“Dimmi cosa mi accadrà”, “dimmi chi sono”: perché ci affidiamo a oroscopi e predizioni

chiedere consiglio ai cartomanti e agli oroscopi

C’è chi consulta l’oroscopo ogni mattina o chi compila un test di personalità sui social per scoprire se è empatico, introverso o sensibile. O ancora qualcuno che, trovandosi in una situazione sentimentale complessa, cerca risposte dai sensitivi o nei tarocchi. Dietro questo bisogno di essere “letti” può esserci molto più della semplice curiosità.

Non è un fenomeno marginale. Secondo il Rapporto Italia di Eurispes, quasi dieci milioni di italiani dichiarano di essersi rivolti almeno una volta a maghi o cartomanti. Tra le motivazioni indicate, il 24% riguarda questioni sentimentali. La stessa indagine rileva inoltre che il 18% degli italiani crede che si possa prevedere il futuro e il 26% attribuisce ad alcune persone capacità sensitive.

La domanda che più ci affligge: “chi siamo?”

Il quesito che potrebbe spiegare la tendenza non è “perché crediamo?”, bensì “perché domandiamo a qualcun altro di dirci chi siamo o cosa ci aspetta?”.

Chiediamo il parere della psicologa Roberta Giusto: «Da una prospettiva unicamente clinica, il profondo desiderio di farsi definire dall’esterno risponde a bisogni psicologici fondamentali di certezza, appartenenza e validazione emotiva

Non si tratta, quindi, di essere creduloni, bensì di un modo con cui la mente cerca di gestire l’incertezza.

Per comprendere come mai queste situazioni ci coinvolgono, va citato un fenomeno psicologico conosciuto come effetto Barnum, o effetto Forer: la tendenza ad accettare come personali e vere delle descrizioni che, in realtà, sono abbastanza generiche da potersi adattare a molte persone.

È il meccanismo che può farci leggere una frase come “sei una persona molto sensibile, ma a volte hai bisogno di isolarti” e portarci a pensare: “È esattamente così. Mi conosce!”

Il parere della psicologa

La spiegazione, secondo la psicologa Giusto, riguarda anche il bisogno di sentirsi riconosciuti: «Sentirsi validati emotivamente ci permette di percepirci ‘meno soli’, ‘meno pazzi’.» Inoltre, una definizione apparentemente precisa può produrre un altro effetto: mettere ordine nel caos. Come ci illustra la dottoressa, «Una ‘certezza’ scritta nero su bianco permette al caos emotivo interno di trasformarsi in una definizione chiara e strutturata, riducendone l’ansia esistenziale di sottofondo.»

In altre parole, a volte non stiamo cercando una verità assoluta, ma stiamo cercando sollievo. Vi è poi un altro punto: come ci vedono le persone che fanno parte della nostra vita. Roberta Giusto sottolinea che il modo in cui percepiamo lo sguardo degli altri non coincide necessariamente con ciò che stanno realmente pensando di noi. Le nostre insicurezze, i nostri giudizi e i nostri pensieri possono infatti essere inconsciamente attribuiti agli altri, facendoci percepire i loro atteggiamenti come giudicanti. In più, «Si ha la falsa idea che ricevere accondiscendenza voglia dire ricevere comprensione.»

Essere davvero “visti”, però, può significare anche essere messi davanti a qualcosa che non ci piace di noi. «L’essere ‘guardati’ prevede una forte messa in discussione che, non tutti, sono disposti a tollerare.» Sottolinea la psicologa.

Oroscopi e test

Un oroscopo non ci mette realmente in discussione. Un test online, costruito per restituirci un profilo, difficilmente ci dirà qualcosa che non vogliamo sentire. E una descrizione positiva, proprio perché ci rassicura, è più facile da accogliere. Ma c’è una conseguenza ulteriore. Se attribuiamo determinati comportamenti a una categoria esterna — “sono fatto così perché sono Capricorno”, per esempio — possiamo finire per alleggerire anche la nostra responsabilità personale.

Giusto osserva: «Anche il senso di responsabilità individuale si attenua; conseguentemente diminuisce anche la possibilità di un cambiamento o di un’evoluzione personale.»

Se sapere chi siamo ci rassicura, sapere cosa accadrà può rassicurarci ancora di più. Soprattutto quando il futuro riguarda qualcosa che ci fa paura: una relazione, un tradimento, la possibilità di trovare l’amore, una scelta, un cambiamento.

