascio di cortisolo, generando stress. Pertanto, il nostro organismo inizia a consumare realmente energia per difenderci da un pericolo che non è concreto, ma solo un riflesso.

Persone altamente sensibili e maggiore probabilità di contagio emotivo

Non tutti, però, reagiscono allo stesso modo a quelle che nel linguaggio comune vengono chiamate energie negative. Di fronte alle stesse lamentele o frustrazioni, qualcuno scrolla le spalle e se ne va sereno, mentre altri portano il peso di quella interazione per ore. Non si tratta di debolezza caratteriale ma di una vera e propria predisposizione biologica.

La psicologa americana Elaine Aron ha isolato e studiato un tratto della personalità chiamato “Sensibilità di Elaborazione Sensoriale” e le sue ricerche hanno evidenziato che circa il 15-20% della popolazione mondiale nasce “altamente sensibile”. Queste persone possiedono un sistema nervoso centrale geneticamente molto più ricettivo della media. In loro, i neuroni specchio e le aree cerebrali legate all’empatia mostrano un’attivazione più marcata. Si tratta, dunque, di soggetti capaci di intercettare le emozioni degli altri in modo più rapido e intenso.

Le quattro dimensioni dell’energia

Per spiegare come la negatività ci condizioni, nel 2003 lo psicologo Jim Loehr teorizza che l’energia umana si divida in quattro dimensioni interconnesse.

  1. Energia Fisica: è la nostra riserva biologica di base. Quando subiamo la frustrazione degli altri, il cortisolo consuma il carburante cellulare, lasciandoci stanchi.
  2. Energia Emozionale: si riferisce al tono delle nostre emozioni. Le relazioni genuine espandono questa energia, mentre i comportamenti disfunzionali la contraggono generando stress.
  3. Energia Mentale: è la capacità di concentrazione. Ascoltare critiche o lamentele distoglie il cervello dagli obiettivi quotidiani, frammentando l’attenzione.
  4. Energia Spirituale: è la forza interiore legata ai nostri valori. La negatività compromette la connessione con ciò che per noi conta davvero.

Il contagio, quindi, mina queste quattro aree ed è importante saper gestire anche le relazioni difficili, quando sono inevitabili.

Un supporto efficace possiamo trovarlo nella Mindfulness.

Mindfulness ed esercizi per gestire il contagio emotivo

Gli studi condotti ad Harvard dal team della neuroscienziata Sara Lazar, nel 2011, hanno mostrato (tramite risonanza magnetica) che, dopo otto settimane di pratica della Mindfulness, il cervello può modificare la sua struttura. Si riduce la densità dell’amigdala e il processo di neuroplasticità contribuisce a renderci biologicamente meno reattivi nelle situazioni stressanti.

Possiamo servirci di questa disciplina anche durante l’interazione con chi si lamenta molto. Ecco alcune tecniche.

  1. Attivare il testimone corporeo. Noi viviamo spesso in modalità “pilota automatico”, subendo ciò che accade. Possiamo spegnere questa funzione portando la consapevolezza sul corpo. Sposta il focus su di te e chiediti: “cosa sto provando?”. Nota se hai le spalle contratte, la mandibola serrata o una sensazione di fastidio allo stomaco. Riconoscere cosa accade al tuo corpo ammortizza il meccanismo del rispecchiamento.
  2. Usare l’ancora del respiro. Mentre l’altro parla, fai tre respiri profondi, concentrandoti esclusivamente sull’aria che entra e che esce dalle narici. La consapevolezza sul respiro comunica al tuo sistema nervoso che sei al sicuro e la produzione di cortisolo diminuisce.
  3. Praticare la distanza mentale. Guarda la persona che si sta lamentando e ripeti nella tua mente: “questo malumore non appartiene a me, non è mio”. Immagina che la frustrazione sia un temporale; puoi restare in casa e lasciare che la pioggia fluisca senza travolgerti.
  4. Attivare la compassione. Entrare in conflitto peggiora le cose. Puoi riconoscere interiormente che l’altra persona sta vivendo un disagio, un dolore che merita compassione, ma che non deve necessariamente contagiare te.

Le energie che tutti ci scambiamo ogni giorno non sono flussi magici, ma segnali biologici che l’uomo possiede da sempre per assicurarsi la sopravvivenza. Non possiamo evitarli totalmente e non spetta a noi il compito di cambiare gli altri. Ma abbiamo il potere di usare le difficoltà relazionali per crescere e per garantirci la stabilità.


Bibliografia:

  • Rizzolatti G. & Sinigaglia C., So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore, 2006
  • Hatfield E., Cacioppo J.T. & Rapson R. L., Emotional Contagion, Cambridge University Press, 1994
  • Aron E. N., Persone altamente sensibili. Mondadori, 2023
  • Loehr J. & Schwartz T., The Power of Full Engagement, Free Press, 2003
  • Hölzel B. K., Carmody J., Vangel M., Congleton C., Yerramsetti S. M., Gard T. & Lazar S. W.,Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density, Psychiatry Research: Neuroimaging, 2011.

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Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.

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