Accadde a Bari – La cronaca di uno “smemorato” fuggito dalle prigioni russe appassiona l’opinione pubblica (1954)

smemorato

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Correva l’anno 1954. Mercoledì 10 febbraio, alla stampa arriva la notizia del ritrovamento di uno “smemorato” che dice di tornare dai campi di prigionia russi.

Dall’aspetto ha da poco passato la trentina e ricorda vagamente di chiamarsi “Caradona” o “Cordone”: così si mostra l’uomo arrivato a Bari. Una volta in città, si è presentato in Questura e da lì i poliziotti lo hanno scortano per Bari vecchia cercando qualcuno che lo possa identificare o qualcosa che gli ricordi la sua identità.

L’uomo apparentemente senza memoria, dice di essere scappato 5 anni prima da un campo di prigionia russo della Siberia e di aver viaggiato in Russia e in Germania fino a raggiungere Bari che ricorda come la sua città natale.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 10-02-1954

La storia raccontata dallo smemorato

Con il passare dei giorni altri elementi iniziano a emergere, l’uomo riporta alla stampa quello che ricorda. Dice di chiamarsi Luigi e che suo padre si chiama Francesco vetturino e sua madre è una contadina, nato nel 1914 ha una sorella più piccola di nome Maria ed è cresciuto a Bari vecchia nei pressi della basilica. A 10 anni è stato ferito da una sassata e riporta ancora i segni in una cicatrice sul viso, fino a 15 anni è stato in una scuola di avviamento poi ha lavorato come apprendista presso un’officina meccanica in via Crispi. Ha fatto l’autista per un uomo benestante e nel 1939 dopo essere stato un giovane fascista, è stato chiamato alle armi presso l’artiglieria pesante di Nola.

Promosso a sergente, è partito per la guerra andando in Russia, dove è stato fatto prigioniero e internato nel campo 158 di Franksten. Qui è stato maltrattato violentemente mentre lavorava in miniera. È scappato alcuni anni fa con 4 compagni dal campo. Dopo aver vagato per la Russia, arrivati in Germania gli uomini si sono persi di vista e lui ha proseguito da solo. Arrivato a Napoli, ha poi deciso di continuare il suo viaggio fino a Catania e da lì dopo una sosta a Potenza è giunto a Bari.

Lo “smemorato” è in ancora in evidente stato confusionale e scambia i passanti per familiari, è sempre scortato dalla Polizia quando gira per la città.

Una donna di 60 anni di nome M. Chimenti, ha riconosce l’uomo come suo figlio, ricambiata dallo stesso “smemorato”, ma la versione riportata dalla donna riguardo la vita del figlio è così discordante da quella del “Caradonna” da far pensare alle autorità che si tratta di un simulatore.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 14/02/1954

La verità

L’esito dell’esaltante vicenda è però tragico: le autorità scoprono infatti che il simulatore si chiama G. Labriola nato a Ferrandina e che già in passato aveva finto di essere un reduce tornato dalla guerra per speculare sulle famiglie dei militari.

Resta la grandissima delusione della signora Chimenti che sognava di riabbracciare il figlio scomparso in Russia e seppure, da notizie assunte da un ex commilitone, fuggito anche lui da un campo di prigionia, mai rientrato in patria.


Fonte:

La Gazzetta del Mezzogiorno, 10-11-12-13-14 febbraio 1954

Link Wikipedia Campagna italiana in Russia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_italiana_di_Russia

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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