Per la Psicologa, «Il bisogno ossessivo di conoscere il futuro risponde ad una necessità umana innata e fondamentale: il controllo per la sopravvivenza emotiva.»

L’ansia del futuro

L’ansia, spiega, è spesso una proiezione sul domani. La mente percepisce ciò che ancora non conosce come una possibile minaccia e prova ad anticiparla. “Se lo so prima, forse posso prepararmi. Se posso prepararmi, forse soffrirò meno.

Il problema è che conoscere in anticipo un possibile dolore non significa necessariamente riuscire a viverlo meglio. Anzi, può accadere il contrario. «Essere preparati non attenua la percezione emotiva derivante, ma piuttosto crea più frustrazione e colpevolezza sul ‘come mi sento’.»

Una previsione che avrebbe dovuto proteggerci dal dolore finisce così per diventare un ulteriore motivo per giudicare le nostre emozioni. A questo punto l’oroscopo quotidiano o la consultazione di un cartomante possono assumere un significato diverso. Non è necessariamente il singolo gesto a rappresentare un problema. È il modo in cui viene utilizzato.

Secondo Giusto, la consultazione sistematica e ossessiva può trasformarsi in una modalità disfunzionale di gestione dell’ansia: «Sposta il focus dall’autonomia individuale alla ricerca incondizionata di rassicurazioni. E ciò può indebolire la psiche.»

Il meccanismo è semplice: arriva l’ansia, cerchiamo una risposta, riceviamo una rassicurazione, l’ansia diminuisce. Ma il sollievo è temporaneo. A quel punto, quando l’ansia torna, ricompare anche il bisogno della rassicurazione, tanto da innescare una vera dipendenza.

Il rinforzo intermittente

La psicologa lo descrive attraverso il meccanismo del rinforzo intermittente, che può contribuire a mantenere comportamenti ripetitivi di ricerca della rassicurazione. Il rischio, nel tempo, è quello di spostare sempre più fuori da noi la percezione del controllo.

«Si può arrivare a ‘subire’ la vita – anziché viverla attivamente – in modo progressivo e, spesso, silente.» La rassicurazione che inizialmente ci tranquillizza può finire per convincerci che, senza quella rassicurazione, non siamo in grado di affrontare ciò che accade.

L’assenza di eventi e il silenzio

C’è ancora un’altra questione importante: perché facciamo così fatica a non sapere? Perché alcune persone non riescono a vivere l’attesa o il silenzio?

Anche qui, secondo Giusto, il bisogno di controllo ha un ruolo importante. «L’attesa e il silenzio non sono solo momenti di ‘assenza di eventi’ ma sono veri e propri spazi psicologici densi in cui la mente, priva di stimoli esterni, si ritrova costretta ad entrare in contatto con il proprio ‘rumore’, spesso più assordante di qualsiasi silenzio.»

In questo spazio apparentemente vuoto possono emergere più facilmente ansie, insoddisfazioni, paure, ricordi, dubbi. E non va trascurata la questione culturale. Viviamo in una società abituata all’immediatezza: risposte immediate, messaggi immediati, acquisti immediati, informazioni immediate.

Secondo Giusto, questo ha contribuito a ridurre la nostra capacità di “stare nel processo”. «Riuscire a vivere il silenzio, l’attesa, l’imprevedibilità della vita è il segno più alto di maturità emotiva.» Non perché chi non ci riesce sia debole o irresponsabile. Al contrario: «Nessuno ci spiega come restare, per un certo tempo, nel dolore di un dubbio, o come si attraversa la frustrazione di un ‘non sapere’.»

Stare nell’incertezza

E allora, quando arriva una fase di stasi o una crisi, la mente può cercare una stampella: il risultato di un test, una previsione, una persona che ci dica chi siamo. Il problema, quindi, si pone quando la risposta esterna comincia a sostituire la nostra capacità interna di stare nell’incertezza, di scegliere e di affrontare ciò che accade.

Conoscere se stessi dovrebbe servire ad aumentare l’autonomia, non a consegnarla a qualcun altro. E anche imparare a non sapere fa inevitabilmente parte della conoscenza di sé.

Non possiamo sapere in anticipo se incontreremo l’amore, se una relazione finirà, se una scelta si rivelerà giusta o quale forma prenderà il nostro futuro. Però possiamo imparare a fidarci delle nostre risorse individuali, della nostra forza, senza perdere di vista (nonostante le difficoltà) la nostra unicità e il nostro valore.


Contatti Dott.sa Roberta Giusto:

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Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.

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